Il testo integrale del “DISCORSO FATTO AGLI UOMINI DALLA SPECIE IMPERMANENTE DEI CAMMELLI POLARI”

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Questo è un post eccezionale, in quanto è storico: mai è stato pubblicato un intero libro in un post Facebook. Lo pubblica l’Italia, nella persona di me stesso. Il libro in questione si intitola “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” e fu pubblicato nel 2010 da :duepunti edizioni di Palermo. Si tratta di una sorta di operetta morale, i cui protagonisti sono strani animali pensanti e parlanti, ovvero cammelli candidi che risiedono al Polo. Oggi questo testo torna disponibile, il che significa che nessun editore lo stamperà, perché nel corso di cinque anni si è trasformata radicalmente la scena culturale, cosicché a pochi interessa di un testo e ad ancora meno di un nome, in questo caso il mio. Tuttavia ad alcune persone potrebbe incuriosire. Per questo lo metto a disposizione qui e anche fuori dal social network. Ecco dunque un intero libro in un post.
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Lankelot.eu: sui “Cammelli Polari”

di GIANFRANCO FRANCHI
[da Lankelot]

Le “Operette morali” sono tra le pagine più alte della nostra letteratura. Genna ha deciso di omaggiarle, ed è riuscito nel difficile intento senza scadere nella maniera e senza mostrare nessuna prepotenza. È riuscito, in altre parole, a realizzare un’impresa ciclopica con incredibile naturalezza. Il suo “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” (Duepunti, 2010), prima uscita della collana “Zoo-Scritture animali”, diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, è uno scritto intenso, immaginifico e commovente. Non è sacrilego dire che sarebbe piaciuto allo sfortunato e immenso letterato marchigiano, niente affatto. Questa operetta morale di Genna sembra ideata dal primo discepolo di Leopardi – e se non del primo si tratta, si tratta d’uno dei più fedeli. E quando il tono scade, perché si fa troppo apodittico, chi legge non ha nessuna voglia di censurarlo o di condannarlo. Perchè s’accorge che quel tono nasconde un’onda di sentimento puro, e di convinzione assoluta.

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Genna racconta fenomeni anomali “nelle vaste rade ghiacee intorno al punto in cui l’asse magnetico fora la terra, e ne fuoriesce in pieno Antartide: il Polo. Il cuore puntiforme, dissoluto e basculare del pianeta”, mai descritti in passato da “viaggiatori scriteriati e visionari”. Uno di questi fenomeni è quello dei Cammelli Polari. Creature misteriose, a volte appaiono ai giovani un momento prima di addormentarsi: incedono bianche, indifferenti a tutto, e sembrano esistere soltanto per avanzare. Vanno, e non sentono fatica. Potrebbero essere composte di luce sola. Genna: “Paiono pattinare, pure ondeggiando con ritmica sollecitudine, sul suolo terreno, non accorgendosi di ciò che spezza il silenzio per chi è sottomesso al giogo dell’udito. Non hanno in odio la percezione, ma ne sembrano immuni, eppure sono capaci di grandi racconti: storie, saghe, aneddoti. Essi infatti sanno parlare” (p. 10).
E questa loro lingua è “nivea”, “ulcerata dalla luce”, canta Genna: è una sorta di ultrasuono che “evoca immagini e intenzioni”. E nella nostra l’artista riferisce un discorso ch’essi c’hanno rivolto, completo di memorie dei tempi antichi in cui il “pianeta risultava incerto” (p. 27). E in questo discorso s’annida la segreta genesi della luna, e la segreta essenza dell’umanità. I cammelli, nella loro infinita saggezza, sanno bene che siamo noi la specie impermanente, noi che soltanto raramente riusciamo a guardare al di là del carcere in cui ci siamo costretti. E vogliono ricordarci che il destino è libertà, niente affatto necessità. E che in fin dei conti non sappiamo che cosa sia davvero un punto. E che se vogliamo vederli, dobbiamo tornare a imparare a guardare.
Perché, traduce Genna, quelli che imparano a vederli “imparano a vedere (poiché, infine, la questione risiede tutta qui: da tempo immemore, da sempre, per chiunque, compresi noi, immateriali battriani, il problema è imparare a vedere)” (p. 42). E chi vuole ascoltare ciò che essi hanno da dire scoprirà un messaggio primitivo e perfetto. Rivolto a noi tutti.

I saggi cammelli ci dicono “tornate alla casa”. E sembrano desiderarlo come lo desiderava Novalis, il poeta bambino che voleva tornare alla casa del Padre. Il messaggio dei cammelli è semplice ed eterno. “Siate amiche e amici. Il bene si sente senza mediazioni. Il tempo è finito sempre. C’è un punto che si supera e tutto siamo noi. […]. Il silenzio è l’origine e la compresenza delle sinfonie tutte”. Infine forse dobbiamo imparare ad ascoltarlo – questo solo.

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Bellissimo. “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” è una meditazione sul senso della scrittura e sul ruolo dello scrittore ideata e composta da un artista in stato di grazia. Per quanto mi riguarda questo libretto è un piccolo capolavoro. Felice di averlo incontrato nel mio cammino, giuro che andrò a cercare i cammelli polari un attimo prima del sonno.