Leggete assolutamente L’UBICAZIONE DEL BENE di Giorgio Falco

giorgiofalco_coverMi occuperò di tre libri, appena avrò il fiato di farlo. Si tratta di tre romanzi perforanti: Il tempo materiale di Giorgio Vasta (minimum fax), su cui da mesi rifletto; Il mio nome è Legione di Demetrio Paolin (Transeuropa); e il libro che segnalo oggi, L’ubicazione del bene di Giorgio Falco (Einaudi Stile Libero). Sono tre romanzi che mi appaiono fondamentali per il nostro tempo narrativo italiano.
Il libro di Giorgio Falco, che non c’entra assolutamente nulla a mio parere con Carver (così ho letto in giro), ma c’entra tantissimo con Cheever e con una tradizione italiana in cui vedo Volponi assai presente (congiunto obliquamente con una linea “impossibile” che da Leopardi, passando per Pascoli, attraversa Michelstaedter – ma sia chiaro: queste sono impressioni mie e soltanto mie), non è una rappresentazione mimetica e nemmeno allegorica del presente post-industriale o della faglia temporale che stiamo vivendo: è infatti un romanzo teologico e la post-industria non è un’ontologia, ma una sociologia. Se preso dal verso della rappresentazione cinica di un tempo umano spettrale, L’ubicazione del bene sarebbe un romanzo sociologico: lo sembra, in effetti, e non lo è. Se preso dal versante della meditazione sul Bene, immediatamente il Bene viene inteso come scelta morale, come opzione, come preterizione umana: e ciò anche sembra essere il libro di Giorgio Falco, ma non lo è.
Cos’è allora? Secondo me, questo: è la rappresentazione della difficoltà metafisica che la Città di Dio sia la Città di Dio in Terra.
Non avrei altro da dire e ciò che in effetti più avanti scriverò in maniera più distesa, di fatto, non sarà altro che una desunzione da questa mia impressione, che tenterò di circostanziare in base al testo. Non conosco personalmente Giorgio Falco, ho soltanto letto il suo precedente libro (Pausa caffè, edito da Sironi), per il quale (come, immagino, per questo nuovo testo) c’è da ringraziare Giulio Mozzi (oltre che gli editori, Severino Cesari e Paolo Repetti).
Un unico elemento a conforto transitorio di quanto ho scritto: esiste un processo formale che conduce apparentemente dalla frammentazione all’identificazione di un filo rosso che permette di unificare il libro – da molti nuclei di racconti a un romanzo, in pratica; in realtà, avviene al contempo, nello stesso istante in cui un’unità si crea, la frammentazione di quella. Sul piano dell’allusione a cui rimanda il libro di Giorgio Falco, esattamente come in Falconer di John Cheever, ciò avviene quando ci si domanda, implicitamente quanto concretamente, come portare in Terra la Città di Dio. Ovvero, quale rapporto consustanziale si dà tra il vivente e il morto, tra la potenza incarnata della vita e quella disincarnante della morte.
A tale proposito, riporto un breve stralcio di dialogo da L’ubicazione del bene. Si parla di come nutrire un animale domestico che fino a qualche anno fa era esotico e oggi è invece la normalità dell’esotico: e cioè il serpente – animale che è simbolico assai, ma il cui portato simbolico viene qui trasceso in poche brevi battute:

– E per dargli da mangiare?
– Vuole dargli il vivo o il morto?
– Significa un animale vivo o un animale morto?
– Cibo vivo o cibo fresco morto.
– Cos’ha di vivo?
– Pulcini. Topolini bianchi.
– No, mi impressionano.
– I serpenti adorano il vivo.
– […] Vorrei abituarlo al morto.

Qui non c’è cinismo, non c’è poetica degli oggetti, non c’è ingaggio sul presente. Il significato esonda dalla significazione: l’allusione è a un senso non linguistico. Per questo, se si osserva all’apparenza della trama, si può avere l’impressione di un esercizio ballardiano: ciò che è più distante dal libro di Giorgio Falco. Perché in Ballard non c’è l’assalto metafisico, che è invece la cifra più naturale di Falco, a mio modo di vedere.
L’invito esplicito che formulo è a comperare e leggere L’ubicazione del bene di Giorgio Falco (potete acquistarlo qui). A sostegno dell’invito, la lettura del primo capitolo del romanzo, con uno degli incipit più belli degli ultimi anni di narrativa italiana: qui (in pdf).

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