Tutta la devianza italiana, rispetto all’iniquità dei più vari tempi presenti, risiede in una forma più impazzita e più satura di iniquità. Ogni gesto, in questa atmosfera tossica in cui gli esistenti italiani continuano a respirare senza maschere a gas e con le maschere degli zanni addosso, diventa emblematico, via via definitivo: uno splendore radioattivo, un’albedo venefica e salutare per un metabolismo al contrario. Chi mette piede in questo clima, non essendo italiano, deperisce rapidamente, osservando la sua propria storia vaporizzare all’istante. Procediamo così, verso l’antisatòri, in un contronirvana nazionale e universale, verso la necessarissima pirosi in cui tutto si incenerisce tranne le Orsoline e il loro referente politico, Giulio Andreotti, nella lingua cauta e zuccherina che parla Lina Sotis.
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