Interventi a BookPride 2018

A BookPride 2018, presso il Base a Milano, sotto la direzione di Giorgio Vasta, ovvero uno degli scrittori più decisivi in questi anni italiani, intervengo in tre occasioni:

Spero di incontrarvi a più non posso!

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Giorgio Falco, “La gemella H”

Giorgio Falco LA GEMELLA HVorrei esprimere la mia stima assoluta, la mia ammirazione totale, la mia gratitudine più intensa a Giorgio Falco, l’autore del “romanzo” LA GEMELLA H (Einaudi), probabilmente uno dei testi memorabili (“storici) di questi anni smemorati e smemorabili, ma che stanno dimostrando lo stato di salute eccellente della narrativa italiana. Quella di Giorgio Falco non è narrativa: è una narrazione condotta con i metri della poesia e l’ingaggio rivoluzionario di un genio linguistico che ha abbattuto tutto l’abbattibile del romanzo novecentesco, in un manoscritto prezioso e pluristratificato che, per essere pienamente compreso e penetrato da me, richiederà più letture. Ciò non spaventi i lettori e le lettrici: *sembra* un romanzo di formazione, *sembra* un romanzo storico, *sembra* un romanzo epico (finché siete d’accordo con me che “Il mulino del Po” è un romanzo epico). Avete problemi con l’idea di illeggibilità? Allora sarete carezzati da una vicenda corale e singolare, che attraversa il secolo XX e arriva a noi, e ci sono un sacco di cose da raccontare e godere, un bel diorama impegnativo: prima di Hitler, sotto Hitler, dopo Hitler, le migrazioni, i nomadismi, i ritorni. In realtà, la realtà è che non è così. Giorgio Falco ha scritto un libro cosmico-storico che scaraventa la nozione di Storia nelle gattabuie più profonde riservate alla nascita della coscienza. La trama potete visionarla qui e convincervi che sono soldi molto ben spesi: lo comprate, questo libro, lo leggete, vi fa pensare, vi carezza col ricordo di scene decisive e vaste o molto compatte e secche. Potete ben immaginare cosa significhi affrontare un romanzo in cui una neonata di poche settimane, che ha accanto la gemella, osservi che “appare la parola Hitler”. E’ un momento strepitoso della narrazione italiana: a parlare, dal momento in cui la S/storia inizia ad accadere, e cioè uscendo dall’utero e dalla fusione con la madre e la sorella omozigote, che resta sola “per 180 secondi” uscendo per prima alla luce – a parlare, dicevo, è una delle due gemelle, che usa indifferentemente la prima persona singolare e plurale, con una precisione che ghiaccia il sangue del lettore e scavalca l’angoscia d’influenza di un caso specifico, quello di Agotha Kristof nel “Grande Quaderno”. E questa voce si scioglie e si rapprende, diventa descrizione in cui è impossibile distinguere interno ed esterno, con la fenomenologia narrante, di specie realistico-storica e ucronica, che rappresenta l’inaugurazione della Autobahn tedesca qualche anno prima che essa venisse effettivamente costruita. Si scavalca la dinastia in cui va a incastonarsi la voce della gemella H che è Hilde Hinner e la cui sorella è un’altra gemella H, Helga Hinner. Siamo ad altezza Kafka, anche se ad alcuni sembrerà che siamo ad altezza di un altro Novecento: siamo a Kafka contro Proust sotto il nazismo. E’ un turbinìo storico che coincide a volte e a volte violentemente si distacca dallo stato di allerta in cui sta la coscienza. Il fenomeno storico contro il fenomeno coscienziale: questo massimalismo, questo universalismo è l’asticella regolata da Giorgio Falco con una consapevolezza che mi lascia attonito. Vorrei abbracciare questo scrittore, scuoterlo ringraziandolo, poiché egli mi ha scosso. Come lo ha fatto? Con una lingua semplicemente mai vista, mai letta. Saltano i dialoghi, tutto accelera in avanti o retrocede con un ralenti onirico e nitido. E’ un incalzare della voce, la quale è la voce della gemella H oppure della natura oppure della S/storia oppure della famiglia oppure della nazione oppure della merce etc. Tanto sorvegliata, fino a raggiungere una solidità però cristallina, era la lingua de “L’ubicazione del bene” (sempre Einaudi – uno dei libri italiani più importanti di questi anni), quanto ne “La gemella H” la lingua è parossitona per accumulo, streaming lirico che è realistico, sorvegliatissimo dispositivo in cui una furia (che canale di questa furia sia l’autore o il/la parlante poco importa) e una fantasmagoria inesauste hanno sfogo, disegnando un nuovo letto per il fiume del romanzo. Poi c’è da discutere la narrazione della Storia, appunto: non mi pare che però sia necessario concentrarsi unicamente su come e perché venga affrontato e rappresentato il fenomeno umano in conflitto e identità con il fenomeno Hitler. Certo, è di fatto *il fondamento* di questa narrazione e, pertanto, non è questa la sede per affrontarlo. Qui desidero soltanto esprimere tutto il mio amore per questa narrazione e tutto l’affetto che porto al suo miracolante autore, che mi sta cartavetrando in una lettura che resta, anche se probabilmente il canone storico non sarà mai più come lo abbiamo conosciuto proprio in quel Novecento che viene qui a sciabordare, immensa onda che non è più anomala e non riuscirà mai più a intaccare le nostre coste e minacciare le nostre esistenze, poiché ci siamo trasferiti in un altro continente: del quale Giorgio Falco è il primo cantore epico e, per me, già adesso abbastanza leggendario.

