Houellebecq” da “La ricerca della felicità”

LH15_HOUELLEBECQ copie

“Sforzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno
di approvazione, un lavoratore che non ha di che vergognarsi,
uno scrupoloso dispensatore della parola di verità”

Seconda lettera a Timoteo, 2, 15

“Non potete amare la verità e il mondo. Ma avete già scelto. Il problema consiste adesso nel mantenere tale scelta. Vi invito a non scoraggiarvi. Non che abbiate qualcosa in cui sperare. Anzi, sappiate che sarete molto soli. La maggior parte delle persone scende a patti con la vita oppure muore. Siete dei suicidi vivi.
A mano a mano che vi avvicinate alla verità, la vostra solitudine aumenta. L’edificio è splendido, ma deserto. Camminate in sale vuote, che vi rimandano l’eco dei vostri passi. L’atmosfera è limpida e invariabile; gli oggetti sembrano pietrificati. Talvolta vi mettete a piangere, tanto la nitidezza della visione è crudele. Vi piacerebbe ritornare indietro, nelle nebbie dell’ignoranza; ma in fondo sapete già che è troppo tardi.
Continuate. Non abbiate paura. Il peggio è già passato. Certo la vita vi strazierà ancora; ma, dal canto vostro, non avete più tanto a che fare con essa. Ricordatevene: fondamentalmente, siete già morti. Adesso siete faccia a faccia con l’eternità.”

Michel Houellebecq, da Bussare dove conta, in La ricerca della felicità, Bompiani

Houellebecq, da La ricerca della felicità

“Sforzati di presentarti davanti a Dio come un uomo degno
di approvazione, un lavoratore che non ha di che vergognarsi,
uno scrupoloso dispensatore della parola di verità”

Seconda lettera a Timoteo, 2, 15

Non potete amare la verità e il mondo. Ma avete già scelto. Il problema consiste adesso nel mantenere tale scelta. Vi invito a non scoraggiarvi. Non che abbiate qualcosa in cui sperare. Anzi, sappiate che sarete molto soli. La maggior parte delle persone scende a patti con la vita oppure muore. Siete dei suicidi vivi.
A mano a mano che vi avvicinate alla verità, la vostra solitudine aumenta. L’edificio è splendido, ma deserto. Camminate in sale vuote, che vi rimandano l’eco dei vostri passi. L’atmosfera è limpida e invariabile; gli oggetti sembrano pietrificati. Talvolta vi mettete a piangere, tanto la nitidezza della visione è crudele. Vi piacerebbe ritornare indietro, nelle nebbie dell’ignoranza; ma in fondo sapete già che è troppo tardi.
Continuate. Non abbiate paura. Il peggio è già passato. Certo la vita vi strazierà ancora; ma, dal canto vostro, non avete più tanto a che fare con essa. Ricordatevene: fondamentalmente, siete già morti. Adesso siete faccia a faccia con l’eternità.
Michel Houellebecq, da Bussare dove conta, in La ricerca della felicità, Bompiani

Houellebecq inedito: I have a dream

di MICHEL HOUELLEBECQ

houellebecqdream

[Nel novembre 2000 il quotidiano tedesco Die Zeit chiese a Michel Houllebecq un testo, nell’àmbito di una serie di interventi sui sogni. Questo gelido delirio è apparso anche in francese e io ne ho tratto una traduzione della quale, al solito, dovrete accontentarvi. 🙂 gg]

 

Che le cose siano chiare: la vita, di per sé, non è malvagia. Abbiamo realizzato un certo numero di sogni. Possiamo volare, possiamo respirare sott’acqua, abbiamo inventato agende elettroniche, il computer. Il problema comincia con il corpo umano. Il cervello, per esempio, è un organo di grande ricchezza e le persone muoiono senza averne sperimentate tutte le possibilità. Non perché la testa sia troppo grande ma perché l’esistenza è troppo breve. Invecchiamo rapidamente, scompariamo. Perché? Non lo sappiamo e non sapendolo siamo tutti insoddisfatti. E’ estremamente semplice: gli esseri umani desiderano vivere e tuttavia devono morire. Di qui, il desiderio primario di essere immortali. Certo, nessuno sa come possa essere la vita eterna, però possiamo immaginarlo.

Nel mio sogno di vita eterna, non si tratta poi di una gran cosa. Potrei vivere in una caverna. Amo le caverne, c’è ombra e fresco e lì dentro io mi sento al sicuro. Mi domando spesso se c’è stato reale progresso dopo la vita nelle caverne. Quando io sto in quei luoghi, ascoltando in calma il rumore del mare, circondato da creature amichevoli, io penso a ciò che vorrei cancellare dal mondo: le pulci, i rapaci, il denaro e il lavoro. Forse anche i porno e la fede in dio.
Saltuariamente decido di smettere di fumare. Al posto delle sigarette, preferisco assumere pasticche che sortiscono un analogo effetto sul mio cervello. Inoltre ho una grande quantità di droghe sintetiche a mia disposizione e ognuna di queste droghe sviluppa la mia sensibilità. Sono allora capace di percepire gli ultrasuoni e di vedere i raggi ultravioletti – e altre cose che ho difficoltà a comprendere.

Sono un poco diverso al presente, non soltanto più giovane, il mio corpo è trasformato, ho quattro gambe, è perfetto, riesco a stare eretto meglio, perfettamente radicato alla terra. Persino quando sono ubriaco, così configurato, non ho paura di cadere. Al contrario dell’uomo primitivo, del canguro e del pinguino, niente mi fa vacillare. E c’è di più: non ho bisogno di vestiti. I vestiti non sono pratici, qualsiasi forma abbiano, ostruiscono la traspirazione dell’epidermide. Nudo mi sento più libero. E, ciò che più importa, non sono né maschio né femmina – sono un ermafrodito. Prima non potevo immaginare la sensazione della penetrazione, non ero omosessuale. Ora posso averne qualche idea, un’esperienza fondamentale che attendevo da tanto tempo.
Non spero più nulla.
Certi lettori si domanderanno se la vita, nella più bella delle caverne e con le più adorabili tra le creature, non finirebbe per essere noiosa dopo migliaia di anni (centinaia di migliaia di anni, nel mio caso). No, non credo – non per me, in ogni caso. Non provo noia nel ripetere all’infinito ciò che amo fare, addirittura oso spingermi più lontano: la vera felicità è la ripetizione, nel perpetuo ricominciare la medesima cosa, come nella danza e nella musica, per esempio Autobahn dei Kraftwerk. Accade lo stesso nel sesso: terminatolo, desideriamo ricominciarlo. La felicità è assuefazione. Un’assuefazione che può realizzarsi in trucchi chimici in esseri umani, quando ho le mie pillole e i miei amici io non ho più bisogno di altro. La noia è l’alternativa alla felicità, la routine quotidiana, i nuovi prodotti, le informazioni – anche quando presentàti in maniera attraente. Io ho trovato la felicità nella mia caverna, non spero più in nulla, faccio un bagno quando lo desidero. Fuori è caldo e chiaro, allora io penso un poco alla Germania, dove la gente ha vissuto insieme in spazi stretti e sono contento che il paradiso non conosca sovrappopolazione. La gente è libera di scegliere la propria tomba, ci rotola dentro ogni qual volta lo desideri.

Apro gli occhi e constato che il mio sogno è alquanto superficiale. Mi accendo una nuova sigaretta, tormento il filtro, in realtà non esiste armonia con l’universo. Nei momenti di felicità, per esempio contemplando un bel paesaggio, so istantaneamente che io non ne faccio parte, il mondo mi appare come qualcosa di estraneo, non conosco nessun luogo dove io possa sentirmi a casa. Dio, anche lui, non può risolvere questo problema, peraltro io non credo a nessun dio, non è necessario, né qui né in paradiso. Credo nell’amore, è la sola cosa di valore di cui siamo in possesso, è migliore di un programma di fitness, è meglio dello sport. Forse un giorno il mio sogno di eternità si realizzarà, allora sarò una creatura con zampe, ali o tentacoli, forse altrove, non qui. Contrariamente alla maggior parte delle persone, invecchiando, non temo la morte, riscopro la mia giovinezza, che avevo dimenticato da così tanto tempo e, se le cose vanno male, io mi ritiro nella confortevole difesa del mio lavoro. I miei libri già ora mi garantiscono una certa forma di immortalità.

Risposte su VISIONE PADRE

VISIONE PADRE – slideshow – 7.3M – 15’05”
visionepadre.jpgL’installazione VISIONE PADRE ha sortito i medesimi effetti della pubblicazione on line (e cartacea su Lulu.com) di Medium: sono arrivate molte mail di condivisione di esperienza, con taglio diverso da quelle che mi hanno inondato la casella di posta elettronica a proposito del romanzo. C’è una domanda ricorrente, che è anfibia, circa una parte per me decisiva dell’installazione: cioè la sequenza estesa e molto ritmata in cui volti si sovrappongono a volti – evidentemente volti di scrittori. Viene chiesto, dai lettori che mi hanno scritto, se è possibile specificare la sequenza delle identità degli autori e il motivo per cui proprio quegli scrittori e non altri sono fatti apparire. Rispondo all’ultima questione, anzitutto, prima di dare la sequenza precisa dei nomi. Ai volti degli scrittori, secondo intervalli irregolari e aritmici, si sovrappongono il volto di mio padre e il mio. Gli scrittori sono quelli della mia formazione, desunta dalla libreria in salotto quando ero piccolo. Manca il volto del primo autore che ho letto in assoluto, cioè lo Charrière di Papillon. La mia formazione si sovrappone poi all’aggiornamento finale che mio padre ha da me recepito, circa alcuni contemporanei e anche autori più classici che si mise a rileggere. Ciò sta a significare che un dialogo tra figlio e padre è avvenuto attraverso la letteratura – si tratta quindi di un profondo ringraziamento da parte del figlio.
Ecco, ora, la sequenza intera dei volti e dei nomi, che inizia all’accelerazione di Useless dei Depeche Mode nella versione remix di Dave Clarke, al minuto 4’50” e dura 1’30” (ricordo che per visionare l’installazione, basta scaricare il file .exe e cliccare due volte sull’icona blu che apparirà; per vedere a schermo intero, un clic sulla freccina obliqua in basso alla schermata; il download è consigliato per chi dispone di fibra ottica o adsl):
mio padre – Dante Alighieri – Thomas Stearns Eliot – William Seward Burroughs – mio padre – Giacomo Leopardi – il sottoscritto – Paul Celan – Louis Ferdinand Céline – Wallace Stevens – Howard Philip Lovecraft – Franz Kafka – mio padre – Michel Houellebecq – Don DeLillo – il sottoscritto – Edgar Allan Poe – Herman Melville – Leon Tolstoj – Fedor Dostoevskij – il sottoscritto – Walter Benjamin – Pier Paolo Pasolini – mio padre – Platone – Aristotele – Plotino – mio padre – il sottoscritto – mio padre.
NB. Ai lettori che hanno chiesto circa la voce e il testo della chiusura, specifico che si tratta di me mentre leggo un cut-up dalla pagina finale del Dies Irae, sull’immagine dell’Imperator Mundi di Andrea Mantegna.