Da Italia De Profundis: ipertesto della “Scena italiana come inferno”

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Videomeditazioni: La storia non siamo noiStoria di fantasmi
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C’è una parte del libro Italia De Profundis che rasenta l’illeggibilità. Non è illeggibile: rasenta l’illeggibilità, rispetto a canoni di una poetica lineare. Stremante, come stremante è l’Italia, essa è costruita su molti debiti: a Milton, a Blake, a Burroughs e a Zanzotto, soprattutto. L’incomprensibilità di questa parte, rispetto alla quale il lettore viene avvertito con un consiglio di saltarla a piè pari, è anche dovuta a un insieme di riferimenti cripticissimi e che non possono venire esigiti da nessuno che si metta a leggere parole apparentemente deliranti, ma per nulla insensate. Per un’operazione di cui necessitava l’autore di Italia De Profundis, ora questa parte fruisce di apparati: note ipertestuali, più noiose perfino del testo. Sono rimandi a link esterni che segnalano le fonti di citazione e le allusioni rispetto alle quali si è mossa l’intenzione di chi scriveva. Va specificato che tali intenzioni non sono state formulate prima dell’atto di scrittura, bensì all’interno dell’atto di scrittura. Quest’opera di servizio e aiuto alla comprensione mi pareva insufficiente ma necessaria. Molto, in questo ipertesto, è stato ignorato: le note potevano moltiplicarsi ad infinitum.
“Così viene reso, in omaggio, a chi lo desideri”.

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Con crudele Virtù, irridendo i Confessorida dove giunge quest’Ombra terribile sulle stuoie ardenti? – Camminano sulle ardenti ramaglie assetati di aria, bolle di ossigeno malato, torso nell’aria, il corpo tremulo e slogato, torto nell’aria – Cane con gli occhi blu che scodinzola tra le gambe impaltate nel gesso limaccioso – attraverso veloci file indiane trasportando pacchi plumbei che pesano come otri colmi di metallo fuso ed è invece ossigeno malato – verso la Regina Madre che partorisce uova bianchissime mentre già copula con il maschio successivo – che verrà divorato per nutrirLa – Giovani ombre svuotate dagli occhi lividi che sognano di restaurare ordini di Guerra e di Gloria – balbettando la fonetica bruciata dai soli secolari – e offuscati – nell’immensa cavea umida che arde nel suo fondo di roccia lavica – con fare impiegatizio fingono di non avvertire l’acufema costantela radiazione sonora di fondola Chiesa uccide con l’onda, emettendo un’onda ultrafina sonora che spinge l’immaginazione nei recessi più scomodi e distanti della galassia mentale – buio e buio e buio cupo sotto le nubi arroventate sull’arco a stalattiti rocciose e sulfuree – come formiche vagano cercando l’alimento da portare alla Regina Madre – che partorisce uova bianchissime, ovoidali, e esse si spezzano dopo l’uscita dal ventre pulsante, lucide di amnio, creature che divorano subitanee il maschio che sta copulando ed emette la seminagionel’inversione dei climi e delle scrivanie – la bambina che dice che il cane è buono e le vuole bene ché i suoi occhi sono blu, ella è radiata e non mette piede sulla roccia vaporosa, incandescente – un uomo dalla cute spessa, nudo, pelato, con occhi spenti, frusta un altro derelitto, gracile, il costato spezzato, le pupille infossate e la bocca spalancata riempita di sabbia – il nome dell’uomo che frusta è Italia – il nome del derelitto frustato è Italia – l’uomo che frusta è frustato dalla Regina Madre che agita un flagello con la zampa prensile e l’uomo non avverte i colpi della frusta sulla schiena che sanguina – l’uomo che frusta continua a frustare e avverte umida la schiena che sanguina – il nome della Regina Madre non è Italia – dopo tempo abissalmente non calcolato, dopo lo sterminio delle generazioni a legione, l’uomo che frusta avverte il bruciante, definitivo strappo delle sue carni – si immagina la morte soltanto nel momento in cui immagina la morte – mentre Giordano Bruno come un bonzo al fondo di una discarica non visto si dà fuoco e non vede più, le pupille disciolte al friggere della gelatina e dell’umor – il suo corpo carbonizzato è divorato da formiche in cerca compulsiva di cibo per la Regina Madre – e vomitato in una spuma commestibile predigerita – la spuma gialloverdastra viene raccolta in otri colmi di ossigeno pestilenziale – dalle formiche umane fitte di lividi e dagli arti slogati – la Regina Madre riceve in lanx satura la spuma gialloverdastra e lecca mentre chiava il successivo esemplare maschio sovrastandolo con l’addome che pulsa immensamente – rilascia uova durante il coito – Bande di terroristi fantasmi vestiti con pullover dolcevita irrompono sparando – i loro proiettili sono fatti di immagini che nessuno può tollerare – State attenti, si muore per un’immagine intollerabile – e le immagini sono l’adunanza