Ad usum idiotae, visti i tempi e gli sgherri che girano, sia chiaro che quanto ho sopra scritto non costituisce un articolo critico. E’ un post di Facebook ed è impressionistico. Eventualmente torno sull’argomento, armandomi di quella strumentazione teorica e critica che è concessa a uno come me, che critico non è. Qui intendevo solo esprimere emotività, stupore e amore, per il libro e per l’autore.

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Enzo Mansueto sul ‘Corriere del Mezzogiorno’: “Anteprima nazionale”

42_anteprima_nazionalegE’ uscita in edicola una bellissima recensione del critico Enzo Mansueto circa l’antologia narrativa di nove racconti e una prefazione nei tipi minimum fax Anteprima nazionale – Nove visioni del nostro futuro invisibile (laddove il costo si quantifichi in euro 13 e 50 centesimi; e inoltre: 226 pagine – maggio 2009 – ISBN 978-88-7521-222-3), curato il testo da Giorgio Vasta (si sottolinei qui: candidato al Premio Strega per il suo romanzo splendido e importante Il tempo materiale, minimum fax essendone ugualmente editore). La recensione del Mansueto ha ottenuto pubblicazione in una pagina intera che il Corriere del Mezzogiorno ha dedicato a suddetta antologia, con una intensa fotografia di Giancarlo De Cataldo a corredare il pezzo (è infatti uno degli autori partecipanti all’antologia stessa: insieme al sottoscritto e a Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Valerio Evangelisti, Giorgio Falco, Tommaso Pincio oltreché Wu Ming 1).
Quivi pubblico il file in formato pdf della pagina firmata da Enzo Mansueto, scaricabile assai semplicemente con un clic. Ne anticipo lo incipit di seguito qui sotto!

“La parola ‘futuro’ pare non avere più una cittadinanza in una società freneticamente schiacciata dalla soddisfazione di desideri mercificati, dalla ipertrofia del tutto e subito, da un presente iperesteso e globalizzato.”

[PS. Poiché mi è stata fatta notare la sorpresa di un apparente mutamento della di me scrittura, quasi desiderassi parodiare malamente l’Ingegnere o Ippolito Nievo, specifico che tale nonstile verrà indefinitamente adottato finché le viscere detteranno tale inclinazione, per nulla scherzosa!, semplicemente rispettosa di una angolatura della libido epperò in sé e per sé del tutto priva di significazione alcuna o tantomeno offensiva nei confronti di qualcuno o qualche cosa! gg]

Seconda anteprima da “Anteprima nazionale”

