Ho ritrovato un cut-up che realizzai dalla “Medea” di Christa Wolf, nel 2006. Qui di seguito è in forma testuale, mentre al link è un’installazione goffa e ingenua che feci con un editor Falsh assai rozzo: http://bit.ly/1A37x3g. Erano quasi dieci anni fa. Magari interessa.
ESORCISMO MEDEA
Adesso udiamo le voci.
Tutto ciò che ho praticato finora lo chiamo opera d’amore.
Cresciuta è la mia natura grazie alla sofferenza.
Con l’humus dei morti si cuoce ciò che è vivo.
Avviluppata in una fitta rete di voci terribili.
Come mi duole la testa madre.
Qualcosa resiste a discendere una volta in più verso le terribili grotte.
Così mi spaventai, quando vidi la Regina.
Uscì rigida nel suo vestito festivo di fili d’oro e costrinse il Re a nascondersi la sconvenienza di lei con discorsi più forti.
Seguii la donna. Era stata inghiottita dal suolo, doveva esserci un pertugio, lo scovai dietro certe pelli, sfilai una fiaccola, scivolai in quel passaggio, presto divenne tanto basso che solamente curva potei continuare, la cupa volta della cantina, in discesa per i gradini in pietra, un piano dopo l’altro, il freddo, continuo a tremare, le rocce taglienti mi graffiavano la pelle, nella più profonda e ultima delle profondità, in quel fondo in cui perfino in questo paese arido l’acqua si raccoglie, ingresso nel labirinto delle caverne, due gradini e poi sul ventre, continuare a strisciare proteggendo la fiaccola ormai che dà tremiti, la caverna in cui il passaggio sfociò mi è nota dalle visioni, tenni a sinistra, la strada si biforcava, la fiaccola si spense, il passaggio fu così stretto che per uscire avrei dovuto strisciare all’indietro, dovetti dunque avanzare, poi leccai l’umido che stillava dalle pareti, poi la composizione dell’aria mutava, tremai prima ancora che fosse udito il suono.
Sostò più a lungo di quanto faccia un respiro umano, un guaìto appena udibile e però era penetrante. Era la donna.
Mi hai addestrato a fondermi nei muri.
Pensare ad altro che a quello stretto cranio infantile, a quelle scapole sottili, a quella friabile colonna vertebrale.
La città ha fondamenta sopra un misfatto.
Chi rivela questo segreto è perduto.
Come potremmo mai tornare su questa terra in nuova forma.
La Colchide mi raggiunge.
Ci strofinammo il viso di cenere.
Ci imbrattò il viso del sangue di un piccolo porco. Ci fece bere da coppe.
Come ho potuto dimenticare tutto ciò.
Come ho potuto dimenticarmene.
La peste si propaga.
Monumenti sepolcrali per le famiglie.
E’ disperante.
Fiuto preciso per i mutamenti minimi dell’atmosfera intorno ai potenti.
L’estraneità dell’amata ne accresce il fascino.
Non sono ancora vecchio. Sono vecchio.
Nella vostra presunzione, vi sollevate sopra tutto e sopra tutti.
Ho udito molte cose terribili.
Urlìo delle creature sacrificate.
Le singole parole sono sempre riuscite a fare presa su di me.
Singola parola: rabbia.
Palazzo interiore.
Spettacolo celeste.
Vagai per la città, la gente mi schivava.
Ecco come tornano a spuntare le mie costellazioni.
Capacità di sopportare l’insopportabile.
Aveva inviato una veste avvelenata.
Li hanno uccisi.
Nutrirsi di licheni, coleotteri, piccoli animali, formiche.
Io sono i posteri.
In quale luogo io?
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