True Detective 1×08 Promo: “Form and Void”. La fine.

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Si avvia alla conclusione la serie più leggendaria a cui le stagioni televisive mi abbiano permesso di assistere, deformandomi la visione e formandomi l’immaginario. “True detective”, creazione sconcertante dello scrittore Nic Pizzolatto e del regista Cary Fukunaga, interpretata da Matthew McConaughey e Woody Harrelson, è una saga in otto episodi che si concludono: nessun hang-over possibile.
Ciò comporta che o entrambi i protagonisti o uno di essi muoiano. Con la fine dello spettacolo che coincide con la fine dei personaggi l’intero racconto flirta.
Ecco il trailer dell’ultimo episodio.

E’ interessante notare come l’intero apparato filosofico, psischico, emotivo e comportamentale della serie “True detective” faccia perno su quanto il creatore, Nic Pizzolatto, scansa come elemento principale, cioè il meccanismo dello Whodunnit e il suo correlato, il McGuffin.
L’intero penultimo episodio (il settimo) fornisce una marea di indizi: troppi. Questo “indiziare il discorso” permette alla scrittura di farsi potente attraverso una specie di suspense particolare: ogni battuta e ogni inquadratura potrebbero avere infatti un altro senso. E’ il medesimo apparato retorico di “Twin Peaks”, a cui si riferisce esplicitamente il serial HBO. Si tratta di raccontare in un contesto che viene pressato dalle potenze, cioè dalle possibilità. Questo sostare sulla soglia, attraverso la possibilità indefinitamente alternativa ma anche della possibilità negativa, cioè che non accada quanto si percepisce nell’imminenza, spalanca il genere nero a una narrazione di carattere ineluttabilmente metafisico, ovverosia energetico, caricando ben oltre la saturazione i rimandi continui di senso e le tracce che dovrebbero essere i rappresentanti fisici di quelle soluzioni, via via mai terminali. Così, per esempio, questa suggestione (attenzione: SPOILER. L’immagine è ingrandibile):

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Ciò permette, come è evidente, di ondeggiare con continuità insostenibile tra molti e molti no. Ne viene investita la struttura stessa dei rapporti tra micro e macro. Per esempio: ecco un particolare che appare di sfuggita nella casa dell’ex moglie di Marty, vero leader del piano temporale 2010 (almeno quanto Rusty era leader del piano temporale 1995, in dialettica col 2012 soltanto nei monologhi all’interrogatorio). L’immagine è ingrandibile. Si noterà che nella fotografia, con Maggie, appare il suo nuovo compagno, che è proprio Rusty, addirittura davanti a una piramide:

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Una notazione: tra le letture del detective Rusty Cohle figurano ben due edizioni delle “Upanishad” vediche, come si può osservare ingrandendo l’immagine cliccabile qui sotto. Poiché viene espressa una “metafisica qualificata”, dal personaggio in questione, essa andrà interpretata plausibilmente non come vago esistenzialismo o nichilismo, ma come approssimazione al nondualismo vedantino, il che è molto più che plausibile.
Buona restante visione, futuri orfani…

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