Scrivere nell’oltrelinguaggio

proclo.jpgRicevuto l’S.O.S. di Kafka, recepisco ora un’istruzione. Essa è semplicemente un prodromo che permette di comprendere come e cosa sia il continuum vuoto a cui guardo, secondo svolte della scrittura recentemente consumatesi, ma preparate per un decennio almeno. L’istruzione è un banale commento all’opera del neoplatonico Proclo. Dice così e non augura buona fortuna:

Le concezioni dualistiche prevedono la compresenza di Due Principi opposti e irriducibili che dovrebbero spiegare tutta la realtà; le filosofie monistiche invece intendono appiattire la ricchezza del reale su un solo Principio, e per questo sono considerate riduzionistiche; la non-dualità, detta così perché si sottrae all’assolutizzazione della dualità, si sottrae anche al riduzionismo monistico, poiché riconosce vari gradi di realtà che non sono riducibili ad uno solo. L’Uno di cui essa tratta, infatti, non ha simili pretese: Esso figura come ospitale e sconfinata dimora, o come il filo sottile che collega la molteplicità degli enti e degli stati di esistenza, non annullando le loro differenze. Di conseguenza, il metodo della non-dualità non può che essere unitivo e non-oppositivo, aperto all’Illimitato.

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