Cosa tento di “dire” letterarariamente da 25 anni? Questo che è nel video, il quale non è letteratura. Riguarda l’estinzione dell’umano? No: riguarda l’emersione di una possibilità dell’umano, di uno sguardo non configurato come quello umano. Si avvera storicamente questo sguardo non unicamente umano? Secondo me, dal punto di vista sociologico, questo è esattamente lo psichismo emerso pubblicamente in occidente da circa un lustro: c’è stata un’accelerazione che ha portato a una trasmutazione, per cui tutta l’antropologia si deve adeguare. I paradigmi attuali, percettivi psichici e politici, devono fare i conti con questa sostanza. Va essenzialmente sottolineato che mi occupo non soltanto dello sguardo non umano, quello della creatura animale, o del canone storico, che qui ha la forma di una chiesa cattolica, bensì anche e soprattutto dello sguardo che era umano e che oggi è umano insieme al machinico, cioè al device che opera la registrazione. Anche la memoria, in questa prospettiva, subisce una trasformazione: c’è la memoria dell’animale che è tesa a una funzionalità precisa, cioè la sopravvivenza, e poi c’è la memoria storica che indica la conformazione sacra di certi arredi, e infine c’è la memoria della persona che ha registrato, la memoria “artificiale” che permette la diffusione e la persistenza e la richiamabilità di questo video, la memoria di chiunque guardi questo video.
Ciò tentavo di dire in prosa. Era una componente della testualità a cui lavoravo. Parziale, tuttavia: a me nel lavoro testuale non interessava tantissimo quanto intendessi “dire”, mi interessava e mi interessa altro, di genere assai diverso. Adesso che quanto tentavo di dire è verificato temporalmente, ho la conferma che posso mutare le “intenzioni” testuali, che mutano di volta in volta e non sono tutto il testo. Posso commutare intenzione con altra intenzione, tentando di esperire continuamente l’attrito col testo e col mondo, che *mi interessa*.
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