Annuncio e corposa anticipazione: “Assalto a un tempo devastato e vile” in nuova edizione da minimum fax

mfbnE’ una delle per me più liete novelle: dopo l’estate, per i tipi minimum fax (già editore di Italia De Profundis), uscirà la riedizione, doverosamente ampliata, di Assalto a un tempo devastato e vile, nel decennale della sua prima pubblicazione.
La novella è per me lieta in quanto, del tutto idiosincraticamente, trattasi di un libro a cui molto tenni e molto tengo. E’ un oggetto per me piuttosto perturbante, perché, a distanza di 10 anni, molte cose sono mutate fuori e moltissime dentro. All’edizione precedente, che Mondadori ha liberato nei diritti riconsegnadoli all’autore, si va a scontrare una differenza oggettiva e soggettiva in termini di testualità – e cioè di sguardo e retorica, di psiche e di lingua – spirituale, cioè. La nuova sezione dovrebbe intitolarsi Assalto a un io devastato e vile e pone non poche domande circa l’eventuale continuità con un paradigma stilistico di cui, a oggi, non sono più capace. Sono capace di altro e di ciò, il più onestamente che potrò, mi accingo a dare testimonianza.
Tutto ruota intorno alla “Zona Paterna” per come Wu Ming 1 l’ha delineata qui, con un appello a cui non è per me possibile non rispondere.
Da questa sezione, ecco la corposa anticipazione promessa. A parlare non sono io; è mio padre, Vito Antonio Genna, che scrive per davvero queste parole, nel ’64:

“[…]
7 dicembre 1964
Viale Lucania. Tenue strappo verso lo Zenith, a figurare il Golgota di un Cristo senza Croce. La sua passione è nell’incavo del cuore, nessuno può vederla. Ritorna dalla festa dell’amore. Il bavero addossato alla nuca. Ride sul Golgota. Zufola l’ultimo motivo di Luigi Tenco. Gli occhi, lucidi, brillano di un’ubriachezza consumata. La Pasqua non è più violenta Passione per colui che torna dalla festa dell’amore. Profanatore del sacro silenzio notturno. Conta le ultime stelle. Notte calda, notte eterna. Viale Lucania è una lunga discesa verso il consueto mondo tiepido delle rotaie tramviarie, verso i meandri di un quartiere popolare, Calvairate, i barboni iniziano il giorno nella notte.
Mi infilo in un androne buio, vado a morire beatamente nel letto mio.
Privazione della Crocifissione.”

Mi sia permesso da ora un enorme ringraziamento a Marco Cassini, Daniele Di Gennaro, Martina Testa, Alessandro Grazioli, Nicola LaGioia, Christian Raimo e tutti i “minimi” per questa occasione che mi danno.
Ovviamente, intorno all’edizione minimum fax del decennale di Assalto a un tempo devastato e vile, su questo sito ripetutamente ritornerò, con considerazioni, ragionamenti e segnalazioni (quella, per esempio, inerente la data precisa dell’uscita post-estiva), sperando di non importunare i Miserabili Lettori.

Wu Ming a dieci anni da “Q”: mai dire mai…

[Si celebra quest’anno il decennale di un romanzo importante, che ha segnato e sta segnando – in armonia con altre creazioni letterarie apparse in questi ultimi due lustri – il farsi della narrativa contemporanea italiana, in tutti i suoi aspetti, proponendo il gesto stesso della proposta di poetiche. Sto parlando di Q, del collettivo Luther Blisset, reincarnatosi, dopo storico seppuku, Wu Ming. E’ giunto alla sua decima serie anche Giap!, e-zine del collettivo bolognese – oggi ne viene distribuito il primo numero nel nuovo formato e basta un’occhiata qui per rendersi conto di cosa significa una militanza culturale, politica e poetica che da un decennio dura in Rete. Tutto ciò, per annunciare una sorpresa, anticipata dall’editoriale di Wu Ming, di cui qui sotto riprendo il brano iniziale, rimandando tutti gli interessati al numero di Giap! in questione e invitando a iscriversi alla newsletter di Wu Ming Foundation. Buon compleanno, bardi! gg]

mai_dire_mai_wu_mingGiap #1, Xa serie
SUL LUOGO DEL DELITTO

maggio 2 0 0 9 , seconda settimana

Nel ricordo di Gianni Baget Bozzo, commossi.

EDITORIALE: MAI DIRE MAI

Never again.
“Mai più”. Furono queste le parole di Sean Connery dopo l’ultimo ciak di Una cascata di diamanti (1971), sesto film della saga di 007. Aveva quarant’anni, una calvizie incipiente, e intendeva allargare gli orizzonti della sua carriera artistica, sbarazzandosi di James Bond, ormai divenuto un ingombrante alter ego.
Evidentemente, però, non è così facile lasciarsi alle spalle le origini, o meglio, è difficile resistere alla tentazione di tornare a farci i conti, di guardare se stessi in prospettiva.
Così, dodici anni dopo, nel 1983, Connery rivestì i panni dell’agente segreto per antonomasia. Aveva 53 anni e gli si presentava l’occasione di reinterpretare il suo personaggio di culto in una versione attempata ma ancora piacente, e di farlo attraverso un remake di 007: Operazione Thunderball. Il ritorno era quindi doppio: Connery era di nuovo Bond, protagonista di una storia che lo aveva già visto interprete del personaggio. E’ facile capire perché, con ironia, i produttori e il regista decisero di intitolare il film Never Say Never Again.
La trama prende le mosse proprio dalla necessità di rimettere in forma 007. Secondo alcuni quadri del servizio segreto, infatti, Bond è ormai troppo vecchio per continuare a fare l’agente operativo. Ovviamente, l’intero film non è che la confutazione dell’assunto iniziale e l’allegoria che se ne ricava è quella del superamento della crisi di mezz’età.
Ora, forse qualcuno di voi avrà già visto pagine come questa, o questa, o anche questa. Qualcun altro si sarà accorto che nell’ultimo anno abbiamo disseminato la nostra comunicazione di piccoli indizi.
E’ giunto il momento di dirlo chiaro e tondo: ebbene sì, stiamo scrivendo un romanzo che si svolge nel continuum temporale e storico di Q. Lo abbiamo quasi terminato. Uscirà in autunno… [Continua a leggere]