March 13, 2015 at 04:47PM

Qualche ora fa girava per Facebook, come un meme dalla vita di una farfalla, l’immagine poeticamente costrutta di Umberto Smaila in bianco e nero, lo sguardo interiorizzato e profondo, soprattutto posteriore incredibilmente alle lenti di un paio di occhiali usati da Gandhi e messi in mostra dalla Regione Lombardia, in modo da farli inforcare a della gente che è stata famosa (: Susanna Messaggio, Franco Baresi, Don Mazzi e anche il nostro Smaila, insieme a moltissimissimi altri), per ricordare l’inqualificabile stato di abbandono ed eccesso di attenzione in cui versano i due marò accusati di omicidio in India, dei quali il 50% è in Italia, cosicché dovremmo ricordare non i marò ma *il* marò. Umberto Smaila io l’ho conosciuto. Un’estate angosciante dei Novanta mi trovai in un paesino sardo che Umberto Smaila ebbe il permesso di costruire sulla Costa Smeralda accanto a Porto Cervo. Per tre giorni mi trovai a sopravvivere in questo che, a quei tempi in cui un meme aveva la vita lunga quanto una blatta, si diceva in questo modo: “è un nonluogo!”. Tra Abatantuoni, Lorydelsanti, Gini Paoli, Gallianini Galliani e Gallianoni, mi diedi alla pazza gioia, osservando stratosferiche farine di pura stupefazione venire lavorate non col mattarello, bensì con le credit cards. Mi portarono a conoscere Briatore al Billionaire. C’era Naomi in bagno che si era chiusa dentro e non voleva uscire perché era offesa. Briatore lasciava intendere che, forse, ma forse forse, gli avevano offerto la presidenza della Juventus. Fumavo una pipa e bevevo ginger ale. Non dormii mai. Mi intesi fantasticamente con il barista della piazzetta di Poltu Quatu, ché veniva dal mio quartiere, Calvairate. Una faceva la modella e anche la dj di una radio new age, inoltre c’era Radio105 che intervistava i moltissimissimi vips tra cui Rosanna Cancellieri, eccezionale giornalista di quella che era stata chiamata Telekabul, e non spiegherò ai giovini le ragioni storiche di ciò: basti sapere che era Rai3. Tutto ciò si lega indistricabilmente a quel periodo di mia formazione, in cui la sagoma ingombrante di Smaila veniva confondendosi con inqualificabili esperienze di quello che allora, quando i memi duravano la vita di una scolopendra, si chiamava “sesso estremo” e oggi bdsm con tutti i kinksters fetish primal e cose così. Tutto ciò era emblematizzato dalla Brianza bella e buona, una regione rigogliosamente verde e tossicissima, capace di partorire il meme pluridecennale Berlusconi. Ciò è anche un capitolo dell’antica cinquecentina di cui sono autore, intitolata “Dies Irae” (http://amzn.to/1Ak0512). Ecco quel capitolo, a questo link che segue, da vicino e da lontano, emblemini che furono e continuano a essere anumani, sisifei, asintonici eppure sintomatici.


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