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May 10, 2015 at 12:51PM


Le parole di Beppe Grillo sulle mammografie e i tumori al seno non sono indegne semplicemente: sono un reato. Non esiste nel codice penale un simile reato, ma nel mio tribunale interiore esiste eccome. Se vuole attaccare il professor Umberto Veronesi sui suoi giri economici, si accomodi: indaghi e denunci e affronti le sedi legali. Però attaccare le mammografie preventive è qualcosa di disgustosamente quintessenziale al suo progetto, che non è semplicemente politico, bensì soprattutto una visione e un sentimento del mondo. L’idea che lui, testimonial di quegli orrori morali che si sono ascoltati nelle registrazioni di quanto andava dicendo en privé ai “suoi”, possa denunciare a scapito della vita di chissà quante giovani e meno giovani donne, davvero, è insostenibile e lo qualifica per sempre, agli occhi miei di essere umano ed entità politica e intellettuale e scrittore e vivente dove vive lui con la sua zazzera. Per caso il signor Grillo ha una vaga idea di cosa significhi beccare un tumore al seno grazie alla prevenzione? Sa forse che, oltre alla mammografia preventiva, che andrebbe fatta ogni anno anziché i due dei protocolli e sicuramente non cinque come chissà quali studi citati dal non tanto comico, andrebbe implementato l’utilizzo di ago aspirato? E stare lì a fare la chemio che ti salva, la radio che ti salva, senza possibilità di zazzera, non è forse differente che stare lì a fare la chemio o la radio che probabilmente non ti salverà? Quanta visione indignata e tutta centrata sul “grano” dobbiamo ancora attenderci, a scapito del vivere, del semplicemente vivere, del semplicemente amare? Sto per caso convocando l’orrendo buonsenso civico con cui una maggioranza silenziosa milanese emblematizza un fascismo felpatissimo e borghese fuori tempo massimo? Sto forse ponendo quella terrificante Esselunga ovoidale che è la Darsena di cui vanno fieri i piccoli borghesi 2.0, laddove il 2.0 è un tempo privo di quella roba che fu detta borghesia? Non sto facendo quello, sebbene le sentenze angoscianti di Grillo spartiscano con le spugne dilavanti proprio questo: il 2.0. Però, a differenza dei black bloc im Mailand, è in gioco la vita delle persone. Inviterei il signor Grillo a farsi un giro nei reparti oncologici. E il tamoxifene sa di fragola, signor hotel a cinque stelle? Costa tanto o poco? Ci rimane in tasca qualcosa per riavviare i consumi della nazione che sarebbe meglio uscisse dall’euro? Il signor Farage ha la moglie affetta da un carcinoma duttale infiltrante G3? Signor Giuseppe Grillo: Lei non è una vergogna per la nazione, in quanto le nazioni non esistono, esistono soltanto le lingue, sempre per poco, sempre per qualche giorno, sempre per farle guadagnare gli euro negli spettacoli in cui parla. L’avvilimento e l’iracondia che Lei è in grado di conferire a una moltitudine di persone, lavorando su quella componente di tale moltitudine avente il seno, è grave e moralmente e fisicamente. Le auguro che alla Sua compagna alla Sua figliola non scappi una cellula maligna tra una mammografia e l’altra, in quei cinque anni che Lei auspica per fare guadagnare meno medici e affaristi. Quanto al prezzo dei farmaci: i “suoi” sono in Parlamento, facciano quello che devono fare.

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