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May 11, 2015 at 05:45PM


Accennavo ieri (qui: http://on.fb.me/1KUNYOI) alla questione del trauma in “Io sono”, il mio primo saggio, che si occupa di coscienza mente psiche terapia e testualità (anche letteraria) secondo l’orientamento metafisico, cioè clinico e non soltanto clinico psicoterapico (per info: http://amzn.to/1dV1Z3T). E’ un libro di cui continuerò a trattare, qui. Perdonate davvero se disturbo, ma mi è abbastanza necessario, in tutta sincerità. Torno, dunque, ancora sul trauma, poiché nella galassia indefinita di psicoterapie e filosofemi sembra centralissimo. Tutto è trauma: il trauma non c’è. Il trauma radica la possibilità di produzione della memoria: la memoria del trauma dice il trauma. Il trauma non quel puntuto evento che stai male: esso è un “urto”, che un mitologico “salto” all’indietro o in avanti medicherebbe. C’è presa di consapevolezza di eventi traumatici o situazioni traumatiche o stati traumatici: qual è la quantità del trauma? E la forma? E’ un fatto o un essere stati? C’è un presente del trauma? E’ solo quando esso avviene? Come si fa la sutura del trauma? Come si cauterizza chi è traumatizzato? In quale senso davvero qualcuno ha subìto un trauma? Nascere è un trauma? Si cura il trauma del nascere? Lo zio mi ha violentato: era un trauma o era qualcosa di *altro*? Dove si localizza la violenza del mondo? Sentire che c’è un orrendo limite che limita e respinge, foss’anche il bordo del tavolo per il bimbo che gattona, è trauma? Bisogna essere seri e dire che la morte della madre è un trauma: sì? E la vita della madre è stata un trauma? Due traumi? Tre? Quale clinica dobbiamo opporre al trauma? E al traumatizzato? E alla traumatizzata? L’esperienza è un trauma? Che cosa in realtà dobbiamo sciogliere? Questa domanda ultima è fondamentale: è la domanda ultima. Dobbiamo sciogliere la realtà: e cos’è la realtà? E come la si scioglie? Capirete bene che tutte le risposte a tutte le domande non sono che in “Io sono”.

da Facebook http://on.fb.me/1cpPpJ0

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