Stile, azione, accelerazione di tempi e collasoo di spazi, raccorcio della storia esistenziale nei balzi di quella storica: la costruzione irregolare della premessa al personaggio, un brodo di coltura iniziale, il cui caos è un’operazione di pura geometria, in un brano iniziale dal capolavoro del grande autore francese.

Il programma dei corsi, che Charles lesse nell’affisso esposto alla scuola, lo lasciò stordito: corsi di anatomia, di patologia, di fisiologia, corsi di farmacia, di chimica e di botanica, di clinica e di terapeutica, senza contare l’igiene e gli altri argomenti medici, tutti nomi dei quali ignorava l’etimologia e che erano per lui come tante porte di santuari pieni di auguste tenebre. Non ci capì niente: ascoltare con la massima attenzione non serviva a nulla, non gli riusciva d’intendere. Ciò nonostante studiava, aveva quaderni ben tenuti, seguiva tutti i corsi senza perdere una sola lezione. Assolveva il suo compito quotidiano così come fa il cavallo della giostra, il quale gira in circolo con gli occhi bendati senza sapere a che serve la sua fatica.
Per evitargli spese, sua madre gli mandava, servendosi del corriere, un pezzo di vitello al forno che lui consumava a pranzo, quando rientrava battendo i piedi per il freddo dall’ospedale. Non appena mangiato, doveva correre alle lezioni, all’anfiteatro di anatomia, all’ospedale, e ritornare attraversando tutta la città. La sera, dopo la magra cena della pensione, saliva in camera sua e si rimetteva al lavoro con gli abiti ancora umidi che gli fumavano addosso al calore della stufa rovente.
Nelle belle serate estive, quando l’aria è tiepida e le vie deserte, quando le servette giocano al volano sulla soglia di casa, apriva la finestra e si affacciava. Il fiume che rende questo quartiere di Rouen simile a una piccola, ignobile Venezia scorreva in basso, sotto di lui, giallo, violetto o azzurro, fra ponti e inferriate. Alcuni operai accoccolati sulla sponda si lavavano le braccia nell’acqua. Stese su bastoni che sporgevano dall’alto degli abbaini, matasse di cotone asciugavano all’aria. Di fronte, al di là dei tetti, si apriva il cielo grande e puro, con il sole rosso al tramonto. Come si deve star bene laggiù! Che frescura, sotto i faggi! E dilatava le narici per aspirare i profumi della campagna che non potevano arrivare fino a lui.
Dimagrì, si alzò di statura e il suo viso assunse una sorta di espressione triste che lo rese quasi interessante. Senza quasi accorgersene, per indolenza, finì con l’abbandonare tutti i proponimenti fatti. Una volta rimase assente a una visita, l’indomani a una lezione, e in ultimo, prendendo gusto alla pigrizia, a poco a poco trascurò del tutto gli studi. Prese l’abitudine di frequentare le osterie e si appassionò al gioco del domino. Chiudersi ogni sera in uno sporco locale pubblico per battere sui tavolini di marmo gli ossicini di montone contrassegnati dai punti neri gli sembrava una preziosa manifestazione di libertà che lo innalzava nella stima di se stesso. Era una specie di iniziazione alla vita, l’accesso ai piaceri proibiti; entrando posava la mano sulla maniglia della porta con un piacere quasi sensuale.
E allora molti lati nascosti del suo carattere si rivelarono: imparò canzonacce che cantava durante le bevute, si entusiasmò per Béranger, imparò a prepararsi il ponce e infine conobbe l’amore. Grazie a una simile preparazione l’esame d’ufficiale sanitario fu un fiasco completo. A casa lo aspettavano la sera stessa per festeggiare la promozione! Partì a piedi e si fermò alle prime case del paese; fece chiamare la madre e le raccontò tutto. La signora Bovary lo scusò, attribuendo la colpa dell’insuccesso all’ingiustizia degli esaminatori, e lo rassicurò dicendogli che si sarebbe assunta l’incarico di aggiustare le cose. Suo padre seppe la verità soltanto cinque anni dopo: era ormai cosa vecchia ed egli l’accettò, non potendo ammettere che suo figlio fosse uno sciocco.
Charles si rimise subito al lavoro e si preparò, senza perder tempo, all’esame, imparando a memoria tutte le risposte. Ottenne la promozione con una discreta media. Che giorno meraviglioso per sua madre! Per l’occasione fu organizzato un gran pranzo. Ma dove avrebbe esercitato la professione? A Tostes. Laggiù infatti v’era un solo vecchio medico. La signora Bovary ne aspettava da tempo la morte, e il poveretto non aveva ancora chiuso gli occhi che già Charles si era installato nello studio di fronte come suo successore.
Tuttavia, l’averlo allevato, l’avergli fatto imparare la medicina, l’aver scoperto Tostes perché potesse esercitarla, non bastava ancora: bisognava dargli moglie. E sua madre gliela trovò: la vedova di un usciere di Dieppe, sui quarantacinque anni, e con milleduecento franchi di rendita. Per quanto fosse brutta, secca come una fascina e fiorita di porri come una primavera, alla signora Dubuc non mancavano certo pretendenti fra cui scegliere. Per raggiungere il suo scopo mamma Bovary fu costretta a eliminarli tutti e riuscì con molta abilità a sventare perfino gli intrighi di un salumiere spalleggiato dai preti.
Charles aveva intravisto nel matrimonio la possibilità di migliorare la propria situazione, immaginando una maggiore libertà e la facoltà di disporre a suo piacere della propria persona e del proprio denaro. Ma la padrona era la moglie: egli doveva in pubblico dire questo e non quello, mangiare di magro il venerdì, vestirsi come voleva lei e non dar pace, per suo ordine, ai clienti che non pagavano. Era lei ad aprire la corrispondenza; spiava le mosse del marito, e origliava contro la tramezza quando venivano delle donne a farsi visitare. Bisognava portarle tutte le mattine la cioccolata a letto e avere per lei ogni sorta di riguardi. Si lagnava in continuazione dei suoi nervi, dei suoi polmoni, delle sue malinconie. Il rumore dei passi la infastidiva; se restava sola, la solitudine le era insopportabile, ma se tornavano da lei era soltanto, di certo, per vederla morire. La sera, quando Charles rientrava, ella tirava fuori di sotto le coperte le lunghe e magre braccia, gliele buttava al collo e, dopo averlo fatto sedere sulla sponda del letto, cominciava a parlargli dei suoi dispiaceri: era stata dimenticata, suo marito amava un’altra. L’avevano avvertita che sarebbe stata infelice; finiva poi per chiedergli qualche sciroppo ricostituente e un po’ più d’amore.
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