“Hitler” e “Breivik”: la non-persona

hb

Qualcosa lega “Hitler” a “La vita umana sul pianeta Terra”: il non-soggetto del nuovo romanzo è la vittoria postuma del non-soggetto del romanzo precedente. C’è un momento, interno e tuttavia estraneo ai libri, che li connette: è un kaddish personale, composto per testo immagini e suoni e si intitola “Apocalisse con figure”, che è un lamento funebre integralmente leggibile qui (http://bit.ly/1oDitAp) e una videoinstallazione on line su musiche di Iannis Xenakis e Arvo Pärt, visionabile qui (http://bit.ly/1gGjrJZ).

Videotestamento e congedo finale dello stragista norvegese

di GIUSEPPE GENNA

breivik-prison-conditions-complaint-390x285

[Il testo di questo monologo è stato scritto nel settembre 2011, in vista di una possibile interpretazione di Fabrizio Gifuni per la regia di Davide Manuli, che avrebbe girato il corto con le restanze della pellicola utilizzata per “La leggenda di Kaspar Hauser”. Il progetto, non realizzato, avrebbe quindi innescato la scrittura di un testo completamente differente, cioè il soggetto di un film, “Europa”, per la regia di Manuli, protagonista Gifuni medesimo. Anche questo progetto non andò a buon fine. Nel frattempo, avveniva lo sviluppo e la stesura de “La vita umana sul pianeta Terra”, progetto che è stato realizzato]

 

Voce unica maschile

 

[Inoltre la dottrina per la quale il] rapimento non deve recare vantaggi, discutibile già nei casi comuni, dove il danno del rapito è estremamente probabile, non regge in circostanze politiche, dove si provocano danni sicuri e incalcolabili non solo alla persona, ma allo Stato. Il sacrificio degli innocenti [in nome di un astratto principio di legalità è inammissibile]

 

Non riesco a immaginare quale sarà il mio stato d’animo durante l’operazione. Probabilmente scatterà durante un ciclo di steroidi e, per di più, sotto l’effetto di efedrina.

 

Nel discorso che oggi devo tenere e che mi occorrerà tenere qui forse per anni, io avrei voluto insinuarmi surrettiziamente

 

Bisogna continuare, non posso continuare, bisogna dire parole finché ce ne sono, bisogna dirle finché mi trovino e dicano loro me – strana pena, strana colpa, bisogna continuare…

 

Il desiderio dice: “Vorrei che fosse tutto intorno a me come una trasparenza calma, profonda, indefinitamente aperta, io attendo e gli altri rispondono, le verità si alzano da sole a una a una”

 

L’istituzione risponde: “Rendo solenne il tuo esordio, vi attornio tutti di un cerchio di attenzione e di silenzio, mentre mastico l’efedrina e vi uccido, a una a una”.

 

L’istituzione risponde:

 

“Mia sorella ha avuto cinquanta partner, il mio patrigno cinquecento, mia madre ha contratto un herpes genitale, metà delle amiche mie a Oslo – sì – possono essere definite promiscue – sì – perché hanno avuto più di venti relazioni intime”

 

Mi sono genuflesso, ho strisciato per anni, ho baciato il culo ai miei [genitori]

 

Tu: striscia. Nano che vuole essere re. Ondeggiano sul fondo, si piegano i Faraoni.

 

Tutti i sacrifici che hanno fatto per me i miei genitori si sono dissolti come acqua nel terreno. Quanto avrei potuto dare per amore… Troppo tardi: è morto lentamente come un albero. Più si è vicini a Cesare e più aumenta la paura.

 

Dammi la cenere, dammi le legioni.

 

È necessario presentarsi nelle migliori condizioni possibili e produrre materiale comunicativo di alta qualità prima delle stragi.

 

La preparazione di una sessione fotografica non può prescindere dalla cura dell’aspetto fino nei minimi dettagli. Consiglio di tagliare barba e capelli, sottoporsi a diverse sedute di lampade solari e a un intenso allenamento per almeno i sette giorni precedenti le foto dopo le stragi. Sarebbe utile recarsi in un salone di bellezz[a per uomo.]

 

Dio che mi hai fatto verme, io ti dissolverò. Lo spavento mi adora e, verme, ho i miei pontefici.

 

Sopprimo i tuoi testimoni

 

Uccido a una a una le mie figlie.

 

Nel nero cielo dei mondi più malati, bisogna, nell’Oceano celeste, che la nave fatta di stelle si squarci e sprofondi, alla fine.

 

Nei porti del cielo l’uno cade, l’altro muore.

 

I raggi, io li scorgo. I raggi, io li raccorcio.

 

La demolizione, questo è il mio diametro

 

Un poco più vicino a te, o Arcadia