infinita di pugni alzati, le tute bluastre dei meccanici al lavoro in industrie vecchio stampo, i covoni di grano nella pula che si solleva mentre sulla maggese saltano bambini sporchi e felici – I terroristi fantasmi fanno razzia di ossigeno maturo per la respirazione aerobica, sparano da kalashnikov importati dall’Africa, provenienti in casse di legno fantasma e pagati in dollari fantasma al fantasma di Idi Amin Dada nelle persone fantasma dei suoi mediatori fantasma, che ridono e scaraventano lo scarto di sigarette consumate nella polvere delle piste abusive nascoste nel fitto della boscaglia – Sparano proiettili letali, fanno la scorribanda, all’improvviso sparano in aria migliaia di proiettili di immagini intollerabili – Sono immagini delle persone sepolte nel sacrario di Redipuglia – che spalancano oscenamente le natiche chinandosi – espellono migliaia di migliaia di partigiani fantasmi della vecchia guardia – tutte le brigate resistenti in ogni valle – morte stramorte dimenticate – invadono la bocca delle formiche umane che parlano un italiano da stranieri adattati da poco al territorioLeonardo Da Vinci si sgozza accantonandosi sulle pendici nascoste di un’imitazione in scala e perfetta del Monte Ventoso e mentre il sangue spruzza, senza corde vocali tagliate, gorgoglia le sue ultime parole e sono “Osserva come ogni cosa serpeggia, ossia osserva in ogni cosa, se vuoi conoscerla bene e rappresentarla bene, la specie di grazia che le è propria” – Linceo vedeva anche ciò che è all’interno della Terra – Un enorme prete cianotico, sulle cui cosce a fatica si arrampicano scalando bambini tristi che cercano i genitali del chierico – questo enorme prete cianotico cattolico che nasconde sotto la tunica e i paramenti violacei bambini che si arrampicano come piccoli feti sulle sue cosce alla ricerca del membro semieretto – il Prete tiene nella sinistra spalancato il Libro e recita righe incomprensibili di Giovanni, si esprime in un tardo latino, somministra la benedizione a due sposi – Gli sposi sono solitamente qui sottoposti a un periodo di contenzione – separati e reclusi – gli si infilano cannule o imbuti fino dentro l’epigastrio e si riempie il loro corpo di acqua salata – affinché siano purificati e non lo facciano più, non lo facciano mai, lo facciano a scopo di duplicazione meiotica, enterogamica – gli si pone un Tampax in forma di crocifisso – nella vagina alla sposa prima della cerimonia, spalancando l’orifizio anale allo sposo infilando il crocifisso Tampax fino al colon discendente – poi li si sposa – Durante la cerimonia i terroristi fantasmi irrompono nella chiesa sconsacrata aperta e prima del colpiscono il Prete cianotico con i loro proiettili di immagini insostenibili – l’immagine di un roveto ardente che dice “io sono che io sono” e il Prete si sgonfia – dal suo corpo immediatamente escono piccoli nani grigi dalla testa molto sviluppata, nani macrocefali che berciano contro l’epoca da cui provengono i terroristi fantasmi – i nani sono seppelliti da una gragnuola di sampietrini di immagini intollerabili – confezioni piramidali di tetrapak per la conservazione del latte, Renault 4 rosse con il cambio consunto per l’uso, borselli da uomo in finto cuoio da cui un uomo con le basette e i baffi estrae un pacchetto di sigarette marchiate monopolio di Stato – le brigate partigiane fantasma sono ricoperte di lava e merda da pupazzi del carnevale di Viareggio a forma di giornalista – essi parlano – parlano e parlano e parlano e non tacciono – la loro voce chioccia o baritonale rimbomba sulle pareti intestinali dell’uomo chiamato Italia che frusta il derelitto chiamato Italia – La Regina Madre dispone difese contro la crisi energetica, accatastando barili bituminosi vuoti – cioè ricolmi di ossigeno pestilenziale più denso del petrolio – La Regina Madre aziona le reti telefoniche interconnettendo l’ultima generazione di formiche umane fuoriuscite dalle sue uova – una specie più pallida della precedente – grigiastra e nana – stipata in un angolo, tremula, le formiche umane pallide si dibattono in una rete di gelatina spessa – urlano in un italiano contratto con accento newyorkese – mentre un’auto fantasma percorre la scena investendo il fantasma di Pier Paolo Pasolini – che resta in piedi, lievemente atletico – e lancia parole al suo amico Allen Ginsberg al di là dell’oceano – Pier Paolo Pasolini fantasma scrive lettere su carta, a mano, è l’unico capace di farlo, le formiche umane raccolgono in otri ossigeno saturo di pestilenza – In un luogo ascoso e riparato brilla la nicchia d’oro dove si siede silenzioso e osserva un uomo d’oro e dice: “Io mi vergogno di essere in un corpo” – Maestri di altri tempi sono dileggiati da alunni che sono maestri di questo tempo – le lavagne incise con formule rozze e semplici del funzionamento meccanico della Barbie – l’aria