Il testo integrale del “DISCORSO FATTO AGLI UOMINI DALLA SPECIE IMPERMANENTE DEI CAMMELLI POLARI”

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Questo è un post eccezionale, in quanto è storico: mai è stato pubblicato un intero libro in un post Facebook. Lo pubblica l’Italia, nella persona di me stesso. Il libro in questione si intitola “Discorso fatto agli uomini dalla specie impermanente dei cammelli polari” e fu pubblicato nel 2010 da :duepunti edizioni di Palermo. Si tratta di una sorta di operetta morale, i cui protagonisti sono strani animali pensanti e parlanti, ovvero cammelli candidi che risiedono al Polo. Oggi questo testo torna disponibile, il che significa che nessun editore lo stamperà, perché nel corso di cinque anni si è trasformata radicalmente la scena culturale, cosicché a pochi interessa di un testo e ad ancora meno di un nome, in questo caso il mio. Tuttavia ad alcune persone potrebbe incuriosire. Per questo lo metto a disposizione qui e anche fuori dal social network. Ecco dunque un intero libro in un post.
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Saremo una sola carne

di Giuseppe Genna
[Apparso su “L’Europeo”, luglio 2008]

frecciabr.gif Il racconto nell’impaginato de L’Europeo in pdf [1.1M]

Giuseppe Genna sta scrivendo un romanzo (che non coincide con il prossimo che pubblicherà…), dal titolo Il cannibale, a partire da questo racconto, ispirato a un fatto reale di cronaca nera, su cui è stata spesa oscenità e morbosità a intensità apicale, come testimonia il video qui sotto riprodotto.

Il racconto, sotto l’immagine di Armin Meiwes:

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E’ un marzo freddo a Rotenburg. E’ sera e l’etere è denso e scuro, più densa e scura è l’acqua del fiume Fulda, sulla quale si affacciano villette monofamiliari in stile tirolese. Quando splende il sole, la vegetazione è lussuriosa e gli abitanti si danno a un ciclismo allegro, questo paese dell’Assia al centro preciso della Germania irradia una gioia discreta di vivere. Irradia la tranquillità che si può godere dopo gli sterminii nazisti.
E’ il 9 marzo 2001. E’ marzo, e non aprile, il più crudele dei mesi. La primavera si fa sentire con la violenza dei suoi germogli e le carni umane si intridono di ormoni. La chimica ha i suoi imprevisti effetti. Il regno umano sul pianeta è intriso di chimica dagli esiti ambigui, e si può riassumere in due attività: mangiare e procreare. Su queste due apparentemente banali attività, che hanno creato una civiltà barocca sempre più tesa all’annullamento di sé e del pianeta su cui è evoluta, si è costruita l’intera tradizione filosofica e letteraria dell’occidente. Molti buchi neri ha questa tradizione umanistica. Uno, per esempio, si apre a Rotenburg, proprio in questo 9 marzo di inizio millennio – il giorno in cui i cattolici festeggiano San Fracesco, l’illuminato che si denudò di tutto e ammansì il lupo che non lo divorò. Continua a leggere “Saremo una sola carne”

Sul romanzo Hitler: intervista a BooksBlog


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Riproduco qui la bellissima intervista che Dario Morelli di BooksBlog.it mi ha fatto. Sono domande centrali, che mi permettono di riflettere e di fare il punto sugli esiti letterari, politici e metafisici che, per mio conto, ho tentato di implicare nella stesura del romanzo Hitler. BooksBlog.it è una delle migliori realtà della blogosfera letteraria e, al solito, formulo un caloroso invito ai lettori di questo sito: andate a spulciarne le pagine e misurate la qualità di riflessione e di giudizio, che assolve pienamente a una delle funzioni principali che la Rete dovrebbe sostenere quando si occupa di letteratura.
Ringrazio Dario Morelli per l’attenzione e per il permesso di pubblicare qui l’intervista
.

“Hitler”: intervista a Giuseppe Genna

di DARIO MORELLI

booksblog.jpgÈ uscito finalmente l’ultimo, monumentale (non)romanzo di Giuseppe Genna, Hitler, edito da Mondadori, 624 pagine; la prima organica trattazione narrativa dell’esistenza di Adolf Hitler, realizzata da un autore italiano.

