Thomas Bernhard, da “Ave Virgilio”, 1981
LIBRO QUINTO
OTTOBRE
Sui mucchi di macerie non significa nulla
il pianto della madre,
nulla l’intercessione del padre beone,
nulla il referto di morte del sottotenente,
la ribellione dei cardinali un bel nulla,
nulla la rampogna del futuro,
il pianto d’interi popoli nulla,
nulla l’aria distrutta,
la fine degli oceani…
Le mandibole sepolte dissotterro,
le umiliazioni,
la mia fragilità la conduco
davanti alla mia bocca disfatta,
davanti al mio cranio prosciugato
nel mio stato pietoso la mattina…
Nella notte
metti gli incendi del mondo
in conto alla mia fraterna demenza…
CORALE:
Cosa vuole da me il giorno
e mi fa domande, centomila domande
e nomi mi propone
e mesta nella mia confusione col suo pianto…
Cosa vuole da me il giorno
e m’inchioda a grossi alberi,
mi spalma il suo sangue negli angoli degli occhi,
che per il sangue non vedo più il paesaggio, nulla…
Cosa vuole il giorno da me,
mi caccia cunei nella carne e mi fa cantare…
CANTO DEL FIGLIO DEL MACELLAIO:
Tu smembri abilmente il bianco
corpo,
tu fai uso improprio degli strumenti
del mio pianto,
affondi entrambi i coltelli
nel cranio ottobrino…
la mia morte, il mio uccello mandato in esplorazione,
che mi persuade…
Io sono, padre,
profeta dei deformi,
sopra
e sotto,
prepotenti si schierano
gli agnelli
nella mia testa,
io, figlio del macellaio,
sono col mio PASCAL al macello…
allo stipite della porta è appeso il mio cervello;
dacché mi ricordo,
sta marcendo…
Quando il mio mattino si confonde col mattino del
mondo,
quando il mare si affaccia dai boschi
e le case prendono il colore del mezzodì,
il volto appestato dell’ottusa estate,
quando novantamila si destano e centomila,
pongo ai novantamila
la centomillesima domanda sulle menzogne
del mondo.
PROSCIUGATO
Roma guastò
il mio stupore
con la nausea
della sua vecchiezza,
Catania, cagna.
al piede dell’Etna,
Siracusa, monumento
della noia..
A Sapri passai
tutto l’abietto mare dormendo
su un catafalco…
i pini morsicavano…
la spiaggia imputridita
sulla costa ovest
spremette il mio pianto
dai pori dei bagnanti,
io generai onde
sopra di loro,
li assassinai,
vipere venute dal nord,
la loro comparsa
ulla sabbia
rendeva la tragedia
ridicola,..
Reggio Calabria,
colpi sordi,
orologio… mortale
sferragliare dei treni…
la signora inglese
mi venne dietro
fino ai cactus…
il mio cuore sbranò il suo…
Taormina, febbraio tropicale.
Dalla Calabria
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lettere mortali.
(traduzione di Anna Maria Carpi)
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