Su ‘Catrame’

da FUORIRADIO
catramestore.jpg“Erano sessanta ore che Lopez non chiudeva occhio.” Nasce così Guido Lopez, ultraquarantenne ispettore dell’Investigativa presso la Questura di Milano, cane sciolto per i lavori sporchi e difficili, con quel carico di sonno scosso e lucido stordimento dai quali ci libererà solo alla fine del romanzo. Scaraventato dal letto da una chiamata urgente proveniente da una questura agitata dalla notizia della fuga improvvisa di un pericoloso terrorista nero dal carcere di Opera e assediata dagli uomini dei servizi segreti, il miglior investigatore della polizia milanese, l’uomo che ha partecipato suo malgrado alla repressione dei terroristi irriducibili e alle operazioni più sporche e segrete, l’elettrico e duro ispettore Lopez diventerà il protagonista di un gioco ambiguo e a più livelli, l’attore amaro e consapevole di un intrigo politico orchestrato e diretto dagli stessi servizi segreti a fini ricattatori.


“Catrame” è un giallo o un thriller politico-poliziesco ed è il primo romanzo di Giuseppe Genna, trentenne milanese con la passione per Internet (è da tempo uno dei collaboratori del sito clarence.com). Il titolo è abbastanza esplicito circa il carattere ruvido e torbido dell’opera. La Milano di Genna, è una città periferica cupa e sotterranea, un paesaggio umano e architettonico fatiscente e mefitico, una “corte dei miracoli” che nutre e si nutre della Milano bene, se non il cuore è l’intestino della città. L’atmosfera risulta però troppo opprimente, l’autore poteva ottenere lo stesso effetto risparmiandosi quell’ondata di denotazioni tetre e grevi, quella ridondanza di aggettivi foschi che spesso, dopo essere stati deglutiti a fatica, rimontano come un reflusso faringeo. L’ispettore Lopez comunque, uomo d’azione alla Callaghan, personaggio amaro e tormentato alla Marlowe, è un personaggio riuscito e accattivante, e non a caso Genna lo ha riproposto nel suo ultimo romanzo “Nel nome di Ishmael”. Insieme con il suo quasi coetaneo Ammaniti, lo scrittore milanese sembra voglia contribuire a quella mutazione genetica del mondo letterario italiano, confidando nell’esemplarità del modello anglo-americano. Con quali esiti, non saprei dirvi.

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