è satura di virus e di telefonia – Marco Tronchetti Provera infila una coscia di pollo fritto nella bocca del rampollo di casa Agnelli e intorno a lui applaudono banchieri cattolici e massoni, ridendo all’ultimo arrivato sollevando striduli alterchi al cielo che non si vede, verso il soffitto lavico della grotta oscura, di carbone affumato – un venditore d’asta installa un enorme diorama che simula un cielo ed è meccanico, guardate il tessuto di cartongesso blu cobalto trafitto da led bianchi illuminati come stelle distanti – il venditore d’asta ruota la manovella e ruota il meccanismo tutto, il cielo finto ceruleo e notturno ruota – formiche umane che biascicano sms vocali italoamericani saltano esaltandosi a vicenda intorno a un rogo – stanno bruciando le pagine del libro Sopra lo amore del filosofo Marsilio Ficinonon c’è Fine alla distruzione – nel vedere le Chiese nella loro fase di disperazione e terrore – Rahab creò Voltaire, Tirzah creò Rousseau, asserendo la giustizia dell’individuo contro il Salvatore Universale, irridendo i Confessori e i Martiri, proclamando il diritto dell’Io, con crudele virtù a Beulah e a Ulro snaturarono le Visioni di Swedenborg e a Roma assentirono – nutrendo così con raggi di inimicizia e generazione l’indefinito ciclo di Vita della Regina Madre – che da allora copula e partorisce dalla fenditura dell’addome e dalla copula uova di formiche umane – e a Roma assentirono – IO NON SMETTO DI SCOLPIRE LA MIA PROPRIA STATUA – nonostante la disperazione che ha il nome di me e dell’Italia tutta – IL MIO CAPO RESTA FISSATO AL DI SOPRA DEL CIELO – nonostante nella grotta le termiti da sessant’anni scavino la fossa comune, sul cui fondo conico spuntano corpi putrefatti – gas organici che fanno riboll
ire frizzanti al rilascio delle fasce muscolari addominali – e con quel gas alimentano fuochi in condotte a forma di torre – dando forma metallifera ai loro simboli lugubri – le formiche umane nutrono un terrore sacro per i morti che sopravvivono
– dopo il trapasso dal corpo fisico molti restano in questa grotta – l’uomo sciamano agita le proprie mani in segno di salute e dispensa la frescura della terapia – avversato dalle onde magnetiche dolciastre telepatiche con cui sullo sterno lo colpisce la Regina Madre – l’uomo sciamano ignora quelle immagini che lo colpiscono – corpi che divorano vegetali succosi più vivi dei corpi stessi – orchidee in fiore non esistete più, lacustri in Italia quanto io vi amai – l’uomo sciamano osserva e ascolta i morti che sconvolgono le formiche umane – Nell’etere viaggiano le attivazioni delle antenne che muove a scatti la Regina Madre – invasivi soffi immaginali che penetrano le teste viscose delle formiche umane e della pallida generazione invischiata nella gelatina collosa – La parola sta cadendo – L’immagine sta cadendo – Come dire, allora?, addio, uomo – Saettano dalle antenne della Regina Madre – Un uomo dal volto esploso nei capillari che sembrano angiomi e vene safene – legge If di Kipling, Nazim Hikmet, Kalhil Gibran – poemi lunghissimi sussurrati con alito etilico e stampati su tavole della Legge auree – foglie d’oro sbriciolate a vantaggio dei fumi onirici delle formiche umane che sognano da sveglie e non dormono mai – Mostrateci miracoli!, urlano schiamazzando i millepiedi sessantenni – I millepiedi sessantenni hanno compresso le aure dei terroristi fantasmi italiani contro la gelatina – fanno muro contro la generazione delle formiche pallide – le formiche pallide hanno copule stanche – la gelatina che li sommerge è ovunque negli occhi dei millepiedi sessantenni – La Regina Madre irrora di acqua immaginale le piccole chele pensanti delle formiche umane che instancabilmente portano a lei il peso degli otri ricolmi di ossigeno speciale, pestilenziale, e i piatti votivi di spuma gialloverdastra – Immagini nuotano nelle fusioni – Immagini di umani sorridenti che si fingono messicani per propinare un rimedio al vizio esecrabile del Fumo & del Sogno – Profeti, idioti o pazzi compaiono sugli schermi aerei di vetroresina che pendono da ovunque dalle stalattiti della grotta – Dietro il Seggio di Satana si aprono le porte di Golgonooza, che è la quadruplice Londra spirituale – Il nuovo papa tedesco, immane, le braccia aperte timidamente in segno di saluto con il dolce rictus dovuto all’ischemia si sbriciola tarlato in un prodigio di frammenti di stoffa ammuffita – Cinematografi proiettano a ciclo continuo la pellicola Mi ami?, mi ami? – La storia è semplice e profonda e incanta le formiche umane che sono progressivamente ghigliottinate da esemplari giganteschi o lanciati nelle vasche dove le pareti, traforate, ospitano lamprede che si avventano sulla carne di aldeide – La storia è semplice e incanta – un uomo giovane compie il non esecrabile atto di tradimento alla vigilia delle nozze – quindi il legame coniugale non è danneggiato – dunque si sposa, poiché va sancito un amore effettivo, definitivo – E’ per sempre – Le formiche umane suggono le radici di un albero d’oro – il cui tronco non è ligneo, è vivo e si muove con apparente cautela e lentezza – non è un tronco inanime bensì un boa constrictor – lo si è visto in un terrario a muro in un bagno largo di una casa praghese quando i terroristi fantasma erano viventi e le loro pallottole non immaginavano per sé un destino sofisticato e tanto duraturo – pure immagini che colpiscono il sistema nervoso elementare delle formiche umane – Mentre copula e partorisce uova a groppi, bianchissime, la Regina Madre invia immagini spaziali – La conquista di Marte e l’apocalisse dei climi sul pianeta ripetuti migliaia di volte – Complimenti, signor Pavlov, Le conferiamo la cittadinanza onoraria italiana e Le consegniamo le chiavi delle porte di Roma – Signor Pavlov somministri anche a noi il Suo magistero sublime e segreto – così semplice ed efficace – Giacomo Leopardi si crocifigge nel folto di un bosco lungo un dolce pendio, faticosamente fissando chiodi rugginosi nei centri nevralgici delle mani che hanno scritto, dei piedi equini, negli occhi semiciechi, il suo corpo piagato e puzzolente rilascia urina che le formiche umane raccolgono in otri condotti alla Regina Madre perché si disseti – Molti degli Eterni si sollevano dai tavoli eterni ubriachi di liquido mentale – Una bevanda che elargisce l’onnipotenza di un eloquio senza fine – Aldo Moro fantasma sta arringando da settantacinque minuti da uno schermo in bianco e nero, instabile l’emissione, a salti – “Non abbiamo un JFK, noi!”, protestano le formiche umane più vecchie e stremate dal continuo lavorio di trasporto degli otri alla Regina Madre – e immediatamente sono liquefatti da una colata di desiderio suicidario – i pochi sopravvissuti addentano enormi pasticche ovoidali di psicofarmaco umano – Là dove si staglia un minimo appezzamento coltivato a grano – locuste si straziano l’una contro l’altra interpretando interpretazioni di testi laici – le Locuste Intellettuali – il grano è intatto perché le locuste stridono una contro l’altra, le formiche non ascoltano quello stridio – sommerso da istigazioni e comandamenti come “Il cervello mortale è circondato da mura e fossati vigilati da Og e Anak, che dimorano dove sono insieme a loro il Caos e l’antica Notte” – Ecco me stesso intento a scrivere un ritratto di me stesso che consegno alle formiche umane perché lo divorino come gomma di pane dolce – “NOI” SIAMO VINCOLATI ALLA COSCIENZA, “NOI” NON SIAMO PARTE DELL’ANIMA MA L’ANIMA TUTTA – CHI NON CONOSCE LA CONDIZIONE DEL DOLCISSIMO CONTATTO CON SE STESSO, IMMAGINI SULLA BASE DEGLI AMORI DI QUAGGIU’ COSA DEBBA SIGNIFICARE INCONTRARE L’ESSERE PIU’ AMATO – Si vede me stesso Giuseppe Genna scrivere a ripetizione pagine che hanno per protagonista Giuseppe Genna e le locuste e le formiche umane mangiare quelle pagine come prelibatezze umane – Si vede l’orgoglio muto esplodere nelle parole che pressano da dentro me stesso “Questo è il mio corpo dato in dono affinché lo mangiate” e non è il suo corpoLo si vede morire prima di sfiorare i sessantanni – itterico, i polmoni corrosi e gonfiati dai tumori dovuti al vizio esecrabileMentre l’orma umana viene stampata sul terreno gommoso e rossastro del pianeta Marte – Uomini anonimi in tute di tessuto sintetico osservano canyon da cui provenne la specie umana – prima di immergersi come anguille nelle pozze calde fangose di zolfo del nuovo pianeta – e la Regina Madre nasceva con il suo corpo ciclopico sfornando uova prive di copula – e con l’emergere del linguaggio e l’ispessirsi della dorsale anche la copula sopravvenne – e la Regina Madre insegnò la malattia del veicolo e la terapia che danneggia più che la patologia – una patologia elefantiaca, plantigrada, lentissima – e adesso erutta orticaria di immagini – pressando sempre più nelle bocche e negli organi escretori delle formiche giovani pallide la gelatina dei terroristi fantasma che adorano antiche deità Maya e Atzeche – e tessono canestri in vimini per i pani da accumulare lungo il viaggio – il grande viaggio – verso la sommità di Cuzco e le sue piramidi smangiate dall’erosione dei climi e del tempo – La malattia del tempo, l’accumulo di credenze sono fermate in un’ambra vivente che ha la forma di serpe – abnorme – si innalza nel cielo a forma di $ e inizia ad autodivorarsi – il suo sangue piove sulla felicità delle formiche umane che trascinano esauste un otre dopo l’altro – come Cuzco, Marte – Cuzco è l’erede di Marte – Il profeta Peter Kolosimo ha lasciato in eredità manuali sacri e istruzioni per tornare da dove siamo venuti – e parla in un italiano incerto, piagato dall’idioletto calabro e contaminato dall’accento tedesco – TU TI ACCRESCI DUNQUE RESPINGENDO TUTTO CIO’ CHE E’ ALTRO DAL TUTTO – Là scorgo un uomo tremendo e spaventevole – torto nell’aria – che si lamenta forzosamente trainando cavalli – colpito a gragnuola dalle immagini eiettate dalla Regina Madre – un uomo che si chiede da dove giunga questa Ombra e traina buoi e cavalli – e fuori della caverna intuisce ombre semoventi e domanda dove sia il sole – vermi da formaggio lo assalgono alla prima emissione del suo pensiero in forma di domanda – SE RESPINGI TUTTO CIO’ CHE E’ ALTRO DAL TUTTO, SOFFRENDO NELLA TUA VESTE DI CARNE, IL TUTTO TI SARA’ PRESENTENoi non siamo Individui ma Stati, Combinazioni di Individui – Noi agiamo regole sacre, stabilite ai tempi delle ventisette Chiese primordiali – E allibiti nel silenzio e nel vento che solleva mulinelli di polvere rossa, nelle tute bianche accecanti, gli umani muovono i passi su Marte in direzione del sole freddo, che ha un diametro dimidiato rispetto a quello che si osserva dalla Terra – Mentre si ripete la proiezione affollatissima in tutti i cinematografi del film Mi ami?, mi ami? – I suoi pozzi segreti e i dolci declivi solcati da colate di metallo fuso e fontane di pece e nitrato, i suoi palazzi antichi arabescati in rovina, e le città dalle mura rosse e l’opere possenti, e le sue plaghe ridotte a sabbia bruciante, l’Uomo in rovina, il Dio in rovina, le sue pianure svuotate e riempite di materia organica in fermentazione e le sue montagne di marmo rinomato ridotte a cave di allarme e di urgenza – Dio non affascina più – Questo Paese parla la lingua degli uccelli – Per pronunciare l’italiano tutto deve cantare, spostando l’accento in avanti sulla lingua, poco prima della sua estremità e si ascolterà un canto cristallino – cristallo infranto – per opera dei magnetofoni al servizio della matematica del Grande Divisore che è la Regina Madre – la Quale copula non essendo femmina eppure partorisce – e non essendo maschio eppure si procaccia l’inseminazione – Gruppi di cellule staminali cercano di mesmerizzare con sillogismi stringenti e suasivi una folla di malati terminali distesi su letti casalinghi e intubati – i malati terminali vorrebbero urlare e non possono – La Regina Madre istituisce la religione del Trauma & dello Stress – che ha i suoi ambigui comandamenti e sostituisce il culto di Padre e Madre – i suoi santi sono Benessere e Derivati Finanziari – e beni rifugio dove accasarsi – soli, la notte – chiedendo pietà e lavoro – Un topo si insinuò con lentezza tra la vegetazione strascicando il suo viscido ventre sulla riva verso il tetro canaleIl topo che è l’unità di misura della moneta – La serpe che si autofagocita facendo piovere sangue per la felicità di chi è solo, la notte, e chiede lavoro – Il fiume trasuda olio e catrame, le chiatte scivolano – L’agile flusso dell’onda – raggiungeva chi, la sera, solo, chiuso dentro la casa rifugio chiedeva lavoro – Da porte di case di fango screpolato – Se vi fosse lavoro – Ma non c’è lavoro – Non c’è nessun sogno, nessun pensiero, nemmeno desiderio, ma questa compulsione: se vi fosse lavoro – Ma non c’è lavoro – Se vi fosse acqua – e niente roccia – se vi fosse roccia e anche acqua e acqua – una sorgente – una pozza tra la roccia – Se soltanto vi fosse suono d’acqua – Ma non c’è acqua – solo, la sera, nella casa
prese il pane, e lo spezzò, lo spalmò di paté, erano le sette e mezzo di sera, esplodevano raudi e petardi per la finta gioia del capodanno che trapassava nel 2006, mangiò solo, su un pezzo di Scottex, solo, sul tavolo in fòrmica bianca, laccato di bianco, sotto la luce della grande lampada che aveva sostituito il lampadario che si era infranto sul tavolo, a pochi centimetri da lui mentre faceva le parole crociate da solo. Quindi si alzò dalla sedia e spense la luce malaticcia della cucina e accese quella vivace del bagno e si lavò le mani. Poi si diresse al telefono in plastica grigia, un modello anni Settanta a disco, e compose – fatto raro – il numero del cellulare del figlio e gli chiese come stava e il figlio gli chiese cosa avrebbe fatto per capodanno. Disse che non gliene fregava un cazzo, che stava andando a dormire. Poi si congedò e compose di seguito il numero telefonico della figlia e la salutò, dicendole che stava benissimo. Spense la luce invadente del bagno dopo essersi tolto la dentiera e averla posata nella terrina trasparente, colma di acqua in cui aveva disciolto la pastiglia disinfettante. Accese la luce della stanza da letto, solo, incrinando con i suoi passi leggeri il parquet consunto. Preparò il letto, aprendo a 45° gradi il lenzuolo e la coperta. Dopodiché scivolò, senza sbattere il mento sulla struttura di legno scuro che reggeva il materasso. Impiegò dodici secondi a morire, con acutissimo dolore allo sterno e al braccio, tentando di fare presa con la mano sinistra sulla struttura di legno, riuscendo a pena, per risollevarsi, ad afferrarla, prima di morire. La mano si contrasse, il pugno si serrò. Il calorifero distava qualche metro. Per tutto il giorno successivo, solo, squillò il suo telefono, il trillo pesante, non c’era risposta. La sera successiva il figlio e la figlia sfondarono la porta interna, videro la luce accesa sul fondo dell’anticamera, la luce ocra della camera da letto, urlando “Papà!” il figlio si diresse velocemente nella stanza, per primo, in avanguardia, entrato nella stanza non vide nulla, quindi notò un tallone appoggiato alla parete bianca, in basso, dietro il letto, e il cadavere fu così scoperto. Era in rigor mortis. Gli arti terminali erano gonfi, blumarroni. Il braccio sinistro sollevato nell’ultima presa irrigidito, il pugno stretto e livido. Occorse un addetto delle onoranze funebri, un infermiere che lavorava in nero, per ricomporre la salma orizzontale sul letto, il braccio comunque lievemente sollevato dalla superficie della coperta. Il figlio lo vide nel volto sereno e si volse verso l’angolo in alto, alla sinistra del cadavere, sorridendo. Discese beatitudine. Il passato si sciolse. Aveva detto, la domenica precedente, a ristorante: “Questo mondo, questa Italia, io non li riconosco più. Mi sento estraneo a tutto questo”. Il mattino successivo, quando il cadavere fu trasportato dagli addetti obitoriali nella cella frigorifera, il figlio contemplò la traccia concava lasciata dal corpo esanime nel letto, nella casa da svuotare
– fuori, solo, cranio, ultimo rifugio racchiuso nell’esterno come Bocca nel ghiaccio – l’occhio all’infimo allarme si dischiude, si dilata, si risigilla, non essendoci più niente – che farebbero le formiche umane senza questo mondo senza faccia né domande biascicando italiano – che farebbero senza questo silenzio, fossa di bisbigli – senza questo cielo meccanico in cartongesso roteante a errare e girare lontano da ogni vita – Sulla polvere delle sue zavorre – L’uomo ricoperto di formiche in piedi avanza vacillando la mano tesa aperta in avanti – L’uomo in fiamme avanza vacillando la mano tesa aperta in avanti – L’uomo che sta annegando a occhi spalancati e bocca spalancata che fa salire bolle d’aria nell’acqua scura si agita la mano tesa aperta in avanti – L’uomo risucchiato dalle sabbie mobili ardenti urla la mano tesa aperta in avanti – Nidi vivi abbandonati, osservate bene ascoltate bene – “La crisi di liquidità può mandare a picco un mega hedge fund, con ripercussioni stile onda anomala sui mercati” – urla il banditore vestito in marsina che emana un puzzo di naftalina – la sublimazione della naftalina è analoga al fenomeno umano – “Hedge, hedge, hedge. Chiaro no? Le ‘locuste’, i fondi iper-speculativi, fino a qualche giorno fa coccolati dagli ultraricchi e dai maghi della finanza – tutti i miei figli di me locusta madre” dice il banditore che è un’enorme locusta grigioverde dalle mascelle robuste che crocchiano in una risata sinistra – “Oggi secondo alcune stime i protagonisti hedge fund sono circa diecimila e gli asset si sono decuplicati, possono utilizzare senza limiti strumenti derivati e tecniche speculative per lo più off limits per i fondi tradizionali, gli hedge funds ricorrono alla leva finanziaria indebitandosi” – il serpente piumato che volteggia tra le nubi sulfuree, sbattendo sul fondo immane superiore della grotta perdendo sangue discende verso la Locusta e inizia a stringerla in una morsa con il suo corpo rettile gelido, la soffoca e la Locusta ride di un sinistro riso e soffocando dice – “Risultato: la leva può moltiplicare per una decina di volte il potenziale di azione degli hedge fund e i loro portafogli sono pieni dei cosiddetti titoli-salsiccia, che contengono un ‘tritato’ di strumenti finanziari talvolta irriconoscibili anche per i più abili banchieri!” – Sgrana gli occhi, dirottali sulle canne – CHI SEI, TU CHE LEGGI? – Non avvicinatevi alla Discoteca Che Uccide – il suo vasto parcheggio è teatro di traffici disumani – una drag queen alimenta con una black box l’elettricità che muove una ruota verticale – a cui è appeso un uomo vestito con lingerie di poco prezzo – i fili elettrici terminano in pinze metalliche che gli serrano i testicoli – i volt aumentano e la ruota gira e l’uomo vestito in lingerie a poco prezzo scatta dimenandosi ma è legato alla ruota – i fili elettrici si combinano in un intreccio solido come una fune di saggina – la ruota ruota vorticosamente – intorno applaudono adult babies che in un’altra vita svolgevano professioni ammirate in grattacieli in vetrocemento – firmati dall’architetto elvetico Botta – dentro la Discoteca Che Uccide entra un gruppo di adult babies – nudi, adiposi, con la cuffia da neonato e il ciuccio gigantesco infilato tra le labbra tumide di sessantenni – e il pannolone e una macrospilla a chiuderlo – dentro la Discoteca Che Uccide – “Il fascio laser colpisce random!” e incenerisce a caso gli ospiti che danzano e si danno a orge – Dov’è Cibele? – Dove il dolce Clitumnio? – Turno trapassato da una spada fondatrice – L’aratro millenario che significa tutti i dolori che danno senso a questa terra che “sao ke kelle terre per kelli fini ke kii contene” – il raggio laser carbonizza un omosessuale pelato e lucido di smalto e brillantini che sta baciando una lesbica attratta da maschi omosessuali – la lesbica rimane per un attimo sorpresa, la lingua che ruota nell’aria – poi scoppia a ridere vezzosa portandosi la mano alla bocca – che denti splendidi che hai – il dentifricio Colgate è risultato tossico perché prodotto in outsourcing – “La Cina rifiuta l’idea di una globalizzazione necessaria e adesso i suoi depositi sovrani possono destabilizzare o riequilibrare i mercati e le Borse occidentali sperano in una sostanziosa immissione di liquidità, è la prima volta che le Borse pagano la crisi di un Paese avanzato e non di un Paese in via di sviluppo!” – La Discoteca Che Uccide serve cocktail di sostanza ematica in cristalli a forma di crocifisso, ritenendo che la Trasgressione sia praticata in questo modo – Una miriade di Wiccan viene inseguita dal raggio laser che colpisce random – sono anch’esse figlie di copule geminali della Regina Madre – Lo stetoscopio proietta a ciclo continuo il film Mi ami?, mi ami? – che è sensibilmente mutato nella trama – automaticamente – a furia di proiettarlo a ciclo continuo il film ha subìto una mutazione – la riprova del salto quantico che attende qualunque apparizione appaia – Ora nella trama interviene una scimmia – trascina nel letto il promesso sposo e la sua amante e copula con loro – urla e stride agitandosi e saltando nel letto e serrando il collo alla giovane amante che è minorenne – con i piedi prensili come mani la soffoca – direttamente in camera dice la scimmia “Io sono la Scimmia della Storia” e strangola il promesso sposo – esce dal motel con circospezione e inforca la Vespa Piaggio come un divo di Hollywood in trasferta a Cinecittà – si aggira per Roma, indossa il casco – La Scimmia della Storia è uno splendido quarantenne asessuato – stalinista e minchione – si ferma a un autogrill ed entra scostando gli ospiti vestiti in magliette estive e in pantaloncini acquistati al mercato rionale, sudati – sale sul bancone del bar e balla una poesia cantata da Elisa – si appropria di una noce di prosciutto al pepe e la lancia contro gli scaffali – e il giorno dopo si presenta in smoking nella chiesa piccola in montagna poetica scelta dalla coppia per le nozze – applaudita dai genitori degli sposi – la sposa bacia la Scimmia della Storia sotto lo sguardo vigile dell’immenso chierico cianotico che sarà sgonfiato – Al termine della proiezione fuori dalla Discoteca Che Uccide vengono lanciati nello spazio interstellare finto che ruota contro il soffitto della grotta una miriade di microrazzi colmi di azoto liquido che mantiene congelati embrioni – Un messaggio di pace ed eternità per ospiti intergalattici – Cospirazionisti si aggirano nel parcheggio della Discoteca Che Uccide elaborando teorie di varianza e controstoria politica – Masturbandosi alla ricerca delle Drag Queen – “JFK era un clon
e manipolato da raggi telepatici di abitanti provenienti dalla cintura di Orione!” – Psicopatici liberati dalla legge Basaglia decidono di restare in case di contenzione a farsi spazzare nudi sul pavimento scivoloso da getti di acqua gelida perché si calmino i loro furori psicotici – Tavoli e tavoli nella scuola a cui sono seduti scolari adulti analfabeti di ritorno – che si sollevano come un solo uomo all’entrata del professor Cassano e si applicano caschetti elettrici e si distendono sui tavoli e subiscono elettrochoc – appena il professor Cassano ruota la manopola centralizzata – Funziona dunque facciamolo – Centinaia di bambini al talidomide con le braccia a moncherino baciano il professor Silvio GarattiniRiesplode una nube di diossina da una fabbrica al centro di un modello in scala 1:1 di Seveso – Tumori fioriscono splendidi ed efficaci sulla pelle di bambini che giocano a palla e nelle sabbionaie – Il professor Silvio Garattini dice “E’ splendido!” e immediatamente feti dalle vene che pulsano sui teneri crani privi di peluria compaiono alle sue spalle e gli stracciano il dolcevita bianco – Questa è l’Italia che va, va più avanti del mondo che va – “L’incubo dei molti mondi è un espediente congetturale per fare quadrare i conti” – La Regina Madre emette istruzioni e comandi in forma di finti desideri – FUGGIRE DA SOLI VERSO IL SOLO – QUALORA SI CONSIDERINO GLI IMPEGNI POLITICI INDEGNI DI SE’, SI PREFERISCE RESTARE SEMPRE LA’ IN ALTO E POTREBBE ALLORA ESSERE PROPRIO QUESTA LA CONDIZIONE DI “CHI HA MOLTO VISTO” – Le formiche umane operose estenuate moltiplicano questo momento fino alla cessazione delle proprie attività vitali – prive assolutamente di ciò che accadeva confessando umiliati e confusi il proprio crimine e delitto – che non è mai stato – Crocefisso Giacomo Leopardi in disparte ormai perde dai fori di entrata dei chiodi soltanto bile e muco rettale, è esaurito il sangue e dice, con identica l’impronta vocale del poeta Paul Celan: “Io so di una donna desiderosa di concepire che bastonava fieramente una cavalla pregna, dicendo, tu gravida e io no. L’invidia e l’odio altrui per le felicità che hanno, cade ordinariamente sopra quei beni che noi desideriamo di avere e non abbiamo, o de’ quali vorremmo esser gli unici o i principali possessori ed esempi. Sopra gli altri beni non è cosa ordinaria l’invidia, ancorchè sieno beni grandissimi. Del resto quantunque l’invidia riguardi per lo più i nostri simili, coi quali solamente sogliamo entrare in competenza, nondimeno si vede che il furore di questa passione può condurre all’invidia e all’odio anche delle altre cose. Diciamo male che il tal desiderio è stato soddisfatto. Non si soddisfanno i desideri, conseguito che abbiamo l’oggetto, ma si spengono, cioè si perdono ed abbandonano per la certezza acquistata di non poterli mai soddisfare. E tutto quello che si guadagna conseguito l’oggetto desiderato, è di conoscerlo intieramente” – e queste parole feriscono la Regina Madre che ne chiede l’abolizione – Le parole sono abolite – soltanto le immagini vigano – le più istantanee possibili – in correlazione ad altre immagini istantaneissime – e di carattere eterogeneo e prive di legame significativo con l’immagine precedente e successiva – In un privé, solo, si dissangua lentamente Cesare Pavese dicendo al tavolino in vetro fumé “L’angoscia vera è fatta di noia” – La Regina Madre invia immediatamente militi termiti ad affrettare il dissanguamento, poiché sono abolite le parole – Dal ventre della polpa fantasma dei terroristi fantasmi che cantano Bella ciao fuoriescono nuovi giovani confusi, intontiti, capitati qui da altrove – attaccano la Zona Rossa – il Presidente Bush calca il suolo italiano tra le fioriere sistemate di persona dal premier – Un cameriere in livrea attraversa i corpi del presidente Bush e del premier italiano e urla ridendo “Sono ologrammi!” e viene immediatamente schienato e divorato da un milite termite – Gli italiani applaudono microschermi che trasmettono la nuova versione del film Mi ami?, mi ami? – Attaccano la Zona Rossa – Con tutta la loro forza gli Animali della Terra sono pronti a uscire al Grande Raccolto e alla vendemmia delle Nazioni – e si accorgono che l’Italia è assente dalle mappe e dagli atlanti – dai mappamondi che si accendono con una lampadina al loro interno – La Nuvola inclina la sua rabbia su Roma, su Milano, su Napoli, su Firenze, sopra Venezia l’Effimera – Le statue si voltano per non vedere – l’uomo che traina buoi e cavalli, torturato da calabroni elettrici inviati dalla Regina Madre esclama “Ecco da dove proviene quell’Ombra spaventevole” – la Regina Madre abbandonata – La grotta svuotata – Svanito il cielo finto di cartongesso – Rimane soltanto la sagoma umana d’oro seduta nella nicchia d’oro, silenziosa – ritirata nel silenzio, gli occhi aperti in un’espressione neutra, le dolci labbra d’oro inarcate in un lieve sorriso accennato appena – La Regina Madre esplode verminando ed evaporando i suoi sessanta milioni di verminagioni – Resta soltanto l’uomo d’oro seduto compostamente nella nicchia d’oro
e abbandona il corpo
avendo dedicato un unico pensiero a questo frattempo consumato in una bolla sospesa nel tempo – “Io ho reimpiantato in Italia le radici dello Zero, che è il Sé”
Le radici fioriranno molto tempo avanti in fiori d’oro di nuova umanità sottile e delicata, che respira secondo misura e misura i propri passi con attenzione estrema, uomini e donne riconciliati con l’aria e l’acqua e la terra e il fuoco che li sostiene, privi di paura della morte corporea, abbandonano fuoriuscendo dal dolore in cui sono stati il proprio corpo grossolano, meditando silenziosamente, fuoriusciti continuano la meditazione, tutto sarà sussunto in una presenza continua e irriducibile, poiché niente è niente, è che è, ora il pianeta fa sentire la propria voce,
il tempo muta, salta,
Paese colato
colato via
scolo della storia
nello stridio della Scimmia della Storia
Paese annullato
o patria mia, vedo le mura e gli archi e le colonne e i simulacri e l’erme torri degli avi nostri – ma la gloria non vedo – non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi i nostri padri antichi. Nuda la fronte e nudo il petto mostri – ferite – lividor – terra negletta e sconsolata – nascondendo la faccia tra le ginocchia, e piange.
“Noi non c’entriamo. Abbiamo vissuto quanto ci hanno insegnato a vivere”.
Ma vi attendeva lo scuro Tartaro, e l’onda morta”.

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