Da Italia De Profundis: ipertesto della “Scena italiana come inferno”

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxIl sito ufficiale
ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
Anticipazione sul blog Il Miserabile
I booktrailer: 1234
Videomeditazioni: La storia non siamo noiStoria di fantasmi
Acquista Italia De Profundis su iBS o su BOL.
C’è una parte del libro Italia De Profundis che rasenta l’illeggibilità. Non è illeggibile: rasenta l’illeggibilità, rispetto a canoni di una poetica lineare. Stremante, come stremante è l’Italia, essa è costruita su molti debiti: a Milton, a Blake, a Burroughs e a Zanzotto, soprattutto. L’incomprensibilità di questa parte, rispetto alla quale il lettore viene avvertito con un consiglio di saltarla a piè pari, è anche dovuta a un insieme di riferimenti cripticissimi e che non possono venire esigiti da nessuno che si metta a leggere parole apparentemente deliranti, ma per nulla insensate. Per un’operazione di cui necessitava l’autore di Italia De Profundis, ora questa parte fruisce di apparati: note ipertestuali, più noiose perfino del testo. Sono rimandi a link esterni che segnalano le fonti di citazione e le allusioni rispetto alle quali si è mossa l’intenzione di chi scriveva. Va specificato che tali intenzioni non sono state formulate prima dell’atto di scrittura, bensì all’interno dell’atto di scrittura. Quest’opera di servizio e aiuto alla comprensione mi pareva insufficiente ma necessaria. Molto, in questo ipertesto, è stato ignorato: le note potevano moltiplicarsi ad infinitum.
“Così viene reso, in omaggio, a chi lo desideri”.

Continua a leggere “Da Italia De Profundis: ipertesto della “Scena italiana come inferno””

Storia di fantasmi

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxIl sito ufficiale
ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
I booktrailer: 1234
Acquista Italia De Profundis su iBS o su BOL.

Sul blog Il Miserabile, on line su la7.it, un post che è anche una videomeditazione a corollario di Italia De Profundis, sulla narrazione della storia umana (indifferentemente politica e universale) e l’ambiguità dei suoi fantasmi, per evitare il cronachismo e spalancare le porte dell’allegoria:

ITALIA: STORIA DI FANTASMI

storiafantasmiimg.jpgSe si cerca di narrare una storia, accade che si racconti anche la storia che apparentemente è fattuale. Soltanto un presente saccente, quale è il nostro nei suoi aspetti deteriori (per esempio, quello rappresentato dagli intellettuali che continuano a urlare in nome di una tradizione che non hanno minimamente compreso), soltanto un tempo teso a guardarsi dall’esterno e ad autocanonizzarsi può ritenere che la storia politica e sociale che viene narrata sia cronaca. Di fatto, essa è un’allucinazione. Una schiera di fantasmi avanza sempre. Questi fantasmi sono fisicamente figure morte, ma l’arte e la letteratura conferiscono loro una seconda vita da zombie: questa è tutta l’ambiguità e la pericolosità dell’arte. Così Dante rappresenta contemporanei nel suo Inferno, Hugo fa dialogare Robespierre e Marat in Novantatré, Manzoni dà vita al Cardinale Borromeo a una distanza che, per differenza di accelerazioni storiche, corrisponde all’incirca a una narrazione di ciò che è Andreotti in dati romanzi e film. Non si sa nemmeno se Andreotti è Andreotti. Lo vediamo fantasmaticamente. La memoria è un teatro di fantasmi. Questi fantasmi esprimono molto di più di quanto esprimerebbero in un racconto cronachistico. Essi sono figurazioni del Potere. Sia chiaro: l’artista esercita il Potere, ha a che fare col Potere quando crea. Quindi, ogni narrazione apparentemente storica, rimanda a un “io” che è esso stesso fantasma: è una forma di quel Potere. Perciò, esso può assentarsi dalla scena, ma non se ne andrà mai veramente.
Questa è la premessa a una nuova videomeditazione che nasce come corollario a Italia De Profundis. Mentre nel ragionamento per immagini fatto precedentemente l'”io” era esplicitamente parte in causa, qui è tutto apparentemente sociologico, politico, esteriorizzato. Parrebbe cronaca, se non apparissero determinati scarti. Qui non ci si chiede come si racconta la storia, ma si medita su un racconto della storia – quella italiana.

Dall’Almanacco Guanda: IL CORPO DEL CARDINALE

almanaccoguanda.jpg[E’ in tutte le librerie l’annuale Almanacco Guanda, curato da Ranieri Polese. A partire dal caso Gomorra, convocando critici e scrittori, che intervengono teoricamente o attraverso racconti, si discute di rapporti tra politica e narrazione, dagli scrittori «noir» (Lucarelli, De Cataldo, Fois ecc.) all’opera di romanzieri come Cordelli (Il duca di Mantova) e Siti (Troppi paradisi, Il contagio). Intervengono Arpaia, Biondillo, Breda, Caprara, Casadei, Casalini, Cordelli, Cortellessa, De Cataldo, Desiati, Franchi, Genna, Polese, Rebori, Savatteri, Stajano. Pubblico qui, ringraziando l’editore per il permesso, il mio racconto, in perfetta continuità con Italia De Profundis, l’ultimo romanzo, appena uscito per minimum fax. gg]
IL CORPO DEL CARDINALE
di Giuseppe Genna
Sia osservato.
E’ nudo. E’ anziano, ma ha il volto di un bambino gonfiato dal cortisone dopo una purpurea. L’incarnato è pallido, è della tonalità di certe fotografie ovoidali in ceramica sulle lapidi. I capelli radi, senza la zucchetta rosso porpora, erano insospettabili capelli di quella foggia chemioterapica. E’ nudo. Le braccia parallele al costato e alle anche e ridotte a una circonferenza minima, i bicipiti assenti, il ventre che sporge come una protesi e invece è gonfio per il rilascio addominale.

Sul Riformista: Andrea Di Consoli su Italia De Profundis

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxIl sito ufficiale
ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
I booktrailer: 1234
Acquista Italia De Profundis su iBS o su BOL.
Andrea Di ConsoliAndrea Di Consoli è un intellettuale a tutto pieno: operatore dell’editoria, impegnato in radio, critico (anni fa lessi stupefatto Le due Napoli di Domenico Rea), poeta (La navigazione del Po mira a un’indistinzione riuscitissima di epica e lirica), ma soprattutto romanziere (con impianto anche sociologico la sua “raccolta” Lago negro, via via facendo emergere uno stile e un sentimento della forma che in Italia è sempre più raro, da Il padre degli animali a La curva della notte, che ne fanno l’autore di punta della narrativa Rizzoli). Non conosco personalmente Di Consoli, ma vorrei pubblicamente ringraziarlo per quanto scrive sul Riformista a proposito di Italia De Profundis.
Per quanto mi concerne, non ho mai ricevuto una recensione del genere . Al di là delle valutazioni in positivo, intendo, che qui si manifesta uno sguardo fraterno, si stabilisce un luogo di condivisione. Tale luogo di condivisione, mi sembra, si sta allargando sempre più tra gli scrittori italiani. Ciò che Di Consoli vede in IDP è, conoscendo l’opera dell’autore di origine lucana, qualcosa di intimamente anche suo, e di altri. L’insistenza sull’archetipo del “Padre” credo indichi una via di autoconsapevolezza di cui, soprattutto in Rete, si sta discutendo intensamente.
Oltre ai ringraziamenti, pubblico la versione integrale dell’articolo di Andrea Di Consoli.

Il de profundis di Genna per un’Italia in metastasi
Autopsia di se stesso – In questo romanzo viscerale, l’autore sovrappone la morte materiale dei padri a quella spirituale del Paese. Davvero nulla ci salverà dall’agonia?
di ANDREA DI CONSOLI
[da il Riformista]
Italia De Profundis (Minimum Fax, 348 pagine, 15,00 euro) di Giuseppe Genna (Milano, 1969) è un libro grandioso. E’ un’eruzione vulcanica, un’opera monstre, una potentissima deflagrazione dei saperi, dei generi letterari e della psiche. Non s’era mai letto un libro così potente, in Italia; un libro, cioè, dove ci fosse tutta la nostra contemporaneità: la depressione, l’ipocondria, l’ansia, la morte, l’amore, il sesso, il sadomaso, la disoccupazione, la letteratura, Milano, Palermo, le periferie, il lumpenproletariat milanese, l’eroina, l’autobiografia, la finzione, il villaggio turistico siciliano, la morte del padre, un’orgia transessuale, il sapere enciclopedico, il cinema, la Mostra di Venezia, David Lynch, Mantova, Berlino, Burroughs, Kafka, il narcisismo, l’autopunizione, l’agonia, l’eutanasia, il disprezzo, la pietà, gli ospedali, la psichiatria, il corpo, la difficoltà di amare e la sperdutezza. E’ un’opera-mondo, questa di Genna, sia pur costruita (felicemente) intorno a spedizioni punitive e conoscitive nei paraggi della propria vicenda personale. Il Genna che si sviscera e si scortica in pubblico, che pratica su di sé “installazioni”, e sperimenta sulla propria pelle pensieri e parole di inaudita intelligenza estremistica, è un Genna di intensità ed espressività ineguagliabile (che qui tocca il suo vertice). Questo libro è una totalità in cui l’autore milanese mette in scena se stesso, con pietà e con furore, in pagine di sconvolgente “indentramento”. Ogni parola, in questo libro, ha un costo altissimo (personale). Si parla, sia pure sotto l’effetto allucinogeno ed esaltante di una divina retorica, e di un mirabolante stile bellico e rabdomantico, di due cadaveri (l’autore, e l’Italia) che Genna scruta e “canta” con estrema freddezza autoptica. Genna fa autopsie poetiche. La superficie delle sue parole è calda di febbre, ma dentro, nel cuore di questo libro, c’è freddezza: la freddezza di chi percorre cunicoli e vene nascoste perché sente come scrittore il dovere di dire tutto, di sapere tutto, di non nascondere niente. Perché la verità, pare suggerirci Genna, bisogna guardarla negli occhi, anche quando si presenta sotto forma di orrore sociale, di malattia, di agonia: di cadavere. E non c’è mai moralismo, nel suo squallido attraversamento delle viscere della nostra Italia (lo dice lui stesso: Genna non è come D.F. Wallace, che si “nascondeva” nella letteratura). Genna espone ai miasmi della decomposizione la stessa letteratura, che ovviamente soffoca, e rischia di collassare. Italia De Profundis è un “canto” disperato e viscerale sull’Italia, e su un italiano preciso che si chiama Giuseppe Genna (protagonista del libro); un essere colmo di saperi ma privo di amore, un uomo che cerca la psiche e scopre (ripeto, a proprie spese) che la psiche è nel corpo “ferito a morte”; un essere che sa travestirsi, mistificare, depistare, esagerare, ricordare e dimenticare, cambiare, lamentarsi, commuoversi, ammalarsi e guarire, e che vive in un’accelerazione dei punti di vista che somiglia molto all’accelerazione impazzita delle cellule tumorali. Un libro, Italia De Profundis, sulla principale malattia dell’Italia contemporanea: il cancro. Su questo mostro che nasce dentro, e che si mangia il corpo vivo: un male spirituale, per Genna, un male dell’anima. Infatti il libro inizia con il racconto atroce della morte del padre (per cancro ai visceri); e racconta dell’agonia per cancro del padre della “fidanzata”. E’ come se Genna volesse dirci: l’Italia che ci è stata data è malata, e noi siamo figli di questa malattia. Ecco, Genna fa un lamento da “figlio”, sia pure incistandolo su un corpo da vecchio. La gioventù di Genna nasce già terminale e postuma; e fa rese dei conti senza aver vissuto a pieno quel che la vita sembrava promettere. C’è tutto, in questo libro: il disprezzo italiano per la poesia, la devastazione del paesaggio, la nevrosi somatoforme, la paura, l’odio, l’amore impossibile, l’autodistruzione commossa, una vita rapinosa vissuta al cardiopalmo. Tutte cose che imprimo alla scrittura di Genna “deformazioni” incredibili: ora più narrative e distese, ora più violente, fino agli esiti extreme dell’implosione totale (ci sono intere pagine quasi “illeggibili”). Qui non siamo più nella complessità moderna, ma nell’ultracomplessità caotica dei moventi, dei saperi, dei sentimenti, delle ragioni e dei torti. Un libro che fa male. Che punge come un siringa infetta. Che odora di quartieri periferici. Che odora di malattia: l’atroce malattia chiamata Italia, nel sintomo specifico chiamato Giuseppe Genna.

Su 02blog.it: intervista su Italia De Profundis

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxIl sito ufficiale
ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
I booktrailer: 1234
Acquista Italia De Profundis su iBS o su BOL.
Gabriele Ferraresi è uno dei giornalisti più interessanti della leva che si è affacciata in questi ultimi anni. Alcuni suoi reportage surreali (come questo o questo) sono pezzi di pura letteratura. Non ho capito come mai ancora non si sia fatto avanti un editore per pubblicare una raccolta delle incredibili interviste di Ferraresi, tra le quali spiccano alcune imperdibili apparese su Cronaca Vera. Detto ciò, Ferraresi mi ha chiesto un’intervista su Italia De Profundis, da pubblicare su una specie di portale che non conoscevo: si chiama 02blog.it e, a mia detta, è interessantissimo. Ci si trovano dentro materiali sorprendenti. In ogni caso, l’intervista è stata realizzata. Eccone un assaggio e, in calce, il link alla versione integrale, per chi ne fosse interessato.

