January 14, 2015 at 01:01AM

Scrivevo a un’amica e mi sono imbattuto in un’analisi esistenziale che mi riguarda. Serve a propalare l’ologramma che qui faccio del “me stesso”? Mi pare di sì. “Da anni avverto che non è più sensato neanche provare a intendersi sulla verità o la falsità che dovrebbe ottemperare a un moralismo di antica data: quello del compromesso con la realtà. Il crollo simultaneo e violentemente progressivo delle soglie latamente sociali, che si è riverberato istantaneamente sulla consistenza delle soglie interiori e quindi relazionali, ha corrisposto a una mia antica vocazione sovversiva. Perciò l’intimità non è in questione e si difetta persino di esuberanza, per quanto concerne la confessione, che dovrebbe fare parte di un coté pauperista che mi scelsi decenni fa come cifra distrattiva: mi occorreva non essere visto dagli altri, per potermi fare i cazzi miei in sovrano silenzio. Questa cosa della mancata percezione dell’intensità corporea, per esempio, mi è sempre parsa sospetta. Il disinteresse per quella irresistibile coppia comica, ‘tette & culo’, che tanto successo ottiene sugli schermi mentali di metà della popolazione, mi ha di continuo riservato una riserva: indiana. Non è mai stato possibile comunicare con le scimmie antropoidi del mio sesso – anche oggi, appena sento i discorsi sulle scopate, crollo, vado via, mi metto a fumare una sigaretta e a scrutare il cielo poco striato di Milano. Eccedo in secrezioni di desiderio? No, e nemmeno mi pare di desiderare poco. E’ certo che comunque una storia pienamente e radicalmente corporea, alla giovine veneranda età che mi ritrovo, non l’ho vissuta. Tutta quel deregolare dei sensi, dico – quella cecità, quel trionfo del tatto e del gusto e dell’olfatto. Non si trattava di pensare troppo. Ho piuttosto vivacchiato, accondiscendendo a tendenze evidenti a occhio nudo, anche a quello di un sempliciotto goffo come me. Un’autentica vicenda trascinante, in quella sovrabbondanza dello spirito che è il corpo, non mi pare di averla mai incontrata. E’ anche un discorso di momento geografico: quando ho messo piede in Olanda o Germania, ho compreso finalmente cosa fosse un sistema ormonale normodotato – non il mio, sbilenco e sporadicamente funzionante. Ma non successe niente, forse fu paura mia. Ore carne e gioventù sono benandate, quindi resto un povero scemo con i fantasmi in testa e i problemi delle borghesucce middle-class che ho affrontato nell’esistenza, essendo colpevole io di avere bazzicato in un mondo che non è il mio”. Ecco, questo mi riguarda. Sono io? No.


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