42_anteprima_nazionalepCome già scritto nell’àmbito della prima corposa anticipazione, per le cure di Giorgio Vasta minimum fax ha pubblicato Anteprima nazionale. Nove visioni del nostro futuro invisibile (€ 15; la copertina è cliccabile), in cui compaiono racconti di Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giancarlo De Cataldo, Valerio Evangelisti, Giorgio Falco, Tommaso Pincio, Wu Ming 1 e un racconto mio.
Il mio racconto si intitola: La infinita beltà del programma si vedrà di lontano.
Protagonista assoluto del futuro programma televisivo più seguìto dell’intera storia televisiva italiana, e cioè di una trasmissione che si svolge in non si sa quale tempo ma comunque nel futuro remoto, lo sconosciuto presentatore Enzo Tortora è còlto – in questa anticipazione ulteriore – nella sorpresa della diretta, mentre sta descrivendo una seduta di ipnosi regressiva che il celebre dr. Brian Weiss pratica sull’icona della d.ssa Tirone. Ça va sans dire che i personaggi sono fittizi e i nomi indicano puri ologrammi mediatici di pubblico dominio, che nulla hanno a che vedere con persone fisiche. La foto di corredo è cliccabile per visionare a degna dimensione.

tortora_longarini_mini“[…] Ecco vedete la lingua incomprensibile del dottor Weiss, lingua incomprensibile biascicata, disarmonica, questa lingua di merda anglosassone trasformata da una distanza oceanica dall’isola che l’ha partorita, vedete come distorce la bocca del dottor Brian Weiss, quasi stesse masticando un chewing gum, lingua incapace di poesia, di narrazione, fatta di ritmi che soltanto il sax di un jazzista può nobilitare, questa lingua buccinante e parodistica, questa lingua ironica e filamentosa come certa bava, questa lingua delle scie di lumaconi senza guscio, questo sfrigolare di carne alla griglia strapiena di acqua e mutazioni perniciose in riva a una piscina famigliare piena di cloro e zanzare morte, vedete questa lingua con cui il dottor Weiss domanda alla sua paziente ‘Descrivi la situazione in cui sei, cosa ti sta succedendo’.
E non è una domanda!, è un ordine!, ma io ho fatto finta che fosse una richiesta, la gentilezza abusata diventa ciò che qualunque maschio fa con qualunque femmina, le ultime due comunità formalmente disposte a scontrarsi prima dell’estinzione della specie, crolleranno gli stati, cioè le nazioni e le situazioni immersive in cui siamo psicoemotivamente coinvolt* tutt*, e la paziente, l’indimenticata dottoressa Tirone che si produceva in memorabili televendite ai tempi d’oro che nemmeno riusciamo più a collocare risponde all’ordine, bisogna che questa civiltà faccia una statua d’oro al maestro di tutti noi, Ivan Pavlov, quello del memorabile cane, che gli siano consegnate le chiavi di Roma, ma attenzione!, dalla regia un messaggio a sorpresa!, un dramma per cui siamo costretti a interrompere momentaneamente l’esperimento di ipnosi regressiva, la linea alla regia, eccola, ascoltiamo che ha da dirci:

“INFORMIAMO I NOSTRI SPETTATORI CHE E’ APPENA GIUNTA IN REDAZIONE LA FERALE NOTIZIA DELL’IMPROVVISA MORTE DEL NOSTRO PONTEFICE, CHE E’ STATO IMMEDIATAMENTE SOSTITUITO DA IVAN PAVLOV IN UN CONCLAVE LAMPO STRAORDINARIO”

