March 15, 2015 at 11:34PM


Stride morendo tra meteoriti e polveri
la stella e non decresce, la stella,
la deità morente, ricca di fede e povera
di latte porgono ai piedi di lei adepti ciotole
e di sangue e ringhiano i cani
e non perdonano, fanno sangue.
Credi: la luce fissa un attimo i tuoi smalti.
Li seduce. Sanguinano le ferite,
crediamo ai tessuti cicatiziali sempre.
La lacca rossa sempre la pelle umana tace
di labbro in labbro e le piccole mani nettano
quale vergogna non so, quale idillio…
Le piccole, ahi!, mani bianche santificano
simili a pioggia nelle
credenza e beatitudini, nella fatica
e tremore mio dentro la sua fatica
a farsi statua, a farsi dea.
Scuotevano la storia insonni
per distrazione, per animalità.
Tremavano gli Scrovegni.
Alto crollo della storia,
vieni, redenzione, e non viene.
Santificano la sete, issano i vessilli
in uno spazio incluso in vita e sonno
e le parole cadono, erano onde di urto della materia prima.
Invisibilità, inappropriatezza: è io
che imparo, mastico, cresco, accresco
la solitudine di notte in notte vado chiedendo
la salvazione, lapidaria, la sinuosità.
Mattini che voleva essere mattini
il fratello morto-vivo, così cereo, così, delicatissimo,
dentro i cadaveri scavo le parole,
tremano sui cercini, accorrono i fratelli
vivi sull’orlo dove hanno scavato
riportando a luce i cadaveri, tutti, concreate
le stelle sono una, piccola, assediata, in difesa, forte
luce promana da te che sollevi
la carne, il cadavere, lucente, esposto: lo pettini,
lo lavi, ne salvi i denti ingrigiti, dài lezione.

da Facebook http://on.fb.me/1LgkRJo


Scopri di più da Giuseppe Genna

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scopri di più da Giuseppe Genna

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere