Hitler negli Oscar Mondadori

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E’ in tutte le librerie, al prezzo di euro 11, l’edizione economica Oscar Mondadori del romanzo Hitler. A corredo, il che mi fa molto piacere, è uno strillo in quarta di copertina, firmato da Franco Cordelli sul Corriere della Sera, che ringrazio:

“Ogni frase, come nella psiche di Hitler quale descritta da Genna, è un inizio e una fine, una fine e un inizio. Rapidamente, si passa dagli espressionisti tedeschi ai romanzieri storici di oggi. Hitler davvero non è più una biografia, bensì un libro forsennato e, più precisamente, un allucinato libro di storia allucinatoria”.

I materiali sul romanzo Hitler sono reperibili qui.
Faccio seguire il bellissimo intervento che Stefania Ricchiuto ha pubblicato su Cool Club.
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CoolClub recensisce il romanzo Hitler

hitlercovermedia.jpgCoolClub è non soltanto un portale di musica, spettacolo, letteratura ed eventi culturali – è anche un coraggioso free-press distribuito in Puglia, con vasta diffusione e uno staff di collaboratori di eccellenza (tra le firme annoverate in questa straordinaria iniziativa, giornalisti da Radio Capital, L’Unità, Il Manifesto, Radio Popolare, La Gazzetta del Mezzogiorno, QuiSalento, Repubblica Radio, Left). Stefania Ricchiuto ha dedicato al romanzo Hitler una recensione su cui vorrei appuntare l’attenzione: le conclusioni etiche che trae dalla “cosa” per cui il romanzo è stato scritto sono esattamente l’esito ricercato – è cioè il politico che irradia da un problema. L’esito letterario del libro è secondario, mentre è fondamentale il discorso sul revisionismo e sulla rappresentazione del Male come annichilimento che Stefania Ricchiuto mette in incipit del suo pezzo.
Ringrazio la direzione, lo staff e l’autrice della recensione di
CoolClub. Annunciando che, a fronte della vergognosa assenza di attenzione allo sviluppo culturale del Sud, ho deciso che Hitler verrà presentato anzitutto in Puglia, in segno di militanza culturale e, dunque, politica.

Genna: Hitler

di STEFANIA RICCHIUTO
Difficile scrivere di inumanità. Soprattutto quando la si spaccia per disumanità, quindi per una forma distorta di umanità. Soprattutto quando la traduzione di essa rischia di costruire e alimentare un fraintendimento subdolo e pericoloso: che tutto filtri attraverso il tentativo di ridimensionare l’orrore di quanto è stato. Soprattutto quando il risultato temibile è già avvenuto, attraverso la pratica imprudente di certo revisionismo. Esempio. Le diverse interpretazioni del nazismo, e delle persecuzioni messe in atto da questo potere, hanno voluto attingere suggestioni affascinanti dalla materia esoterica in special modo, come dalle trattazioni infinite sui meccanismi di formazione della massa sociale, nonché dalle indagini di certi storici, attenti più a registrare il perché – invece di abbracciare il come – di un progetto malato. L’effetto ha visto ridefinire gli stereotipi negativi legati al regime hitleriano, e allargare la via a un immaginario nazista, abbondante e ridondante di miti. Questi hanno sottolineato l’identità collettiva e la sua responsabilità, minimizzando, quasi oscurando, il totem-feticcio principale della scena immane, e paradossalmente nutrendo, in maniera rischiosa e azzardata, il “fascino del persecutore”. Per conseguenza, oggi gestiamo un’indignazione fintamente feroce, che in realtà ha pacificato le coscienze di tutti; muoviamo l’edificazione di una cultura, che in quanto tale è ora legittimata a esistere e a sopravvivere; suggelliamo la condanna della Storia a serbarsi costantemente fallace, allevando i corsi e ricorsi di se stessa nel terreno fertile della finzione pseudo-documentata. Ciò che ha abitato molta sociologia e altrettanta storiografia, ha animato anche certa letteratura, facendo il gioco di un orrore in forma di uomo, e della sua rappresentabilità equivoca quanto ormai giustificata. Per tutto quanto, difficile – iniziavo – scrivere di inumanità. Non per Genna, però, che scaglia la sua ultima opera contro la resistenza scandalosa di una figura mitizzata con indecenza. In un contesto temporale giusto, l’autore milanese, non ancora quarantenne, ci rende dieci anni di attraversamento metafisico di Hitler, e pubblica un resoconto totale e puntuale sull’impersonalità dell’atroce sterminatore.

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