Abbiamo un nuovo Papa ed è proprio Ivan Pavlov!, sono gli inconvenienti della diretta!, festeggiamo l’incredibile notizia dell’elezione del nuovo pontefice abbattendoci nel lutto per la morte del precedente!, alziamoci e facciamo un minuto di silenzio per la morte del precedente mentre al contempo urliamo tutti il nostro giubilo per l’elezione del nuovo al soglio di Pietro, quest’uomo fatto di pietra su cui hanno eretto tutto, non di sabbia, ma di pietra, senza tondìni e senza carpenteria, fondamenti di roccia come ai bei tempi andati chissà dove, tempi che addirittura precedono quelli già incollocabili del Medioevo, abbracciamo questo Papa inutile ma a cui teniamo tutti tantissimo non credendo più all’anima, alla redenzione e fortunatamente all’inesistente Dio, facciamo la hola per la memoria dell’inesistente Dio, che noi occidentali abbiamo confuso con il limite e con l’errore della morte non comprendendo cosa fosse il dolore, non scavando nel nesso che allaccia amore e solitudine,
Ma non perdiamo tempo, sentiamo ora il racconto della dottoressa Tirone agli ordini del dottor Brian Weiss, che è il Sostituto Di Tutto Il Cristianesimo, perché è in grado di interagire con il nostro vero passato adulatorio in quanto ingannatore in quanto finto ma moralmente tale e oscenamente spiattellato per il nostro desiderio di erigere un limite da abbattere, la mente non ha confini, noi esondiamo, siamo l’onda anomala che spacca qualunque schermo, siamo l’abbraccio incondizionato, siamo il gratis et amore dei, cioè di chiunque al plurale, e ascoltiamo la dottoressa che ci racconta della sua vita passata con smorfie di dolore che non sente, questo è il paradiso che abbiamo tanto sognato!, provare dolore non sentendolo!, ed ecco la risposta, eccola “

Leggete assolutamente L’UBICAZIONE DEL BENE di Giorgio Falco

giorgiofalco_coverMi occuperò di tre libri, appena avrò il fiato di farlo. Si tratta di tre romanzi perforanti: Il tempo materiale di Giorgio Vasta (minimum fax), su cui da mesi rifletto; Il mio nome è Legione di Demetrio Paolin (Transeuropa); e il libro che segnalo oggi, L’ubicazione del bene di Giorgio Falco (Einaudi Stile Libero). Sono tre romanzi che mi appaiono fondamentali per il nostro tempo narrativo italiano.
Il libro di Giorgio Falco, che non c’entra assolutamente nulla a mio parere con Carver (così ho letto in giro), ma c’entra tantissimo con Cheever e con una tradizione italiana in cui vedo Volponi assai presente (congiunto obliquamente con una linea “impossibile” che da Leopardi, passando per Pascoli, attraversa Michelstaedter – ma sia chiaro: queste sono impressioni mie e soltanto mie), non è una rappresentazione mimetica e nemmeno allegorica del presente post-industriale o della faglia temporale che stiamo vivendo: è infatti un romanzo teologico e la post-industria non è un’ontologia, ma una sociologia. Se preso dal verso della rappresentazione cinica di un tempo umano spettrale, L’ubicazione del bene sarebbe un romanzo sociologico: lo sembra, in effetti, e non lo è. Se preso dal versante della meditazione sul Bene, immediatamente il Bene viene inteso come scelta morale, come opzione, come preterizione umana: e ciò anche sembra essere il libro di Giorgio Falco, ma non lo è.
Cos’è allora? Secondo me, questo: è la rappresentazione della difficoltà metafisica che la Città di Dio sia la Città di Dio in Terra.
Non avrei altro da dire e ciò che in effetti più avanti scriverò in maniera più distesa, di fatto, non sarà altro che una desunzione da questa mia impressione, che tenterò di circostanziare in base al testo. Non conosco personalmente Giorgio Falco, ho soltanto letto il suo precedente libro (Pausa caffè, edito da Sironi), per il quale (come, immagino, per questo nuovo testo) c’è da ringraziare Giulio Mozzi (oltre che gli editori, Severino Cesari e Paolo Repetti).
Un unico elemento a conforto transitorio di quanto ho scritto: esiste un processo formale che conduce apparentemente dalla frammentazione all’identificazione di un filo rosso che permette di unificare il libro – da molti nuclei di racconti a un romanzo, in pratica; in realtà, avviene al contempo, nello stesso istante in cui un’unità si crea, la frammentazione di quella. Sul piano dell’allusione a cui rimanda il libro di Giorgio Falco, esattamente come in Falconer di John Cheever, ciò avviene quando ci si domanda, implicitamente quanto concretamente, come portare in Terra la Città di Dio. Ovvero, quale rapporto consustanziale si dà tra il vivente e il morto, tra la potenza incarnata della vita e quella disincarnante della morte.
A tale proposito, riporto un breve stralcio di dialogo da L’ubicazione del bene. Si parla di come nutrire un animale domestico che fino a qualche anno fa era esotico e oggi è invece la normalità dell’esotico: e cioè il serpente – animale che è simbolico assai, ma il cui portato simbolico viene qui trasceso in poche brevi battute:

