“Cuore troppo signoreggiato da un sembiante”

f.jpg“Quelli affetti erano guisa padroni di tutto me e incorporati colla mia mente, che in nessun modo né anche durante il sonno mi poteano lasciare. Svegliatomi prima del giorno (né più ho ridormito), mi sono ricominciati, com’è naturale, o più veramente continuati gli stessi pensieri, e dirò pure che io avea prima di addormentarmi considerato che il sonno mi suole grandemente infievolire e quasi ammorzare le idee del giorno innanzi specialmente delle riforme e degli atti di persone nuove, temendo che questa volta non mi avvenisse così. Ma quelle per lo contrario essendosi continuate anche nel sonno, mi si sono riaffacciate alla mente freschissime e quasi rinvigorite. […] Avanti d’addormentarmi ho previsto con gran dispiacere che il sonno non sarebbe stato così torbido come le notti passate, e così è successo, ed ora tutti quegli affetti sono debolissimi, prima per la solita forza del tempo, massimamente in me, poi perché il comporre con grandissima avidità quei versi, oltre che m’ha e riconciliato un poco colla gloria, e sfruttatomi il cuore, l’avere poi con ogni industria ad ogni poco incitati e richiamati quegli affetti e quelle immagini, ha fatto che questi non essendo più così spontanei si sieno infievoliti. Ma perché essi mi vadano abbandonando, non me ne scema il voto del cuore, anzi più tosto mi cresce, ed io resto inclinato alla malinconia, amico del silenzio e della meditazione; e alieno dai piaceri che tutti mi paiono più vili assai di quello c’ho perduto. E insomma io mi studio di rattenere quanto posso quei moti cari e dolorosi che se ne fuggono: per li quali mi pare che i pensieri mi si sieno più tosto ingranditi, e l’animo fatto alquanto più alto e nobile dell’usato, e il cuore più aperto alle passioni. Non però in nessun modo all’amore (se non solamente verso il suo oggetto), che il fastidio d’ogni altra bellezza umana è, posso dire, dei moti descritti di sopra quello che più vivo e saldo mi si mantiene nella mente. […] Il guardare o pensare ad altro aspetto […] mi par che m’intorbidi e imbruttisca la vaghezza dell’idea che ho in mente, di maniera che lo schivo a tutto potere”. Giacomo Leopardi Diario del primo amore


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