Stanno sbagliando completamente frame. Il frame è Breivik, ma non Anders Behring Breivik, bensì *tutto* quello che ha avuto il suo buco bianco nella catena di eventi a Oslo e Utøya: la preparazione degli attentati, il fanatismo che è indifferentemente occidentale o meno, i ragazzini laburisti nella situazione isolata nell’isola, l’arma automatico, tutti gli automatismi, i meccanismi corporei e attenzionali al massimo grado efedrinico eppure a puttane, la formazione a videogioco shooter, il gelo ovunque, la pioggia grigia, i climi fisici ed emotivi, l’indifferenza a morire e la difesa delle libertà da ogni parte, preventiva nel killraggio e postuma nel discorso illegittimo sulle vittime.
Chi pensasse che sto parlando di qualcosa di psichico o psichiatrico sbaglierebbe. Io parlo della nebulizzazione dell’uomo in stato tecnologico presemantica. La morte è bianca: bianchissima. Le ritologie non sono per nulla esauste, come prediligono i nichilisti snob e miei coetanei, o come sembra di mutuare dalle cose meno interessanti di Houellebecq: le ritologie sono freneticissime, questo è il tempo asimbolico. Il rumore di fondo non è più tale: lo sfondo è in primo piano. Il rumore di fondo è rumore bianco.
Ficcatevi i vostri AK47 e le vostre matite su per il culo.
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