November 01, 2014 at 11:18AM

Una poesia intitolata “I piccoli padri” e dedicata a “M.”, cifra che può stare per: Milo, Mario, Maura, Marco, Manuela o altri nomi importantissimi che iniziano con quella lettera.

«I piccoli padri»
a M.

Grande forma baüscia dello sproloquio in forma
di barbarie, contenuta
è resistenza al tempo e variazione
dei piccoli padri di fronte al disco solare
e le sue danze affette da autismi e soliloqui
o dalla considerazione che le atmosfere
sono ovunque rarefatte
al modo che le sfere celesti fatte di gas
chiudono le palpebre insieme ovunque in questo universo
come grandi bimbi ciechi.
Parlare significa salivazione.
Penetrano misteri nelle orbite
e i piccoli padri inventarono le mummie
seppellendole sopra la superficie di qualunque territorio
riassumendone le sigizie e i turning point
dove si addensava il senso
secondo il gioco delle latitudini e del gelo
fino all’invenzione degli altiforni
affinché i ghiacci del pianeta disciogliessero in saliva
e noi potessimo giocare nella forma del parlare
del parlare, parlare
tutte le case sono degli Usher
le meridiane assorte
le litanie strofe
le catene montuose silenti
serrano le palpebre dal sonno all’avvenire
e parlare, parlare
senza ossimori o reliquie
qui e ora hanno parlato
e nessuno ricorderà questo pianeta
di paradisi, melma, fecondazione, acquemorte
nelle gore delle equazioni sta
nessuno
nessuno vede sente o testimonia
e sia dunque grazie a te o nessuno


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