Sul romanzo Hitler: dopo il “Corriere”, “Vanity Fair”

vanityfair23gennaio.jpgDopo l’intervista/anticipazione sul Corriere della Sera, a firma Ranieri Polese [qui leggibile], sul nuovo numero di Vanity Fair, da oggi in edicola, due pagine dedicate al romanzo Hitler.
L’autrice è Enrica Brocardo, che ha scavato e nel libro e nel “personaggio Giuseppe Genna” (qui valgono le considerazioni sulla confusione tra vero, finto e verisimile, più volte reiterate sulle pagine di questo sito). Ringrazio
Vanity Fair ed Enrica Brocardo per l’attenzione dedicata al sottoscritto e al libro.
Riproduco parte dell’intervista qui di séguito. Per leggerne la versione integrale in formato pdf, è sufficiente cliccare qui o sull’immagine qui sotto, sulla destra. gg.

Che cosa c’entra Hitler con la legge 194?

Seicento pagine dedicate al Führer, in un romanzo dove “non c’è una riga di finzione”. E’ l’ultimo libro di Giuseppe Genna,che raccontando il male del passato ha visto quello del futuro
di ENRICA BROCARDO
romanzohitler_vanityfair.jpgGiuseppe Genna ha scritto un libro, esce il 15 gennaio e si intitola Hitler. E’ un romanzo, ma dentro non c’è niente di inventato. Tanto che sul suo sito Internet (http://www.giugenna.com) lo descrive come “ROMANZO“. Scritto proprio così, con una riga tirata sopra. Per chiarire che non si tratta di finzione.
Domanda magari banale ma, in questo caso, inevitabile: perché un libro sulla storia di Hitler, dal parto fino alla caduta?
“Per demolirne il mito. La gente pensa che lo sterminio nei lager sia un evento unico nella storia, in quanto effetto catastrofico dell’azione di un demone altrettanto unico, ovvero Hitler. Questo significa che rendendo omaggio a quei sei milioni di morti si alimenta, inconsapevolmente, la mitologia di Hitler. E mitologizzarlo in quanto archetipo del male vuol dire concedergli una vittoria postuma. Sputare sulla tomba di Primo Levi”.
Siamo in un bar, a Milano, dove lo scrittore è nato 38 anni fa, e dove continua a vivere. Genna parla tanto, veloce e, a volte, strano. Alla domanda se la sua famiglia abbia origini ebree, spiega in modo molto chiaro che il suo cognome “viene dall’Antico Testamento, dove Geenna vuol dire ‘valle dell’Inferno’. Mio padre (morto due anni fa, ndr) era originario della Sicilia, della zona di Marsala, dove, in passato, c’era una comunità ebraica. Quindi, sì, è possibile, ma parliamo di radici molto lontane”.
Ma che differenza c’è tra Hitler e gli altri “cattivi” della storia? Purtroppo, dimensioni della strage a parte, non è stato l’unico sterminatore.
“Non è questione di quantità, ma di qualità. La differenza è che lui fa il male sapendo di farlo. Non ritiene che sia una necessità per il raggiungimento di uno scopo ‘buono'”…
CONTINUA: La versione integrale dell’intervista in formato pdf