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March 30, 2015 at 10:49AM


Wu Ming 1, Luciana Castellina e Maria Pace Ottieri insieme al sottoscritto e a Giulio Calella delle Edizioni Alegre, all’incontro affollatissimo che ciudeva Book Pride 2015, ierisera. Si è parlato di oggetti narrativi non identificati. Grazie a un serratissimo e sintetico e molto intenso intervento iniziale di WM1, per la prima volta nella mia trascurabile vicenda esistenziale e intellettuale mi è parso di partecipare a un incontro fuori finalmente dal Novecento. Sono due gli spunti riflessivi che Roberto Bui (ovvero appunto Wu Ming 1) ha lanciato in modo dolcemente tassativo: 1) la dimensione planetaria di un canto epico diffuso, che consiste nello spostamento del canone narrativo precedente, il quale si allarga per accogliere narrazioni molto aperte, inclusive di molteplici elementi cognitivi e poetici e linguistici capaci di allargare la delega di responsabilità che è la cifra fondamentale della scrittura in questo tempo che viviamo; 2) la necessità di mappare, teoricamente e fenomenologicamente, questa baraonda al tempo stesso artistica e politica e, soprattutto, realmente globale. Gli impliciti di queste riflessioni sono molteplici e, a mio avviso, tutti fondamentali per giocare nel presente il proprio ruolo di umani tra umani: dalla trasformazione radicale dell’idea di canone (qualunque canone, a principiare da quello storico, dipende dalla percezione e la percezione ha subìto un salto di quantità e qualità negli ultimi anni) all’allargamento con cui la poesia stessa entra in osmosi con la molteplicità delle possibili forme. Quanto al sottoscritto, mi sono limitato a un apparentemente criptico intervento di liberazione personale, enunciando la frescura in cui respiro in questi anni, potendo lavorare all’opera che interessa me e spero interessi chi legge, di cui mi interessa davvero in quanto non mi interessa di critici opinionisti giornalisti e operatori avanspettacolari. Questo movimento interno alla scrittura, che sono convinto coincida con una torsione politica della stessa, in grado di riverberare in ogni presente umano (nel senso dell’umanismo e dell’umanesimo) è sintetizzata da una citazione da “Petrolio” di Pasolini, che ho posto a inizio di un mio libro, “Italia De Profundis”, e che dice: «Nel progettare e nel cominciare a scrivere il mio romanzo, io in effetti ho attuato qualcos’altro che progettare e scrivere il mio romanzo: io ho cioè organizzato in me il senso o la funzione della realtà; e una volta che ho organizzato il senso e la funzione della realtà, io ho cercato di impadronirmi della realtà. […] Nello stesso tempo in cui progettavo e scrivevo il mio romanzo, cioè ricercavo il senso della realtà e ne prendevo possesso, proprio nell’atto creativo che tutto questo implicava, io desideravo anche di liberarmi di me stesso, cioè di morire.»

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