Il Giornale: Gian Paolo Serino su Italia De Profundis

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxIl sito ufficiale
ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
Rassegna stampa e materiali
Anticipazione sul blog Il Miserabile
Ipertesto della Scena italiana come inferno
I booktrailer: 1234
Videomeditazioni: La storia non siamo noiStoria di fantasmi
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Reportage civile ma impietoso dell’Italia di oggi
di GIAN PAOLO SERINO
[da Il Giornale – versione cartacea, 28.12.08]
frecciabr.gif La versione jpg dell’articolo su IDP [394k]
Leggere un libro di Giuseppe Genna è come aprire una ferita aperta, che sanguina come un balsamo su una narrativa esangue che da anni ha smesso di cercare di essere letteratura. Giuseppe Genna con il suo nuovo Italia De Profundis dimostra di essere lo scrittore italiano che, come pochi altri, tenta davvero la via di una letteratura civile, di una letteratura che non scompaia a libro finito: che rimanga come un’incisione nel cuore dei lettori (…) [CONTINUA]

Segnalazioni e schede del romanzo Hitler

hitlercovermedia.jpgNel week-end sono state pubblicate, da diversi quotidiani e magazine, segnalazioni e schede che riguardano il romanzo Hitler. Si tratta di brevi interventi, comunque significativi, che ho recuperato in forma di jpg. Da Caterina Soffici de il Giornale a Rossella Martina de il Giorno a un piccolo ritaglio su Anna. Ringrazio per l’attenzione e i pareri espressi, che, pur nella brevità, mettono in luce alcuni elementi chiave del libro e mi consentono di riflettere intorno all’eventuale scarto tra intenzioni ed esito del romanzo (come, per esempio, Soffici che si chiede che bisogno avessi di rischiare: mi viene spontaneo pensare a cosa sia effettivamente la necessità in letteratura e questo è un punto che mi piacerebbe dibattere molto, non solo per quanto riguarda me, ma tutti gli scrittori in generale). Li metto a disposizione qui in calce, per chi fosse interessato.
Caterina Soffici su il Giornale
Rossella Martina su il Giorno
La segnalazione su Anna

Avvicinamenti al romanzo: Solinas e la conferma dell’errore di Littell

1. Avvicinamenti al romanzo: Wu Ming 1 e Piperno su Littell
2. Avvicinamenti al romanzo: Claude Lanzmann
3. Avvicinamenti al romanzo: Paolin sulla recensione a Littell di Piperno
benevole.jpg[Esponente di spicco della Nuova Destra di Tarchi negli anni Settanta e Ottanta, Stenio Solinas è un giornalista e, in quanto giornalista, è giusto che scriva su Il Giornale. Fosse un ideologo, dovrebbe scrivere su Ideologia, che non esiste, o su Ideazione, che esiste e forse ha nel suo archivio qualche intervento di Solinas. Il giornalista mantiene alcune peculiarità che lasciano perplessi: in diretta a Otto e Mezzo, qualche anno fa, si augurò che Antonio Moresco finisse sottoterra. L’entusiasmo di Solinas per Le Benevole di Jonathan Littell mette in mostra limpidamente quale sia l’ambiguità di poetica e di politica implicita in questo romanzo, che – va ripetuto – è esteticamente splendido. L’intervento di Solinas chiarisce gli effetti sul lettore, che sortiscono da un affrontamento del tema dello sterminio nazista per come Littell lo affronta: cioè la stesura di una mappa totale, il tentativo di trovare e spiegare le cause e, soprattutto, la finzionalizzazione applicata a un evento estremale della Storia che non può essere raccontato con un romanzo storico senza che poi se ne avvertano conseguenze politicamente ed eticamente gravi. L’incursione entusiastica di Solinas è, punto per punto, la smentita di quanto Levi e, sulla sua scorta, Lanzmann indicano come forma di avvicinamento artistico alla materia. Nella recensione, che è un peana, stilata da Solinas, intervengo con incisi in corsivo: brevi ma, spero, comprensibili, per evidenziare questa distanza che non può essere limitata a un effetto estetico]
IL CASO LITTELL – VIAGGIO AL TERMINE DI UN SS
di STENIO SOLINAS
[da “il Giornale”]
Nell’Orestea di Eschilo, le Furie che incalzano Oreste, uccisore di sua madre che aveva ucciso suo padre, reo di aver sacrificato una figlia, si placano allorché, grazie al voto determinante di Atena, i giudici mandano libero il matricida: le ragioni per condannarlo equivalgono infatti quelle per assolverlo [ecco uno dei punti più clamorosamente dannosi della finzione: assoluzione garantita, perché messa sullo stesso piano della condanna. Littell inizia con: “Fratelli umani…” – ma, per quanto il Male sia in ognuno di noi, io non sono affatto fratello del protagonista delle Benevole, e non lo sono per una frattura ontologica nell’umano di cui il responsabile è Hitler. Le ragioni della condanna non sono le stesse dell’assoluzione: io devo compiere un lavoro spirituale in me per perdonare. Tutto ciò, Littell se lo beve, grazie all’ubriacatura della finzione, che è in prima persona e crea quindi una perniciosa identificazione]. Da persecutrici le Furie diverranno da ora in poi le Eumenidi, benevole custodi della giustizia e della prosperità ateniese.
Vera e propria summa del Senso del Tragico [non è vero: Le Benevole non è una tragedia; la sua mimesi è finzionale, la sua catarsi è offuscata, rimane la potenza di una mitologia, che viene scaricata, come vedremo, sulla parte sbagliata – infine non si tratta di una rappresentazione sacrale comunitaria: questa misinterpretazione avviene nuovamente grazie alla finzione inventiva], non è un caso che Jonathan Littell abbia tratto il titolo del suo ambiguo e straordinario romanzo proprio dall’ultimo capitolo della trilogia eschilea: Les Bienveillantes (Gallimard, pagg. 900, euro 25, pubblicato in Italia da Einaudi) non sono altro infatti che le Benevole, le Erinni placate…

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