December 19, 2014 at 12:18AM


Improvvisamente, mentre credo di parlare con innocenza, non lo facevo, in tutta evidenza, quindi di colpo sono stato abbattuto, verticalmente, per me inaspettatamente, senza riuscire in nessun modo a niente, riportandone una sensazione enorme di spavento, acuta di dispiacere, irrimediabile di solitudine. Sono rimasto impressionato. Di colpo avevo quattordici anni, come ora nell’aria gelida di Milano. L’umido fattosi tagliente, così in alto come in basso, così fuori come dentro. E’ grazie a questi spostamenti, a questi urli laceranti dell’esistenza mia lacerata, che mi rendo conto che, davvero, non mi sono reso conto. Viene da ringraziare chi mi ha fatto sentire come quando avevo appunto i quattordici anni: sfigatissimo, orrendo, debole, spastico, inadatto psicologicamente e fisicamente, privo di qualunque principio di individuazione, sballottato dagli eventi, fuori postura, scapole alate e anima priva di ali. Ho dunque ora anni quarantacinque e anni quattordici: rendiamoci conto, Giuseppe Genna, tu che devi sempre fare un microscopico attimo di mente locale per ricordarti e confermarti che il tuo nome sarebbe Giuseppe Genna. Allora mi è venuta in mente una poesia, che a quell’età per me tremenda de i quattordici anni rileggevo, a mantra, e adesso enuncio istantanea: non come un mantra, ma come un mandala: qui, in immagine. La differenza è dunque in questo fatto: lo stato interiore è il medesimo, di colpo, quattordici quarantacinque, lo stesso, le premesse emotive anche, le stesse, l’esito è totalmente diverso. Ecco la poesia, è di Milo De Angelis, da “Somiglianze”, io nel 1983 avevo rubato una copia, io la leggevo, non come questa sera adesso: non come questa sera adesso!

da Facebook http://on.fb.me/1C4PCLZ


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