«Esso è il nostro custode, il nostro balsamo, il nostro miele, l’olio, l’orina, la rugiada di maggio, la madre, l’uovo, la fornace segreta, il fuoco verace, il drago velenoso, la teriaca, il vino ardente, il Leone Verde, l’Uccello di Ermete, l’Oca di Ermogene, la spada a due tagli nella mano del cherubino che vigila sull’Albero della Vita».
Ireneo Filalete, Brevis Manuductio ad Rubinum Coelestem

Ireneo Filalete (in latino Irenaeus Philalethes) è lo pseudonimo di un autore alchemico del XVII secolo, la cui vera identità non è del tutto certa. Molti studiosi ritengono che dietro questo nome si nasconda George Starkey (1628–1665), un medico e alchimista americano attivo in Inghilterra. Filalete è noto per i suoi scritti sull’alchimia, in particolare sulla ricerca della pietra filosofale. Le sue opere sono considerate tra le più influenti nella tradizione alchemica occidentale. Tra queste, Introitus Apertus ad Occlusum Regis Palatium (“Entrata aperta al palazzo chiuso del re”, da cui è tratto il testo qui di seguito), Ripley Reviv’d, Secrets Reveal’d.
§ I. Soprattutto è straordinario il fatto che il nostro mercurio contenga uno zolfo non solo attuale ma anche attivo, pur mantenendo tutte le proporzioni e la forma del mercurio. Perciò è necessario introdurvi la forma con la nostra preparazione. Questa forma è uno zolfo metallico, e questo zolfo è un fuoco che putrefà il Sole composto.
§ II. Questo fuoco sulfureo è un seme spirituale, che la nostra vergine (pur restando immacolata) ha accolto, perché la verginità incorrotta può ammettere un amore spirituale, secondo l’autore dell’ Arcano Ermetico e la stessa esperienza. A causa di questo zolfo il mercurio è ermafrodito, perché include visibilmente e nel contempo, col medesimo grado di digestione, sia un principio attivo che passivo. Se viene unito al Sole, lo rende molle, lo liquefà, lo scioglie, con un calore contemperato all’esigenza dello zolfo composto. Col medesimo fuoco coagula se stesso e in questa sua coagulazione dà il Sole, in accordo con la prescrizione dell’operazione.
§ III. Forse ti sembrerà incredibile, ma è vero: il mercurio omogeneo, puro e mondato, gravido dello zolfo interno per mezzo del nostro artificio, solo somministrando calore conveniente, coagula se stesso come il fiore di latte, galleggiando sulle acque come una terra sottile. Unito al Sole invece, non solo non si coagula, ma il composto appare ogni giorno più molle sino a quando, quasi dissolti i corpi, incomincino a coagularsi gli spiriti, con colore nerissimo e odore fetidissimo.
§ IV. Appare chiaro quindi che questo zolfo spirituale e metallico in realtà è il primo movente, che mette in rotazione la ruota e l’asse. Questo zolfo è davvero un oro volatile, non ancora abbastanza digerito ma sufficientemente puro, che si trasforma in Sole per semplice digestione. In effetti se si unisce a un Sole già perfetto non si coagula, ma dissolve l’oro corporale e rimane dissolto con lui sotto un’unica forma. Tuttavia la morte deve necessariamente precedere l’unione perfetta, in modo che dopo la morte siano uniti in una perfezione, non semplicemente perfetta una volta, ma più che perfetta mille volte.
§ I. Chi ha elaborato una volta perfettamente quest’arte grazie alla benedizione di Dio, non so cosa potrebbe desiderare in tutto questo mondo, se non poter servire perpetuamente il suo Dio al riparo da ogni malvagia frode e impostura. D’altra parte sarebbe vano, anzi la cosa più vana di tutte, anelare allo splendore di una volgare magnificenza. Ma non hanno tali cose nel cuore quelli che cercano quest’arte, anzi le sdegnano e le disprezzano.
§ II. Dunque a colui che è stato reso beato da Dio con questo talento, si spalanca questo mondo di delizia: Innanzitutto, anche se vivesse mille anni e ogni giorno nutrisse mille migliaia di uomini, non mancherebbe di nulla perché può moltiplicare a volontà la pietra sia in peso che in potenza. Per cui, se questo fosse il suo desiderio, potrebbe tingere in vero oro o argento tutti i metalli imperfetti che esistono al mondo. In secondo luogo, potrà fabbricare con quest’arte pietre preziose e gemme, incomparabili rispetto a quelle fatte dalla natura senza quest’arte. In terzo luogo, e infine, possiede la medicina universale di tutti i mali, per cui un solo Adepto può davvero curare tutti i malati dell’universo.
§ III. Rendiamo perciò lodi in eterno al Re sempiterno, immortale e solo onnipotente, per questi suoi doni.
§ IV. Ammonisco chiunque gioirà di questo talento, che lo usi in onore di Dio e per l’utilità del prossimo, per non essere giudicato ingrato verso Dio, che gli è Creditore, avendolo reso così beato, e non finire condannato come colpevole nell’ultimo giorno.
Scopri di più da Giuseppe Genna
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.