blog

April 01, 2015 at 11:35PM


Finora, per quanto riguarda la prosa novecentesca, ritenevo “Amerika” di Franz Kafka il culmine del mio contemporaneo. Ciò in quanto non avevo ancora letto e meditato “Il Brigante” di Robert Walser. Sono due libri gemelli, stanno oltre il romanzo e oltre il poema. Sono le scritture più semifinali di sempre nella mia esistenza. Si potrebbe dire che laddove non finisce “Amerika” di Kafka inizia “Il Brigante” di Walser. Sembra di vivere nel Teatro Naturale di Oklahama. Uno là si qualifica col nome proprio “Negro” e qui crede di essere questa cosa inqualificata. Questo è l’incipit walseriano: «Edith lo ama. Ulteriori ragguagli in seguito. Forse non avrebbe mai dovuto allacciare rapporti con quel disutile senza un quattrino in tasca. A quanto sembra, gli mette alle calcagna delle vicarie, delle commissarie, per così dire. Di amiche, lui, ne ha ovunque, ma non ci combina niente e soprattutto non combina niente con quei cosiddetti famosi cento franchi. Una volta lasciò in mano altrui centomila marchi, per pura arrendevolezza, per filantropia. Se uno gli ride dietro, ride anche lui. Già solo questo potrebbe suscitare non pochi dubbi sul suo conto. In “tutto questo tempo” trascorso qui fra di noi, non gli è riuscito, con suo diletto, di guadagnarsi la stima dell’universo maschile. Non è forse, questa, una delle più grossolane mancanze di talento che si possano immaginare? A certuni le sue maniere cortesi danno sui “nervi” ormai da un pezzo. E quella povera Edith lo ama e lui intanto, visto che adesso c’è un gran caldo, se ne va a fare il bagno anche alle nove e mezzo di sera. Per me, faccia pure, purché poi non si lagni. Sforzi inauditi sono stati compiuti per la sua istruzione. Crede forse, quel peruviano, o cos’altro intenda mai essere, di farcela da solo?»

da Facebook http://on.fb.me/1F465Ne

Annunci