Gilles Deleuze: prefigurazione dell’intelligenza cosiddetta artificiale

Gilles Deleuze a negativo

Il grande filosofo francese, di cui il XXI secolo sarebbe stato figlio oppure non sarebbe stato, secondo la celebre formula di Foucault, in uno storico testo di metà anni Sessanta su Bergson affrontò la questione del “Tutto virtuale”, che tanto sembra significare nel passaggio tra ere che ci troviamo a vivere in questo tempo, che è fatto di molti tempi. Un’antologia di citazioni deleuziane da quel famoso saggio deleuziano.

Di GILLES DELEUZE
[da Il bergsonismo e altri saggi, Einaudi, 2001, a cura di P. A. Rovatti e D. Borca]

“La durata è essenzialmente memoria, coscienza, libertà. Ed è coscienza e libertà proprio perché è essenzialmente memoria”.

“Il particolare problema della memoria è il seguente: come, in base a quale meccanismo, la memoria diventa durata di fatto?”

“La domanda: – dove si conservano i ricordi? – contiene un falso problema, cioè un misto mal analizzato. Si ritiene che i ricordi debbano conservarsi da qualche parte, e che il cervello sia capace di conservarli. Ma il cervello è invece interamente situato sulla linea dell’oggettività: non può assolutamente differire in natura dagli altri strati della materia.”

“Il ricordo fa invece parte della sfera della soggettività. E’ del tutto assurdo mescolare le due linee pensando che il cervello sia il serbatoio o il substrato dei ricordi”

“Ciò che Bergson chiama ricordo puro non ha inoltre nessuna esistenza psicologica. Perciò viene chiamato virtuale“.

“Il nostro ricordo rimane allo stato virtuale: così facendo ci disponiamo semplicemente a riceverlo. A poco a poco esso appare come una nebulosa che si condensi; da virtuale diventa attuale”.

“E’ vero che Bergson parla di atto psicologico ma lo è perché consiste in un vero e proprio salto […] Saltiamo nell’essere in sé del passato: solo in seguito, dopo il salto, il ricordo prenderà un’esistenza psicologica”.

“Ci installiamo immediatamente nell’elemento del senso […] solo in seguito il senso si attualizza nei suoni psicologicamente percepiti”.

“[in questa maniera con il] salto che facciamo quando cercando un ricordo ci installiamo direttamente nel passato […] ci poniamo prima nel passato in generale, poi in una regione determinata del passato”.

“Non dobbiamo confondere l’appello al ricordo con il ‘richiamo dell’immagine’. L’appello al ricordo è quel balzo con il quale mi installo nel virtuale, nel passato. Al contrario, quando parliamo dell’evocazione, o di richiamo dell’immagine […] i ricordi puri divengono immagini-ricordo che si possono richiamare, si attualizzano o si incarnano”.

“Di qui la necessità di non confondere i piani di coscienza attraverso i quali il ricordo si attualizza, in base ai quali varia lo stato sempre virtuale del ricordo.”

“Questi piani non dobbiamo confonderli: il primo tema riguarda le variazioni virtuali del ricordo in sé, mentre l’altro tema è il ricordo per noi, l’attualizzazione del ricordo in immagine-ricordo”.

“Quale è il quadro comune tra [questi piani]? Questo quadro comune è il movimento”.

“[Con il movimento questi piani] coesistono ed implicano uno stesso tempo in cui i flussi sono simultanei.”

“Questo tipo di filosofia presuppone che la nozione di virtuale non sia più vaga e indeterminata. Bergson ricorda costantemente che il Tutto non è dato. E ciò non significa che l’idea del tutto sia priva di senso, ma che designa una virtualità in quanto le parti attuali non si lasciano totalizzare.”

“Ora il nostro punto di partenza è una unità, una semplicità, una totalità virtuale”.

“Sempre più a questo punto si pone un interrogativo: qual è la natura di questo Virtuale, uno e semplice? Il fatto è che il virtuale almeno da due punti di vista si distingue dal possibile. Da un certo punto di vista, il possibile è il contrario del reale e gli si oppone; ma, cosa del tutto diversa, il virtuale si oppone all’attuale. Il possibile non ha realtà mentre il virtuale non è attuale ma in quanto tale possiede una realtà. Anche in questo caso, la formula che meglio definisce gli stati di virtualità è quella di Proust: ‘reale senza essere attuale, ideale senza essere astratto’…”

“Quando certi biologi chiamano in causa la nozione di potenzialità organica o di virtualità, cadono chiaramente nella confusione tra virtuale e possibile. Il virtuale infatti per attualizzarsi non deve procedere per eliminazione o limitazione ma deve creare con degli atti positivi, le sue linee di attualizzazione”.

“Il possibile è una nozione falsa, fonte di falsi problemi. Si crede che il reale gli assomigli. In questo modo ci si fa un’idea del reale preformato e preesistente a se stesso.”

“Nella pseudo attualità del possibile è già tutto dato in un’immagine […] In verità non è il reale che assomiglia al possibile, ma è quest’ultimo che assomiglia al reale, e questo perché l’abbiamo arbitrariamente estratto dal reale una volta compiuto, come sterile doppio. [… Così procedendo] non si comprende niente del meccanismo della creazione.”

“L’evoluzione va dal virtuale all’attuale”.

“[Per evoluzione qui si intende quando] la virtualità si attualizza, si differenzia, si dispiega […] Allora non c’è più un tutto coesistente; ci sono soltanto delle linee di attualizzazione, alcune successive, altre simultanee“.

“Quindi non c’è alcun dubbio che sul fatto che ci sia un Tutto nella durata. Ma questo tutto è virtuale dove non è il tutto a chiudersi come organismo ma l’organismo ad aprirsi al tutto virtuale”.

“L’uomo è capace di ritrovare tutti i livelli, tutti i gradi di contrazione e distensione che coesistono nel Tutto virtuale”.

“Così si comprende anche come gli uomini possano formare delle società […] E’ questa la funzione fabulatrice, è un istinto virtuale, creatore di dèi e inventore di religioni, cioè di rappresentazioni fittizie ‘che terranno testa alla rappresentazione del reale e che riusciranno […] a controbilanciare il lavoro intellettuale’.”.

“Ed è grazie alla funzione fabulatrice che l’intelligenza è persuasa che il suo interesse è di ratificare l’obbligazione sociale”.

“La memoria [rispetto al Tutto] appare come la coesistenza nella virtualità di tutti i gradi di differenza [e di dispiegamento del virtuale nell’attuale]”.

“Infine, lo slancio vitale indica l’attualizzazione del virtuale in base a delle linee di differenziazione in cui lo slancio vitale *prende coscienza di sé*”.


[Queste citazioni apparvero già nella rete ECN, ora archiviata in Grafton9]


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