Sono addolorato, costernato per la scomparsa di Luigi Bernabò. Tra i migliori agenti letterari italiani, aveva una capacità di ascolto umanistico rara, oggi tanto più sofferta per via delle procedure apparentemente impazzite, e invece realmente alienanti, del mercato editoriale per come lo interpreta l’editoria italiana. La comunità letteraria italiana, se esiste una cosa del genere e in un certo senso esiste, perde una persona integralmente tale. Questo è il lancio di agenzia con cui è stata data la notizia: “(AGI) – MIlano, 24 nov. – E’ morto a Milano Luigi Bernabo’, uno degli agenti letterari piu’ importanti del mercato italiano e internazionale, rappresentante, tra gli altri, di firme del calibro di Scott Turow, Michael Connelly, Jonathan Franzen, Dan Brown. Nel panorama italiano ha contribuito al successo di autori come Aldo Nove, Donato Carrisi, Tiziano Terzani e molti altri. Nato a Torino, aveva trascorso l’infanzia in Argentina, si era laureato in Filosofia a Roma e aveva trovato lavoro a Milano, da Erich Linder dell’Agenzia Letteraria Internazionale. Dopo una breve pausa come responsabile della narrativa Rizzoli, nel 1989 aveva fondato la Luigi Bernabo’ Associates insieme alla moglie, scomparsa nel 2012”.
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