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March 29, 2015 at 11:18AM


Amiche amici: ecco su Q Code Magazine un mio pezzo sulla serie “1992”: http://bit.ly/1OMnwKn, che manco so se possa essere definita serie: potrebbe non esserlo, potrebbe essere UNA serie, potrebbe essere LA serie. C’è tutta l’Italia, qui: la serie fa schifo, fanno schifo gli attori, la regia, la sceneggiatura, le nonstorie. Lo dico in modo volutamente arruffato, il che è sempre, per me, come io posso accostarmi alla letteratura: fallimentarmente, così come la rappresentazione finta italiana è questo avverbio, nemmeno un aggettivo: è “fallimentarmente”, virgolette incluse. Due parole sul magazine: non credo che mai, dai miei esordi non moreschiani, quelli su Web, i quali risalgono al 1994 e non al 1992, mi sia stata pubblicata una cosa in modo tanto preciso e sensato e bello. Si guardi a scelta iconografica: le facce che mancano, le teste che mancano. Pubblicai “Le teste”, oggetto narrativo la cui prima stesura risale al 1992, quando il vuoto personaggio detto “Guido Lopez” si chiamava “Solaris”. Ritrovo tutto, ma proprio tutto, il discorso, il filo rosso e quello grigio e quello privo di colore qui, in questa comunità di intenti che genera il magazine più bello di questi anni. Lo ritrovo grazie a Enrico Sibilla, scrittore che si situa ai miei esordi non moreschiani, quelli di fine Ottanta, quando Antonio Porta mi moriva continuamente: io ed Enrico, che qui si chiama Succo Gastrico, partecipavamo a un concorso di poesia a Cologno Monzese, senza conoscerci personalmente, iniziando insieme. Enrico sta davanti alla Biblioteca Calvairate, ora – sta nel mio luogo di elezione. Sotto la direzione di Angelo Miotto, attiva questa proposta continua e di eccellenza che – io lo so e su queste cose non ho mai ricevuto una smentita negli anni – sono certo che farà fiorire qualcosa di bellissimo e ancora più visibile e leggibile: quando uno tocca il futuro, lo sente, si sente il futuro, lo sentiamo come rabdomanti ciechi e per me Q Code è un futuro. Lì farò cose, perché quando incontro fratellanze lo sento, vi aderisco, entro nella trasformazione, invecchio, muoio, rinasco, sbaglio, prendo cantonate, viaggio per i quattro cantoni. Tutto questo è 1992 vs “1992”. Questo è per me 2015 vs 1992 vs “1992”.
Benvenute e benvenuti, dunque, nell’avanspettacolo del nulla, dove perdete la testa che vi hanno ghigliottinato in precedenza, a voi come a noi e a me e a te e a loro.
Grazie: è bello vivere nell'”evviva”.

da Facebook http://on.fb.me/1BSXKK8

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