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Jeff VanderMeer, Annientamento @import…

Deve essere chiaro a chiunque che “Annientamento” di Jeffrey Vandermeer è uno dei punti più alti, coinvolgenti e profetici della narrativa contemporanea. La sua vibrazione gelida, anticarnale, inquietantemente vegetale è un’apparizione sconcertante nel panorama attuale della narrazione che proviene dagli Stati Uniti. Da anni non si leggeva qualcosa di nuovo in arrivo dagli americani e infatti non lo si legge nemmeno qui: si tratta del “Gordon Pym” di Poe e de “Le montagne della follia” di Lovecraft, estenuati e dissezionati e raggelati in vista dello zero di Kelvin del perturbante. Non faccio qui deduzioni interpretative o recensioni. Dico soltanto: ho avuto tanta, ma tanta, paura mentre lo leggevo di notte. Il brivido dell’universale corre da “Una storia vera” di Luciano fino a questo piccolo capolavoro, che apre una trilogia evidentemente strepitosa. La confezione letteraria Einaudi ne fa un feticcio editoriale che dice molto bene perché questo è un tempo stratosferico per l’editoria: è uno degli oggetti più belli che la grande editoria in Italia abbia partorito negli ultimi decenni. La traduzione di Cristiana Mennella è stupenda. Non so che dire di altro se non: leggetelo.
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