“L’uomo che non doveva tornare”: il ritorno dell’ispettore Lopez per l’editore Feltrinelli in libreria dal 19 maggio

Dopo 17 anni di assenza dal thriller, torno al genere primordiale: la teologia del complotto, come dice il testo di quarta, che qui di seguito riporto ingralmente. Più di 500 pagine, pubblicate da Feltrinelli, editore a cui sono grato e che mi onora, inserendo nel suo prestigioso catalogo il ritorno dell’ispettore Guido Lopez, già protagonista di una saga crime che includeva i titoli Catrame, Nel nome di Ishmael, Non toccare la pelle del drago [Gotha], Grande Madre Rossa, Le teste. In un tempo di feroce caos e di salto tecnologico che è forse un salto di specie, nell’epoca della distruzione di un precedente e apparente “ordine” mondiale, l’ibrido nero tra thriller noir crime e spy story mi è parso il grimaldello più opportuno per aprire spiragli narrativi e ragionare sul presente e sull’eterno, sulla suspence e sul dominio, sui poteri più oscuri e sulle tenebre interiori. Spero di essere riuscito a offrire lo spunto anche alle lettrici e ai lettori. Qui il link per ordinare il libro.


L’uomo che non doveva tornare
Una nuova indagine dell’ispettore Lopez

L’Occidente è al collasso. Il pianeta Terra danza sull’orlo dell’abisso mentre la guerra infuria tra l’Ucraina e la penisola arabica. Gli Stati Uniti di Donald Trump sembrano sotto acido, l’Europa è in apnea. A Mosca, un monopattino imbottito di tritolo fa evaporare il generale Kirillov, macellaio dello zar Vladimir Putin. Tutti giocano la loro partita. Tutti guardano lontano. Invece il fronte vero si apre a Milano, città-laboratorio, città-vetrina, città-matrioska di poteri in conflitto.
Qui un uomo che non dovrebbe più esistere si alza dal suo buio personale. È l’ispettore Guido Lopez, una volta in forza alla Squadra Omicidi della questura di via Fatebenefratelli, ex comatoso risorto dall’incoscienza dopo una pallottola piantata nel cranio, reliquia ambulante della guerra fredda ricomparsa per errore di sistema. Cammina storto, vede troppo, ricorda tutto ciò che dovrebbe dimenticare. Un fantasma che rifiuta di trovare pace.
Richiamato da una vecchia cabina telefonica – tecnologia obsoleta, perfetta per uno spettro analogico al tempo del digitale – Lopez è di nuovo in partita. L’intrigo monta. Il mistero si infittisce. Un uomo venuto dall’Est – il Russo – si muove ai bordi delle telecamere, elude controlli, cambia identità. Nessuno sa cosa stia orchestrando, ma tutto sembra ruotare attorno a un enigmatico laboratorio clandestino. Le cosche calabresi trattano come Stati sovrani e offrono appoggi logistici. Dal passato emerge un dossier su una storia da incubo in cui erano coinvolti criminali comuni, intermediari ecclesiastici, funzionari corrotti e perfino membri degli apparati di sicurezza. Le ombre del passato sembrano coincidere con i movimenti del Russo e con le rotte che attraversano Milano. Confluenze. Intanto, una barbona muore investita da un treno a Rogoredo. Una morte marginale, quasi anonima, che però non convince Guido il Rivivente.
L’ispettore Lopez è stato una figura di culto del movimento che ha rifondato il noir italiano sulla soglia insanguinata del Terzo Millennio. A diciassette anni dalla sua ultima apparizione, torna finalmente nelle pagine di questo thriller diffratto, che è attraversamento iniziatico di una metropoli e teologia del complotto in forma di romanzo, capace di proiettare il racconto crime oltre la Storia, oltre il tempo e oltre l’umano.

L’attesa è finita.
Guido Lopez è tornato.


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