– E per dargli da mangiare?
– Vuole dargli il vivo o il morto?
– Significa un animale vivo o un animale morto?
– Cibo vivo o cibo fresco morto.
– Cos’ha di vivo?
– Pulcini. Topolini bianchi.
– No, mi impressionano.
– I serpenti adorano il vivo.
– […] Vorrei abituarlo al morto.

Qui non c’è cinismo, non c’è poetica degli oggetti, non c’è ingaggio sul presente. Il significato esonda dalla significazione: l’allusione è a un senso non linguistico. Per questo, se si osserva all’apparenza della trama, si può avere l’impressione di un esercizio ballardiano: ciò che è più distante dal libro di Giorgio Falco. Perché in Ballard non c’è l’assalto metafisico, che è invece la cifra più naturale di Falco, a mio modo di vedere.
L’invito esplicito che formulo è a comperare e leggere L’ubicazione del bene di Giorgio Falco (potete acquistarlo qui). A sostegno dell’invito, la lettura del primo capitolo del romanzo, con uno degli incipit più belli degli ultimi anni di narrativa italiana: qui (in pdf).

Una corposa anticipazione del racconto di ANTEPRIMA NAZIONALE

42_anteprima_nazionalepPer le cure di Giorgio Vasta, minimum fax ha pubblicato Anteprima nazionale. Nove visioni del nostro futuro invisibile (€ 15; la copertina è cliccabile), in cui compaiono anche racconti di Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giancarlo De Cataldo, Valerio Evangelisti, Giorgio Falco, Tommaso Pincio e Wu Ming 1.
Il mio racconto si intitola: La infinita beltà del programma si vedrà di lontano.
Eccone una corposa anticipazione:

“la rappresentazione è finita nell’interiorità”

Continua a leggere “Una corposa anticipazione del racconto di ANTEPRIMA NAZIONALE”

Avviso agli eventuali lettori diretti a Torino: la Miserabile assenza

Mi scuso in anticipo con chi, eventualmente, trovandosi al Salone del Libro di Torino, fosse interessato alla presentazione di Anteprima nazionale, antologia minimum fax curata dal candidato al Premio Strega Giorgio Vasta (non si finirà mai di raccomandare la lettura del suo folgorante Il tempo materiale, uno dei libri più profondi usciti in Italia in questi anni e su cui interverrò prossimamente). Alla presentazione è previsto che partecipi il Miserabile sottoscritto. Tuttavia, in quanto Miserabile, miserevolmente egli sarà impossibilitato a recarsi sotto la Mole sabato. L’evento, annunciato in varie sedi, e dall’Editore in primis, va dunque corretto in corsa, così come qui di seguito. A me tocca scusarmi per l’assenza con organizzatori e lettori nel caso interessati – vivo un momento piuttosto travagliato e davvero non mi è possibile spostarmi. Ecco la segnalazione della presentazione:

SABATO 16 MAGGIO

Stand R 119 del Circolo dei Lettori – Padiglione 3 – ore 18

APERITIVO CON ANTEPRIMA NAZIONALE

Gli autori, il curatore, gli editori di Anteprima nazionale e Antonella Parigi, la direttrice del Circolo dei Lettori, incontrano il pubblico.
Per informazioni: www.circololettori.it

A seguire: Sala Gialla – ore 19 –minimum fax, Italia 150 e Circolo dei Lettori presentano:

Anteprima Nazionale. Immaginare l’Italia da qui a vent’anni

Intervengono: Tullio Avoledo, Alessandro Bergonzoni, Ascanio Celestini, Giorgio Falco, Tommaso Pincio, Giorgio Vasta. Modera Michele Serra