November 24, 2014 at 01:16PM

Adesso consideriamo la lingua. La lingua è una questione per chiunque. E’ una questione particolare per lo scrittore, sostantivo che non va messo “tra virgolette”. Facciamo insieme un esame linguistico di un piccolo pensierino scritto e pubblicato ieri in questa pagina (qui: http://on.fb.me/1v2xKfa)? Poiché la cosa, ho osservato, è tutt’altro che chiara a chi ha commentato indignato, su questa pagina e altrove. Non solo la cosa della lingua non è chiara: nemmeno è considerata una questione. Ecco un esame linguistico del pensierino ieri fattosi post su Facebook. Esso riguarda l’innovazione, la semantica della parola “innovazione”.

“La questione dell’innovazione”: significa che c’è un problema, una problematica e non una soluzione relativi a “innovazione”.
“, in Italia, nei termini in cui la mettono,”: significa che tale questione è declinata in una maniera particolare in Italia, oggi, da alcuni soggetti che la definiscono o “la mettono” senza definirla, la pongono senza consapevolezza.
“secondo me significa:”: un soggetto, che è lo “io”, in questo caso il “mio” “io” e, quindi, quello che verrà detto è idiosincratico e particolarissimo, in quanto afferente alla mia soggettività, anche se sembra avere la forma di apodissi.
“sfruttamento, alienazione,”: l’enunciazione presuppone un indirizzo analitico di matrice marxiana: marxista anzitutto e anche relativa agli scritti cosiddetti più “utopici” di Marx.
“assenza di lingua”: una delle eziologie è proprio ciò che motiva questa analisi linguistica minima, e cioè l’assenza di sentimento della lingua, sia in emissione sia in ricezione, il che permette la mancata elaborazione di una lingua attuale, totalmente agerarchica e asintattica (“piaceri: food, wine e design”, “genio!”, “adoro” o, al posto del “cuoco”, lo “chef”, tanto per intenderci).
“e ciclotimia socialmente dannosa.”: significa che si evidenzia un dato psichico, quindi possibilmente anche psichiatrico, che coinvolge un’intera comunità.
“E’ un fatto politico.”: è tale in quanto riguarda una comunità, la sua vita vivente, il suo inconscio, la realizzazione dei suoi sogni e dei suoi desideri.
“Quelli ‘dell’innovazione’ vadano a lavorare per un mese con braccianti meridionali e attivisti anarchici.”: significa che, per come “la mettono” loro, la questione dell’innovazione pone un frame che implica un’opposizione tra un supposto arcaico ideologico (e lavorativo di conseguenza) e una novità che tende a recuperare le forme arcaiche, per lanciarle in uno spazio non ancora conosciuto o sperimentato. E’ qui dato corpo a una figura retorica che è detta: ironia.
“Poi ne riparliamo, a partire dal premier, che fa la sua league.”: in quanto il premier attuale, Matteo Renzi, è evidentemente uno di coloro che “mettono” così la questione dell’innovazione, in un provincialismo che ritiene che l’americano e l’anglosassone siano più avanti nella novità e la facciano compiutamente e sicuramente meglio che in Italia, il che motiva l’ironia con cui il pensierino si conclude, cioè il premier italiano che gioca da solo in una sua serie A, ma anglosassone, come è “la premier league”, ovvero la prima divisione calcistica inglese, che oggi si dice essere migliore e più all’avanguardia e ricca del corrispettivo italiano.

Ecco dunque cose e come lo intendevo. Non è letteratura, come è chiaro e ovvio; non è provocazione; non è arretratezza o cecità; non è nemmeno un quiz da settimana enigmistica.
E’ un fatto linguistico.


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