Prima di pensare a Giuliano Amato, un uomo che mi rubò la possibilità di fare lo psicoanalista studiando a Filosofia e prelevò a me e a tutti gli italiani dai conti in banca una cifra immonda nottetempo, si guardino tutte tutti questa foto scattata al club sportivo di Orbetello: è proprio Giuliano Amato.
Nel caso si voglia leggere cosa ne penso e come ne scrissi, ecco un pezzo uscito su “La Lettura” del Corriere della Sera:
“Il mio rimorso ha la faccia di: Giuliano Amato. Quell’essere una specie di topo che addenta con i due incisivi, molto rodendo, la vita di tutti, tra il ’92 e il ’93, mettendoti le mani lunghe gialle nel conto corrente per una esattoria di tasse obbligatoria, affinché il Paese ce la facesse, era una punizione terribile che circolava nell’aria di allora. Eravamo nati a questo, dunque: ad amare. C’era Giuliano Amato e il suo governo, vietavano tutto, le professioni e i futuri, anche. Per esempio uno non diventava più psicoanalista, nel 1992, ottenendo una laurea in filosofia, bisognava essere medici o di psicologia a Urbino o a Padova. Io ero un filosofo a Milano, dunque non potevo. Essere psicoanalista; era difficile da ora in poi. Lo vietava il Governo Amato, bisognava avere una scuola specialistica dopo la laurea apposita e come facevo io? Lavoravo, non potevo attendere i soldi! Fra i provvedimenti principali per il pareggio di bilancio si ricorda il prelievo forzoso del 6‰ dai conti correnti delle banche italiane, nella notte tra giovedì e venerdì di luglio ’92. Diede le dimissioni il 22 aprile ’93. Nel frattempo avevano vietato di fare lo psicoanalista ai filosofi, quindi non potevo farlo. Lavorai in una rivista di poesia, di Nicola Crocetti. Abbandonando tutto il proposito di diventare uno psicoanalista. Povertà, disorientamento, etc. Ora, anni dopo, Amato è ritornato con la forma di Mario Monti senza denti davanti, ho rimorso di non essere diventato un analista, cambiando facoltà. Muoio continuamente avendo davanti a me Giuliano Amato che mi morde in un’aria anni Novanta esplosa. Le bombe esplodevano, canzoni diverse. Resta vivo il rimorso, uno muore e un rimorso gli sopravvive. Mi sento un cane accoltellato.”
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