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May 02, 2015 at 10:44AM


Ecco un passabile riassunto del saggio “Io sono” (http://amzn.to/1GNYXbk). Quando si muore, si è non una persona, bensì uno stato che si è, dove si sente che si è, e così anche prima di nascere. Anche quando si vive, che poi è lo stato di veglia, secondo i vivi, si è uno stato, che è appunto quello di veglia, ma dentro questo stato ci si ritiene un io. Si dorme, si sogna: sognando, c’è sempre io; quando non si sogna, io non c’è. Non si può non essere e essere significa che ci si sente esistere. La coscienza è questo sentire che si esiste. La terapia della psiche può prendere in considerazione la coscienza in questo senso: sentire semplicemente che si è. Questa è la cura. Per il resto, troviamo conferme e sperimentazioni di questa coscienza perfino in Kafka e in Lovecraft e in Burroughs e nella tragedia. Possiamo meditare, stando, semplicemente, senza immagini o pensieri. Platone e Aristotele dicevano questo, anche Ramana Maharshi lo diceva. Il testo è tutto questo. Il trauma non c’è. Tranquilli, bambini: siamo soltanto bambina, bambino, bimbi.

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