Lankelot.eu: sui “Cammelli Polari”

di GIANFRANCO FRANCHI
[da Lankelot]

Le “Operette morali” sono tra le pagine più alte della nostra letteratura. Genna ha deciso di omaggiarle, ed è riuscito nel difficile intento senza scadere nella maniera e senza mostrare nessuna prepotenza. È riuscito, in altre parole, a realizzare un’impresa ciclopica con incredibile naturalezza. Il suo “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” (Duepunti, 2010), prima uscita della collana “Zoo-Scritture animali”, diretta da Giorgio Vasta e Dario Voltolini, è uno scritto intenso, immaginifico e commovente. Non è sacrilego dire che sarebbe piaciuto allo sfortunato e immenso letterato marchigiano, niente affatto. Questa operetta morale di Genna sembra ideata dal primo discepolo di Leopardi – e se non del primo si tratta, si tratta d’uno dei più fedeli. E quando il tono scade, perché si fa troppo apodittico, chi legge non ha nessuna voglia di censurarlo o di condannarlo. Perchè s’accorge che quel tono nasconde un’onda di sentimento puro, e di convinzione assoluta.

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Genna racconta fenomeni anomali “nelle vaste rade ghiacee intorno al punto in cui l’asse magnetico fora la terra, e ne fuoriesce in pieno Antartide: il Polo. Il cuore puntiforme, dissoluto e basculare del pianeta”, mai descritti in passato da “viaggiatori scriteriati e visionari”. Uno di questi fenomeni è quello dei Cammelli Polari. Creature misteriose, a volte appaiono ai giovani un momento prima di addormentarsi: incedono bianche, indifferenti a tutto, e sembrano esistere soltanto per avanzare. Vanno, e non sentono fatica. Potrebbero essere composte di luce sola. Genna: “Paiono pattinare, pure ondeggiando con ritmica sollecitudine, sul suolo terreno, non accorgendosi di ciò che spezza il silenzio per chi è sottomesso al giogo dell’udito. Non hanno in odio la percezione, ma ne sembrano immuni, eppure sono capaci di grandi racconti: storie, saghe, aneddoti. Essi infatti sanno parlare” (p. 10).
E questa loro lingua è “nivea”, “ulcerata dalla luce”, canta Genna: è una sorta di ultrasuono che “evoca immagini e intenzioni”. E nella nostra l’artista riferisce un discorso ch’essi c’hanno rivolto, completo di memorie dei tempi antichi in cui il “pianeta risultava incerto” (p. 27). E in questo discorso s’annida la segreta genesi della luna, e la segreta essenza dell’umanità. I cammelli, nella loro infinita saggezza, sanno bene che siamo noi la specie impermanente, noi che soltanto raramente riusciamo a guardare al di là del carcere in cui ci siamo costretti. E vogliono ricordarci che il destino è libertà, niente affatto necessità. E che in fin dei conti non sappiamo che cosa sia davvero un punto. E che se vogliamo vederli, dobbiamo tornare a imparare a guardare.
Perché, traduce Genna, quelli che imparano a vederli “imparano a vedere (poiché, infine, la questione risiede tutta qui: da tempo immemore, da sempre, per chiunque, compresi noi, immateriali battriani, il problema è imparare a vedere)” (p. 42). E chi vuole ascoltare ciò che essi hanno da dire scoprirà un messaggio primitivo e perfetto. Rivolto a noi tutti.

I saggi cammelli ci dicono “tornate alla casa”. E sembrano desiderarlo come lo desiderava Novalis, il poeta bambino che voleva tornare alla casa del Padre. Il messaggio dei cammelli è semplice ed eterno. “Siate amiche e amici. Il bene si sente senza mediazioni. Il tempo è finito sempre. C’è un punto che si supera e tutto siamo noi. […]. Il silenzio è l’origine e la compresenza delle sinfonie tutte”. Infine forse dobbiamo imparare ad ascoltarlo – questo solo.

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Bellissimo. “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” è una meditazione sul senso della scrittura e sul ruolo dello scrittore ideata e composta da un artista in stato di grazia. Per quanto mi riguarda questo libretto è un piccolo capolavoro. Felice di averlo incontrato nel mio cammino, giuro che andrò a cercare i cammelli polari un attimo prima del sonno.

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