Inedito: “Mimesi del progresso alle storie”

Un inedito dall’opera in perenne progresso: “E di notte: storie. Vaticini. Paurosi. Mostri. || Mettere il sasso perfetto, liscissimo, ovoidale, delicato, nella bocca nella saliva e succhiare, succhiare la pietra. || Io che fui minerale, che fui vegetale: sono”.

Qui non cresce e si sviluppa, coperta, la parola.
Parola si fermi là.
Là si fermi, qui, su carta, nell’aria, la parola prodigio.
Traccia di, senso di: capogiro.

Archi costali albeggiano, fosforo nelle notti, pietrificati, tra grani fini di sabbia di oro in buio, tenebre di deserto

in deserto animale in tundra artica, fatto di vapori in aria.

Un dì i nostri padri da caverne buie intatti, la nuova forma è assunta, uscirono insieme a tutta l’arte. Era un vivere, è finita da esordi oscuri , intende, sole, rapprendersi in bagliori, scintillii, codici morse, nutrita

Ambiente acqueo salino, cerebellum contaminarsi in acque, se nel fango, se nella melma, nell’acqua torbida io, nuota il prodigio di confessarsi e dunque saperlo.

Strisciando sui grani d’oro di sabbia calda, la schiena esposta la vertebrale stretta, nodosa, orizzontale, a scatto, sotto lontano il sole di tutte le arti signoreggiare padrone.

Minuscolo, rattrappito, increscioso, artigliato da animali ignoti, riparato nell’alveo del tronco bucato, da intemperie prima della storia di tutti i papi.

E di notte: storie. Vaticini. Paurosi. Mostri. Papi signoti e a venire.

Mettere nella bocca il sasso perfetto, liscissimo, ovoidale, delicato, nella saliva e succhiare, succhiare la pietra.
I preti preparano da sempre i papi. I papi sempre.

Uomo vegetale in tanta erta unito a un vapore che… un vapore che…
Svapna. Sonno, qualificato, con i sogni.

Io sono entrato tra le due erte: bosco.

Vidi tre animali, e a ferocia mi interdissero, verdastra buia pista in tundra dell’incedere incerto, pulsante e ossesso, continuamente, pulsando sempre differenziava e prima e ora e dopo il cuore, muscolo aureo, i papi contano due cuori tra i propri archi costali di oro, questi tre animali feroci, questi mostri bui, questa lingua che vede svanirsi

e fu di colpo buio e quindi si aprì un pertugio e io vidi un’ombra e l’ombra, a forma umana, mi parlò e disse, segno esso stesso ominide riassunto, sì, si attacca un filo e pare numinoso e, di schiena, curve e macre nella schiena le vertebrali, le tre bestie feroci, filo fino di perla, su questa carta inesistente ormai.

E disse:
Senza niente sapere mi applico alla varianza di ciò che non comprendo.


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