Intervista: Giuseppe Genna, Italia De Profundis, e il Paese che abbiamo disimparato ad amare
di GABRIELE FERRARESI
[da 02blog.it]
[…] Spesso in quello che scrivi – penso al Dies Irae, o anche ai tuoi noir di qualche anno fa, come Catrame – rientra il quartiere di Calvairate, che racconti come una personale Yoknapatawpha, e Italia De Profundis non fa eccezione. Che cosa non hai ancora raccontato di quell’aleph che si estende tra piazza Martini, viale Molise e piazza Insubria?
Calvairate, in IDP, fa la fine di “Giuseppe Genna”: finisce. Dalla morte di mio padre, e non per una mancata elaborazione del lutto, io non torno più nel mio quartiere di provenienza, questa specie di mostro architettonico e antropologico di cui, esattamente come “Giuseppe Genna”, desideravo liberarmi anche (ma non solo) per via letteraria. Potrei andare avanti anni a raccontare saghe di Calvairate – non ho ancora scritto nulla, in pratica, sulle vicende disumane o paraumane di quella zona. Davvero, come ogni zona metropolitana, è un labirinto di storie e io in realtà ho solo sfiorato i muri esterni del labirinto. Poiché però questo è il libro della fine, nel senso che da questo punto io non so dove vado con la scrittura (nemmeno so se vado), c’era da giungere al punto definitivo della disintossicazione personale, che è una delle prospettive a cui io guardo idiosincraticamente a quello che ho scritto. Rimangono scorie, ovviamente, ma esse non esigono più di passare attraverso il filtro letterario. In questo senso, ho iniziato ad aprire la crisi, come si diceva di Forlani o Fanfani ai tempi di immemorabili compagini governative […].

La versione integrale dell’intervista su Italia De Profundis

Italia De Profundis in libreria – Un brano inedito

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxIl sito ufficiale
ITALIA DE PROFUNDIS su minimum fax
I booktrailer: 1234
Acquista Italia De Profundis su iBS o su BOL.
Il romanzo Italia De Profundis (minimum fax, € 15) è finalmente acquistabile in tutte le librerie e anche on line. Ne riproduco un brano che non è inserito né nel sito ufficiale né nella pagina di minimum fax. Si tratta di una parte del quarto capitolo, che ha per titolo il medesimo del libro, e descrive la scena italiana, prima di una traduzione della stessa in termini narrativi secondo prosa poetica

«Era, dunque, l’estate improduttiva e faticosa del 2007, ma già da due anni io sto male, da due anni io non mi riposo, non ci sono vacanze, ma soggiorni nella calura brevi, inappaganti.
Ci avviciniamo al luogo del racconto.
Stanno fondando un nuovo partito.
I periodi glaciali che non conducono a nulla di nuovo spaventano. Gli italiani appaiono indifferenti al clima psichico. Da vent’anni la loro collettività è entomologica, termitica.
Questo nuovo partito sostituisce i rimasugli rosastri del fu Partito Comunista Italiano, un terzo della nazione lo votava, ci credeva, veniva ripagato con un’educazione chiesastica ma colma di senso di contenzione, se non di contrizione.
Io sprofondo, parallelo ai miei concittadini, in un altro genere di disperazione: sconosciuta. Dapprima è un nucleo lontano, interno, una fusione fredda che osservo con stupore glaciale. I periodi glaciali conducono sempre a novità inattese: fenditure improvvise nel pack, sprofondamenti nel dramma, repentine ritirate delle nevi, discioglimento delle vedrette, spalancamenti di abissi impensati.
La disperazione cresce, si allarga, mangia spazio e ossigeno in me.
Gli italiani stanno raggiungendo il culmine dell’idiozia. Concionano. Berciano contro le tasse. Non si smuovono. Non intuiscono la crepa. L’orizzonte di deflazione psichica a cui stanno correndo incontro, con gioiosa incoscienza. Nemmeno la morbosità, nemmeno la rassegnazione, nemmeno l’indignazione hanno più presa su questo popolo diviso in due caste sommarie, la ricca e la povera che vive nella finzione di una ricchezza elusiva, l’agio ostentato a spese di una povertà occulta ritmata dal pagamento delle cambiali: debiti contratti per andare in vacanza in luoghi di culto estivo per vip e segnalati come costanti del desiderio dai magazine del gossip, questa stampa non patinata, in carta a bassissima grammatura e inchiostrata male, che viene sfogliata avidamente da due terzi del Paese.
Sono raddoppiate le procedure di pignoramento.
Sta incombendo, sulla nazione che utilizza il bene rifugio del mattone, la bolla speculativa edilizia, un tumore che partirà entro un decennio dall’area angloamericana e investirà come un tornado gli italiani, i proprietari di case, gli scopritori delle bellezze rumene della multiproprietà sul Mar Nero e sul Mar Caspio, i detentori di mutui trentennali, difficoltosi da ottenere dalle banche, codici proibitivi che richiedono un esame spettrografico condotto attraverso una miriade incontenibile di appretti cartacei, autocertificazioni complesse, impegni che rasentano il giogo dell’usura.
La spesa per la telefonia cellulare è la più alta del continente.
I SUV hanno invaso le metropoli, inutili abbozzi di Transformers»…

Italia De Profundis: il terzo booktrailer

Giuseppe Genna - ITALIA DE PROFUNDIS - minimum faxMentre nelle librerie stanno per approntare le copie del romanzo Italia De Profundis, edito per i tipi della collana nichel di minimum fax, il sito ufficiale (www.italiadeprofundis.com) è ora affiancato dalla pagina onnicomprensiva sul portale minimum fax.
Intanto, dopo il primo e il secondo booktrailer, ho caricato il terzo. Si tratta di uno spiazzamento – un estratto dalla parte finale del capolavoro di Kubrick, 2001 – Odissea nello spazio, in cui l’audio è sostituito, secondo pause che intendono avere un significato, con una canzone dell’ultimo Battisti, e cioè Per altri motivi. Il testo di Panella, modulato genialmente da Lucio Battisti, è assai fraterno all’Italia De Profundis. Poiché Battisti utilizza una tecnica vocale che appositamente sdrucciola le parole e le rende incomprensibili, sotto la finestra di YouTube inserisco il testo completo della canzone. La dichiarazione finale, nel video, è di Pasolini a proposito della composizione e di uno degli infiniti sottotesti di Petrolio. Ecco il terzo booktrailer, dunque:

Per altri motivi
[Lucio Battisti, testo di Giuseppe Panella, dall’album “L’apparenza”]
Ah! questa poi
sento di star per vivere
e nello stesso momento
tremila riluttanti col lunghissimo mento
e i denti scricchiolanti avidamente
tremila debuttanti sfondano
contemporaneamente
le quattro pareti nemmeno tanto ingenuamente
perché non c’erano segnali di divieti. Ah! questa poi
sento di star per vivere
e i villini camminano
dopo i pranzi con l’inquilino in bocca stuzzicante
anzi tutte le belle pancione
dovrebbero fregiarsi di un balcone.
Ah! come sono triste mi mangerei oltre il pasto
le liste dei vini
se fossero di sfoglie coi croccantini
al posto delle scritte.
Avrei una voglia, un taglietto d’affetto.
Cosa sento ma niente.
Un affetto non si prova
s’indossa direttamente.
Ah! come siamo vivi come tutto accade
per tutt’altri motivi.
Mettiti nei tuoi panni
dove sei più aleatoria.
Siamo nella preistoria
ecco una frase che durerà.
Sapessi tu come me ne ricordi un’altra
della quale non ho alcun ricordo
perché non avemmo motivi
nemmeno di disaccordo
anzi come i lati
di un triangolo isoscele
non avemmo motivo di conoscerci.
Ma sento un tepore carnale che cresce
sarà un saldatore che al naso mi unisce.
Ah! come sono vivace come uno che tace
e ci si domanda
chi ha fiatato ed ognuno si voltò dall’altro lato
credendo di aver pronunciato
lui stesso quella frase chi ha parlato è l’autista
che pronuncia il discorso
più lungo che esista.
Al ritorno la strada restò sola
e le corsie incontrandosi
non dissero nemmeno una parola.
Ah! questa poi
sto per vivere di fresco
e me ne esco
uno da una parte
uno dall’altra la Commedia dell’Arte.
Ah! come sono vivace come uno che tace.