BooksBlog ha intervistato il Miserabile, come ama definirsi Genna.

Perché ha scelto Hitler e non Mussolini?
Mussolini non è un problema metafisico planetario, mentre Hitler lo è. Hitler è penetrato in maniera distorta nell’immaginario collettivo, è – ahinoi… – uno dei fondamenti dell’immaginario contemporaneo (basta cercare su Google: “Hitler” è la terza parola più ricercata dopo “sex” e “poesia/poetry”). Mussolini non ha la statura metafisica di Hitler e non irradia il Male ai suoi vertici. Non stermina fordisticamente sei milioni di ebrei, non cerca di annientare un popolo con scientezza.

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L’umanismo occidentale come momento sorgivo di Hitler: l’esempio Blanchot

hitlercovermedia.jpgCosa ha fatto, di Hitler, Hitler? Nulla. Non esiste un Hitler. Hitler è sempre stato il medesimo. Uno studio attento delle sue origini e degli episodi, anche i minori, che costellano la sua apparizione è proprio la continuità congelata di un’idiozia che è, in realtà, un’alterità. L’impressione di qualcosa di alieno, che balugina nelle sue pupille e che tanto ha incantato gli hitlerologi, fino a farne una mitologia, non determina affatto l’unicità di Hitler, bensì il suo contrario: la non unicità in quanto non-essente. Non significa, questo, porre Hitler al di fuori del cerchio umano, il che mitologizzerebbe Hitler ulteriormente, molto più di qualunque spiegazione storicistica o psicologica. Il suo non-essere ha la possibilità di imporsi non per la presenza di un contesto tecnologico adatto a un male mai visto prima nella storia, il che non impedirebbe che questo male, per esito tecnologico, si ripetesse. Piuttosto Hitler si impone utilizzando tutta l’ambiguità della cultura nel cui brodo cresce: ignorante, approssimativo, velleitario, Hitler ha comunque a sua disposizione un armamentario che la cultura occidentale mette a disposizione al non-essere che appare. La non-persona parla e legge, usa la persuasione e la retorica, utilizza il linguaggio portando a termine le premesse rovinose della cultura occidentale che, non avendo realizzato il Libro come prassi metafisica, arriva al massimo a intercettare proprio l’ambiguità, l’incrinatura che permette la frattura tra umano e umano.
E’ il caso, per esempio, di Maurice Blanchot. Le sue riflessioni sul Neutro e sull’Altro (in concordanza ma anche in decisiva divergenza con le meditazioni di Lévinas, sulle quali si consiglia di leggere qui e qui), sebbene interpretabili come estremo tentativo filosofico di suturare la ferita tra umano e umano tramite l’intelligenza di ciò che accade grazie alle premesse dell’umanismo occidentale, fallisce nel suo compito, poiché esula completamente dalla pratica interiore che il Libro indica, che le Scritture (e per gli occidentali il Talmud in primis) si sforzano di indicare, venendo ignorate in questo estremo appello, che è qui e ora da realizzare.
Pubblico perciò uno stralcio di un significativo saggio di Augusto Ponzio (Il neutro e la scrittura ante litteram, dalla rivista dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici), dove si inscena esattamente questo teatro filosofico, che è totalmente inadatto a rompere la continuità della radiazione extraumana che Hitler imporrebbe e che la storiografia, ma soprattutto la letteratura, ha evitato di spezzare.
Mi scuso con i lettori del sito per questi ultimi interventi, che sono difficoltosi a leggersi: sto tentando di mostrare le origini teoretiche del tentativo di rappresentare la non-persona che ho provato a compiere in Hitler. Il romanzo non ha nulla a che vedere con questa difficoltà teoretica, che è desumibile soltanto a livello critico, ammesso che il tentativo che ho fatto sia anche solo parzialmente riuscito. Ciò che si legge nel romanzo è molto semplicemente e linearmente la vita romanzata di Hitler (cioè una sequenza di scene – o metope – che rappresentano di anno in anno, o con salti temporali, ingrandimenti a grandangolo di ciò che la non-persona fa, non sentendo umanamente): poi ogni lettore trarrà le proprie conclusioni, nel caso avverta che ne valga la pena.

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