Il romanzo Hitler a RadioUno

hitlercovermedia.jpgIeri sono stato ospitato sulle frequenze di RadioUno, nel corso della puntata di uno dei più bei programmi radiofonici emessi dal servizio pubblico, Nudo e crudo, trasmissione quotidiana condotta da Giulia Fossà e preparata da un eccezionale staff di autori. Il tema del giorno era la memoria, nelle sue più estese declinazioni. Si è parlato del romanzo Hitler, sono stati letti brani dal libro, si è ascoltato un intervento dal corrispondente Rai a Berlino Marco Varvello, si è tornati a parlare del libro. In coda, si è affrontata anche l’antologia minimum fax Tu sei lei, di cui sono il curatore, con un duetto tra me e una delle autrici, Veronica Raimo. Moltissimi gli sms giunti in redazione durante la trasmissione.
radio1.jpgNon so come ringraziare Giulia Fossà e il suo staff, tutti gentilissimi e profondamente impegnati e informati: a mio modo di vedere, questo è il servizio pubblico al suo meglio e in questo modo si fa cultura in radio.
Qui sotto, due link per ascoltare la puntata: il primo per downloadare l’mp3, il secondo per ascoltarla in streaming.
La puntata di Nudo e crudo in mp3
La puntata di Nudo e crudo in streaming

CoolClub recensisce il romanzo Hitler

hitlercovermedia.jpgCoolClub è non soltanto un portale di musica, spettacolo, letteratura ed eventi culturali – è anche un coraggioso free-press distribuito in Puglia, con vasta diffusione e uno staff di collaboratori di eccellenza (tra le firme annoverate in questa straordinaria iniziativa, giornalisti da Radio Capital, L’Unità, Il Manifesto, Radio Popolare, La Gazzetta del Mezzogiorno, QuiSalento, Repubblica Radio, Left). Stefania Ricchiuto ha dedicato al romanzo Hitler una recensione su cui vorrei appuntare l’attenzione: le conclusioni etiche che trae dalla “cosa” per cui il romanzo è stato scritto sono esattamente l’esito ricercato – è cioè il politico che irradia da un problema. L’esito letterario del libro è secondario, mentre è fondamentale il discorso sul revisionismo e sulla rappresentazione del Male come annichilimento che Stefania Ricchiuto mette in incipit del suo pezzo.
Ringrazio la direzione, lo staff e l’autrice della recensione di
CoolClub. Annunciando che, a fronte della vergognosa assenza di attenzione allo sviluppo culturale del Sud, ho deciso che Hitler verrà presentato anzitutto in Puglia, in segno di militanza culturale e, dunque, politica.

Genna: Hitler

di STEFANIA RICCHIUTO
Difficile scrivere di inumanità. Soprattutto quando la si spaccia per disumanità, quindi per una forma distorta di umanità. Soprattutto quando la traduzione di essa rischia di costruire e alimentare un fraintendimento subdolo e pericoloso: che tutto filtri attraverso il tentativo di ridimensionare l’orrore di quanto è stato. Soprattutto quando il risultato temibile è già avvenuto, attraverso la pratica imprudente di certo revisionismo. Esempio. Le diverse interpretazioni del nazismo, e delle persecuzioni messe in atto da questo potere, hanno voluto attingere suggestioni affascinanti dalla materia esoterica in special modo, come dalle trattazioni infinite sui meccanismi di formazione della massa sociale, nonché dalle indagini di certi storici, attenti più a registrare il perché – invece di abbracciare il come – di un progetto malato. L’effetto ha visto ridefinire gli stereotipi negativi legati al regime hitleriano, e allargare la via a un immaginario nazista, abbondante e ridondante di miti. Questi hanno sottolineato l’identità collettiva e la sua responsabilità, minimizzando, quasi oscurando, il totem-feticcio principale della scena immane, e paradossalmente nutrendo, in maniera rischiosa e azzardata, il “fascino del persecutore”. Per conseguenza, oggi gestiamo un’indignazione fintamente feroce, che in realtà ha pacificato le coscienze di tutti; muoviamo l’edificazione di una cultura, che in quanto tale è ora legittimata a esistere e a sopravvivere; suggelliamo la condanna della Storia a serbarsi costantemente fallace, allevando i corsi e ricorsi di se stessa nel terreno fertile della finzione pseudo-documentata. Ciò che ha abitato molta sociologia e altrettanta storiografia, ha animato anche certa letteratura, facendo il gioco di un orrore in forma di uomo, e della sua rappresentabilità equivoca quanto ormai giustificata. Per tutto quanto, difficile – iniziavo – scrivere di inumanità. Non per Genna, però, che scaglia la sua ultima opera contro la resistenza scandalosa di una figura mitizzata con indecenza. In un contesto temporale giusto, l’autore milanese, non ancora quarantenne, ci rende dieci anni di attraversamento metafisico di Hitler, e pubblica un resoconto totale e puntuale sull’impersonalità dell’atroce sterminatore.

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Sul romanzo Hitler: dopo il “Corriere”, “Vanity Fair”

vanityfair23gennaio.jpgDopo l’intervista/anticipazione sul Corriere della Sera, a firma Ranieri Polese [qui leggibile], sul nuovo numero di Vanity Fair, da oggi in edicola, due pagine dedicate al romanzo Hitler.
L’autrice è Enrica Brocardo, che ha scavato e nel libro e nel “personaggio Giuseppe Genna” (qui valgono le considerazioni sulla confusione tra vero, finto e verisimile, più volte reiterate sulle pagine di questo sito). Ringrazio
Vanity Fair ed Enrica Brocardo per l’attenzione dedicata al sottoscritto e al libro.
Riproduco parte dell’intervista qui di séguito. Per leggerne la versione integrale in formato pdf, è sufficiente cliccare qui o sull’immagine qui sotto, sulla destra. gg.

Che cosa c’entra Hitler con la legge 194?

Seicento pagine dedicate al Führer, in un romanzo dove “non c’è una riga di finzione”. E’ l’ultimo libro di Giuseppe Genna,che raccontando il male del passato ha visto quello del futuro
di ENRICA BROCARDO
romanzohitler_vanityfair.jpgGiuseppe Genna ha scritto un libro, esce il 15 gennaio e si intitola Hitler. E’ un romanzo, ma dentro non c’è niente di inventato. Tanto che sul suo sito Internet (http://www.giugenna.com) lo descrive come “ROMANZO“. Scritto proprio così, con una riga tirata sopra. Per chiarire che non si tratta di finzione.
Domanda magari banale ma, in questo caso, inevitabile: perché un libro sulla storia di Hitler, dal parto fino alla caduta?
“Per demolirne il mito. La gente pensa che lo sterminio nei lager sia un evento unico nella storia, in quanto effetto catastrofico dell’azione di un demone altrettanto unico, ovvero Hitler. Questo significa che rendendo omaggio a quei sei milioni di morti si alimenta, inconsapevolmente, la mitologia di Hitler. E mitologizzarlo in quanto archetipo del male vuol dire concedergli una vittoria postuma. Sputare sulla tomba di Primo Levi”.
Siamo in un bar, a Milano, dove lo scrittore è nato 38 anni fa, e dove continua a vivere. Genna parla tanto, veloce e, a volte, strano. Alla domanda se la sua famiglia abbia origini ebree, spiega in modo molto chiaro che il suo cognome “viene dall’Antico Testamento, dove Geenna vuol dire ‘valle dell’Inferno’. Mio padre (morto due anni fa, ndr) era originario della Sicilia, della zona di Marsala, dove, in passato, c’era una comunità ebraica. Quindi, sì, è possibile, ma parliamo di radici molto lontane”.
Ma che differenza c’è tra Hitler e gli altri “cattivi” della storia? Purtroppo, dimensioni della strage a parte, non è stato l’unico sterminatore.
“Non è questione di quantità, ma di qualità. La differenza è che lui fa il male sapendo di farlo. Non ritiene che sia una necessità per il raggiungimento di uno scopo ‘buono'”…
CONTINUA: La versione integrale dell’intervista in formato pdf