March 13, 2015 at 11:55AM


Dal 29 marzo in libreria, “Io sono”, edito presso i tipi de Il Saggiatore – un saggio su coscienza, psiche, terapia e testualità secondo la prospettiva metafisica. Su Amazon: http://amzn.to/1xfHiTp. Copertina e testo di presentazione: http://bit.ly/1FKGXgl.

«Per la maggior parte dell’esistenza è come se non si fosse attenti a quanto del tutto naturalmente si è.
Addirittura non si è attenti al fatto che si sta respirando. Bisogna attirare sul respiro l’attenzione di chi respira.
Si sa che si vive nel tempo e si sa che si sta in un determinato spazio. Talmente tanto e da tanto di vivere, che si dà per scontato il fatto di vivere. Acquisito come datità e spontaneità, come qualcosa che si è dato spontaneamente, il fatto di vivere si confonde con qualcosa di più del fatto di essere: semplicemente essere. La vita offre forme, variazione, tempo, spazio, memoria. Senza memoria si vive, ma non sembra possibile vivere senza memoria. Una potente configurazione qualitativa (anche la quantità è una qualità) sembra essere il vivere. Ci si trova a vivere: ci si trova a essere. Viene dato un nome, mentre non lo si sa, quando non lo si puiò sapere. Dal nome e insieme al nome procede un’identità: è realmente identità o è un’identificazione?
Si è attenti ai modi di essere e non al fatto di essere.
Se si domandasse a un umano chi è, ovvero quale sia la sua identità, la risposta usualmente sarebbe composta di modalità: è un maschio o una femmina, ha una certa età, vive in un certo luogo, la sua storia è un insieme di fatti considerati importanti o significativi in qualche modo. Questo genere di autodescrizione è una desunzione dalla memoria a cui si accompagna la facoltà di scegliere cosa è fondamentale e cosa superfluo: tale desunzione continua a mutare. In ogni momento in cui sia posta la domanda sulla sua identità, l’essere umano cambia versione e giustifica: il tempo è passato, la psicologia si è evoluta, i fatti hanno imposto cambiamenti, le prospettive sono legate al momento storico. Fatto sta che l’identità sembra mutevole: ogni secondo. E quale sarebbe l’identità di ogni secondo? Il secondo non esiste: è un’astrazione. Si assume umanamente un punto fisso per determinare la misura dello scorrere del mondo: il tempo è “che scorre” e questa è la sua identità. E cosa scorre? E, quanto all’identità umana, che cosa muta effettivamente a seconda del momento in cui ci si ferma a chiedere quale sia l’identità?
Non esiste un’identità che sia tale e mutevole. Un’identità è uguale a se stessa. O l’identità, come il secondo, è un’astrazione, e quindi bisognerà mettersi a cercare qual è il punto fisso che permette di misurarla e qualificarla, oppure l’identità che viene di volta in volta enunciata non è tale: non essendo mai identica, non è identitaria.
Se il punto fisso su cui misurare i mutamenti dell’identità fosse quello che l’essere umano avverte come “se stesso”? Bisognerebbe chiedersi: che cosa è questo sentimento che si dice “se stesso”?
Cosa è identitario nello scorrere della vita di una persona? La persona stessa. Quella che muta? Non proprio: è ciò che sa che è mutata la persona. A qualunque età, in qualunque situazione, in qualunque luogo, un essere umano sente che è: questo sentimento non è incrementale, non è mutevole, non si capisce quale forma abbia. Non lo si conosce nemmeno come vengono conosciute le cose: si sente, non si riesce a renderlo oggetto, in quanto è un oggetto particolare: è il soggetto.
Irriflesso, persistente, privo di relazioni, quanto a se stesso il sentimento di se stessi, cioè sentire effettivamente di essere, è l’unico dato stabile e incontrovertibile della propria vicenda. Non abbisogna di memoria: è sempre attuale e sempre lo stesso. Non cambia qualitativamente. La psicologia personale, il corpo fisico, i sentimenti e le percezioni cambiano – ma non il senso di essere, quello che si dice la sensazione “se stesso”. E’ vero al contrario che, se non si è, non esiste memoria. O si sente di essere, e quindi si è e si è a tutti gli effetti, oppure non è possibile avere ed esercitare memoria, non è possibile disporre di un corpo, non è possibile fare esperienze, vedere forme, ingaggiare conflitti o sedarli. Senza la sensazione di essere, non esiste quello che si può genericamente definire “il fenomeno umano”.»

da Facebook http://on.fb.me/1GMcfqZ


Scopri di più da Giuseppe Genna

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scopri di più da Giuseppe Genna

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere