Tre narrazioni italiane eccezionali

Esiste un certo orgoglio nel collaborare con il Saggiatore. E’ l’orgoglio che coglie chi ha partecipato a un circo bellissimo e scoppiettante, che fu l’editoria. Oggi non esiste più l’editoria. Esiste, certamente, ma è come se si fosse passati da una mappa continentale a quella di un arcipelago. Sicuramente il Saggiatore è un’isola di questo arcipelago. E’ un luogo di confronto e di eccellenza del lavoro editoriale. Capita così che siano pubblicati, nell’arco di un mese, tre narrazioni italiane secondo me pazzesche. Ritengo che in nessuna casa editrice sarebbe accaduto. Sembra antieconomico e anticomunicativo e trascurabile, in quanto il Saggiatore non è una casa editrice di grandi dimensioni o con una fetta di mercato ampio. Invece è significativo. Proprio nel momento in cui si denuncia crisi economica, abbandono dei lettori, opponendo strategie da editor che sono surreali indegne irrazionali e cretine, ecco in libreria tre testi italiani che, almeno a me, tolgono il fiato e mi bombardano di domande, mi sfidano a oltrepassare le poetiche che sottendono, mi spiazzano e mi mostrano quanto ampio e vivente sia l’agone letterario, cioè il campo di battaglia universalistico a cui la letteratura autentica espone e l’autore e il lettore. Davvero, non sto facendo pubblicità, altrimenti direi: scusate, faccio un po’ di pubblicità. No, sto cercando di condividere lo stupore di un dramma privato esposto in pubblico, cioè lo stupore che scarnifica quando si legge un testo che è romanzo e poema allo stesso tempo. Di questi tre romanzi che stanno uscendo in libreria io non so quanti giornalisti o critici scriveranno. Ciò che è fondamentale, però, è che il Saggiatore tiene in catalogo tutti i titoli che edita, e quindi anche queste narrazioni che, ad altezza 2014, io giudico abbastanza cruciali. Siccome al Saggiatore faccio anche l’editor della narrativa italiana, si potrebbe pensare che sono titoli scelti da me e che per forza venga a dire che sono narrazioni centralissime. Ecco, non è così. Dei tre titoli, uno è arrivato in redazione attraverso Serena Casini; uno attraverso Luca Formenton direttamente ed è stato intensivamente lavorato da Andrea Morstabilini, mentre io e Andrea Gentile stupivamo nel sovrintendere silenziosamente alla tenuta della lingua, dell’esplosione di personaggi tempi e immagini; il terzo è stato scritto da un traduttore e poeta di valore assoluto, che stimo da circa vent’anni. Nei prossimi post vorrei soffermarmi un minimo a discettare su ognuno di questi libri, che qui soltanto annuncio e sui quali richiamo la vostra più affettuosa attenzione: sono tutti e tre la smentita alla finta narrativa cialtrona con cui certi editor ritengono di rispondere alla crisi, producendo cialtronerie in quantità industriale; e sono la dimostrazione che vividdio non è morto il romanzo, non è morta la poesia, non è morto il pensiero e non è morto l’incanto – è morta invece quella forma calcarea e un poco disumana che si fa il selfie con l’autopublishing e l’orrore televisivo che ha introiettato in sé. La guerra del Genio contro la Bêtise continua e a perdere è sempre quest’ultima. Ecco, dunque, le opere e gli autori che vorrei celebrare: Arrigo Arrigoni è autore di “Persona informata sui fatti” (http://bit.ly/1jHgjdl), romanzo-mondo sconcertante, una delle narrazioni italiane più sconvolgenti che abbia mai incontrato; Davide Orecchio è autore di “Stati di grazia” (http://bit.ly/1eOjrUM), iper-romanzo in forma labirintica, capace di un’oltranza linguistica impressionante (si veda qui); Massimo Bocchiola è autore de “Il treno dell’assedio” (http://bit.ly/1l3qj2i), praticamente un poema epico e lirico in prosa. Nei prossimi post, qualche parola su ognuno dei testi e degli autori, anche se il galateo editoriale imporrebbe una certa discrezione da parte mia. Però quell’editoria e quel galateo non ci sono più, il mondo cambia, soltanto l’arte muta restando identica.

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Gloria a Massimo Bocchiola, poeta e traduttore (anche) di Pynchon

mortalissima_parte_bocchiolaMentre proseguo nella lettura di Contro il giorno di Thomas Pynchon, stupendomi parecchio per i giudizi stroncanti o sminuitivi che ne hanno dato amici miei e gran parte della critica letteraria americana (si tratta di un testo capitale, a mio parere), mi è necessario formulare un ringraziamento e un elogio: a Massimo Bocchiola, traduttore del libro. Si tratta di fatto di colui che, insieme a Vincenzo Mantovani, mi pare il migliore traduttore dall’americano – ma non basta. La precisione e la ricchezza inventiva che Bocchiola impegna nella resa di soluzioni che italianizzano Pynchon senza violarne la lingua – beh, mi pare un miracolo. Non mi pare tale, invece, conoscendo Bocchiola stesso (non lo vedo da anni, ma è uno degli incontri che, a posteriori, mi rendo conto che hanno segnato la mia formazione), il quale è uno dei migliori poeti italiani contemporanei. Peraltro, a mio parere, inclinante assai a certo espressionismo pynchoniano, pur essendo qui dato l’espressionismo in significazione assai particolare.
Pubblico di seguito una recensione di Roberto Deidier (con cui concordo sillaba per sillaba) all’ultimo libro di poesia firmato da Massimo Bocchiola, Mortalissima parte (edito da Guanda), e, in calce, una poesia del libro stesso.
E’ un inefficace modo di ringraziare Massimo per quanto mi sta dando, traducendo ad altissimi livelli il meglio dell’angloamericana contemporanea.
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