January 05, 2015 at 10:36AM


Dovrei essere concentrato, dovrei essere centrato, dovrei essere entrato nel saggio che ho da scrivere, dovrei uscirne e svagarmi: non è così, non sarà così. Rifletto sulla giornata di ieri, un poco fuori dai protocolli olografici che ho imposto all’apparizione testuale. Da settembre, il mio passato più acutamente vissuto, più amorosamente intenso e più impegnativo mi si presenta con ritorni sconvolgenti. Si tratta di persone, che hanno segnato la mia vita, in modi differenti e comunque decisivi. Ierimattina apro la mail e c’è una persona che mi scrive dall’altra parte del mondo: non la sentivo né vedevo da dieci anni. Ieripomeriggio vado a trovare una persona cara, al centro di un maelstrom inimmaginabile, nel senso letterale del termine. Ierisera arriva una telefonata inattesa e sconvolgente, da una persona che non vedevo e non sentivo da otto anni. Le tre persone in questione manifestano una comunanza che mi turba profondamente: mi appaiono in una *forma nuova*, completamente differente dalla forma che incarnavano quando le ho conosciute e frequentate. La narrazione di cui sono capaci queste tre persone è adire poco insostenibile per intensità esperienziale, cognitiva, emotiva e soprattutto fisica. I corpi pressano per comunicare la loro trasformazione, attraverso dilacerazioni, bruciature, ulcerazioni interne ed esterne, mutazioni fisiognomiche, violenze attraversate o subite, tessuti che si dilaniano, liquidi e gas che provocano squassi: atti, fatti, processi di degenerazione e generazione impreviste.
Ho vissuto quei passati, sono stati estremamente preziosi: arricchenti sotto qualunque punto di vista. Mentre lo erano, accadeva che le situazioni fossero scosse da sismi del tutto inerenti a quei passati, non soltanto a me in qualità di osservatore partecipativo: erano drammi specifici che riguardavano gli altri e che io avevo da affrontare in prima persona. Sbilanciavano, quei sismi, come sbilancia qualunque sisma. Mentre accadevano, quei passati, io lavoravo al contempo su me stesso: in un modo estenuante e preciso, continuo e sofferto, in cerca di ciò che manca quando si è sottoposti a sisma: il proprio equilibrio. Ora quei tre passati, di colpo, in un giorno, mi si ripresentano così rinnovati e io rifiuto questa nuova forma e non per nostalgia di un’antichità, di una frequentazione che si è platonizzata in un’iperuranio memoriale e fisso per sempre in una sagomatura cristallizzata e perenne – rifiuto queste tre nuove forme in quanto esse stesse sono un sisma che non può arrestarsi, può soltanto continuare a squassare edifici e fondamenta, a rivoluzionare assetti e collocazioni. Queste forme nuove implicitamente assegnano a un equilibrio un ruolo marginale. La centratura è messa a dura prova. Il corpo emotivo si innalza in esplosioni e crepature.
Quei passati non sono mai stati rimossi. Perché si ripresentano?
Ieri io ho vissuto tre gradi di orrorificazione della realtà.
Questa notte non ho dormito.
Oggi sono una tabula rasa, ma non per serenità mentale: sono azzerato nella facoltà della volizione, della concentrazione, della percezione di me stesso.
Non ho mai compreso coloro che ricercano un seme di meditazione: una visualizzazione, un simbolo. Fatico a identificarmi con chi medita. Mi pare che non esista un seme di meditazione più alto e intenso e magnetizzante della realtà di vegli che sono abituato a vivere da 45 anni.
La realtà è la meditazione.

da Facebook http://on.fb.me/1yqZuyo


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