Tutta la contemporaneità italiana, e non italiana ma occidentale in genere, sta qua, in questo punto di fuga, nella ripetizione triadica, nello sguardo strabico e sperduto, nel silenzio di fondo, nell’immaginario scomparso e non “condiviso”, nella tuta, nella coloristica. L’antropologia del futuro ci riterrà un’archeologia interessante.
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