Io non sono di quelli che “vende, è cultura pop”. Io non sono di quelli che “i serial americani funzionano più della letteratura”. Io non sono di quelli che “i libri alti” e “funziona” e “costruiamo il percorso dell’autore”. Non sono nemmeno uno che “i desideri del lettore” o anche soltanto che “i lettori”. No, io sono che, tipo lui nell’immagine, lui deve diventare miliardario con i suoi tomi, deve vendere a palla e l’editore, con i soldi che guadagna da quelle merde di libri lì, ci deve fare collane di poesia e classici e scrittori che scrivono opere bellissime. Molto contento che, tipo lui nell’immagine, guadagna una caterva di soldi, lui non deve rompermi i coglioni con letteratura, romanzo, trama, generi, etc. Lui non parla con me manco morto, ma non soltanto perché non mi bada, bensì perché non gli permetto di parlarmi. Inoltre chi lo fa parlare di queste cose, secondo me, è corresponsabile di una situazione di orrore antiartistico e antintellettuale, per cui io non parlo manco con chi, tipo quello nell’immagine, lo fa pubblicamente parlare di roba che parrebbe attinente a opere autentiche, mentre è tutta una cazzata non dannosa, ma semplicemente vomitevole. Tutto ciò lo dico non perché aspiri a parlare di letteratura nei luoghi in cui lo fanno parlare di nauseanti stronzate paraletterarie. I nomi che vedo nelle classifiche di vendita dei libri, per i 18/20, fanno cagare, sono accumuli di pagine che fanno cagare. E’ che provo invidia? Al contrario, provo lo schifo puro, davvero puro: il mio schifo è netto.
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