SGUARDO I
Non è necessità di me
non ha necessità di me
era una che diventava una
punto uscito da se stesso e fede
nella catastrofe e nelle strofe
i denti bianchi, piccoli, carini,
le piccole mani, le pietruzze ricomposte
nella piazza di Venzone prima delle mummie
uno alto lì con il suo sonno sveglio
di lancia medioevale posata al ginepro
e restata lì attaccata all’albero corpo del suo legno
il gioco luccica nel suo nucleo di saliva
la bocca è una ferita bella, un’arditezza, introduzione
nelle fiabe raccontate questa paura al buio è tutto smottato sempre, prima
credere nei sassi e nel terriccio a soffocare il sasso
bianco lucido umettato che la manina lancia a fiore di acqua
per i secoli la primavera ci fa nuovi a un etere che è
perdonato, sempre, fiato, noi, fuoriusciti
nei millenni, nelle primavere, nelle bocche: aria
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