December 16, 2014 at 12:37PM


[se non interessa la riflessione e importa la slideshow da Christa Wolf, cliccate qui: http://bit.ly/1A37x3g%5D

L’incredibile vicenda del piccolo Lorys Stival, ucciso da mano per ora ignota nel Ragusano, richiama, con tutto il contorno osceno di non fatti e valutazioni dostoevskijane, di controllo tecnologico che non controlla nulla, di presenze atramente fabulistiche come “il Cacciatore”, di oltraggio sessuale che non c’è e però c’è, di una comunità che straparla alla cazzo e si fonde in osmosi con l’altra comunità straparlante alla cazzo che è costituita dalla popolazione di giornalisti cameramen ed esperti in alcunché – questo quadro ripetuto della vicenda di Lorys Stival è sì un quadro ripetuto (caso Montesi, caso Fenaroli-Ghiani, caso Circeo, caso Bilancia, caso Franzoni, etc.), però avviene in un momento storico, il nostro, che paradossalmente abbatte ogni frame temporale e tratta il caso di attualità come un cold case, oltreché un “Cluedo” della realtà, giocato in tempo appuynto reale. No, qui accade che la realtà non è soltanto narrativa: è narratologica. L’angelizzazione dell’inerme piccola vittima non è più spettacolare, come anni addietro: ha sì la retorica dello spettacolo, ma cade in un’indifferenza che rende schizofrenica la reazione di ciò che una volta fu “il pubblico” e furono “gli spettatori”. La memorialità è transitoria alla massima intensità, da quando il caone conoscitivo non è più il canone della realtà. Questa mamma FORSE colpevole e già condannata, dunque, non richiama per nulla il mito, che è un gesto appartenente a un canone conoscitivo e spettacolare: il mito non si ripete nel modo in cui hanno pensato i novecenteschi o gli ottocenteschi. Questa madre, insomma, non è e non sarà Medea. Non lo sarà letteralmente, in quanto la letteralità dell’accadimento è l’unico aggancio all’attenzione di cui si dispone in questi anni occidentali. Non è la memoria il differenziale del nostro attuale presente: è la disattenzione, che cancella all’istante l’elemento mnemonico. L’attenzione, più che nel Novecento, è il discrimine anche culturale della nostra evaporante nebulosa che, per convenzioni, in occidente diciamo oggi “realtà”. Non “storia”, bensì “realtà”. Per questo propongo la visione di una vecchia cosa che feci quando la banda era molto meno larga e poco sofisticato l’insieme di tool on line: un cut-up testuale e visuale e musicale proprio dalla “Medea” di Christa Wolf. Basta un clic qui, attendere che si carichi la pagina e assistere finché se ne ha voglia: http://bit.ly/1A37x3g

da Facebook http://on.fb.me/1ABBghX


Scopri di più da Giuseppe Genna

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scopri di più da Giuseppe Genna

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere